L’accoglienza dei migranti non è solo un fatto morale di aiuto al più bisognoso, ma assume sempre più caratteristiche economiche preponderanti di cui noi italiani abbiamo un bisogno disperato…

Poniamo che in un determinato Paese (ipotetico ma non troppo), ci siano 100 abitanti e che ognuno abbia una casa di proprietà. Cento persone e altrettante case; una a testa.

Nel corso degli anni la popolazione diminuisce arrivando a 50 individui con due case a testa in media. La domanda è la seguente: quelle 50 persone saranno più ricche o più povere?

Ora smettete di leggere, continuerete dopo, e tra voi rispondete a questa, apparentemente, semplice domanda.
Non barate, prima di leggere, rispondete.
Fatto? Bene, andiamo avanti.

Ogni donna in Italia partorisce in media 1,3 figli quindi c’è un drastico calo delle nuove generazioni perché per mantenere costante il numero dei cittadini ogni donna dovrebbe avere almeno 2,1 figli. Per fare un esempio semplice, se ogni donna avesse in media un figlio soltanto, ogni generazione vedrebbe dimezzare la popolazione. Con 4 nonni si hanno 2 genitori e poi 1 solo nipote: in 50 anni la popolazione sarebbe solo di un quarto, il 25% di quella iniziale.

Dunque l’esempio è molto realistico e non riguarda solo l’Italia, ma tutta L’Europa, gli Usa e la Cina; quest’ultima per la politica del figlio unico. Se da una casa si passa a due per individuo (o nucleo familiare), il patrimonio posseduto è indubbiamente cresciuto, ma anche le spese sono cresciute: tasse, utenze, manutenzioni ecc. gravano su di un medesimo reddito da lavoro che però è rimasto uguale. Non solo: se ci sono 50 famiglie e 100 case è logico pensare che 50 appartamenti saranno vuoti perché non potranno essere utilizzati da nessuno. Il mercato immobiliare subirà un crollo del 50%.

In poche parole il valore di due case sarà uguale a quello di una sola casa prima della diminuzione di popolazione, e il patrimonio di ciascuno rimarrà inalterato ma con l’aggiunta delle spese per mantenere in piedi un immobile vuoto.

I funzionari di banca andranno nel panico perché non potranno più erogare mutui con la garanzia ipotecaria sulle abitazioni per due motivi: lo scarso valore degli immobili e nel caso di una sofferenza e il conseguente incameramento del bene, non sapranno più a chi rivenderlo per riavere indietro i propri soldi. La conseguenza di tutto ciò sarà un progressivo blocco dell’erogazione del credito alle famiglie di cui il mutuo per la casa era una fetta consistente e trainante per tutta l’economia.

Saremo tutti più poveri, molto più poveri.

Questo fenomeno è già in atto; è da circa dieci anni che ci sono più abitazioni offerte di quelle richieste appunto per la diminuzione della popolazione, o meglio, per la diminuzione di una popolazione che sia in grado di comprare una casa.
La sola città di Firenze in 40 anni ha perso 100.000 abitanti con una diminuzione del 25% e il conseguente svuotamento di circa 30.000 abitazioni. Milano ha perso quasi 500.000 abitanti, Torino 300.000, Napoli 250.000 e così via.

Il fenomeno descritto all’inizio non è ancora esploso in tutta la sua durezza per il solo fatto che molte abitazioni sono state riciclate per l’accoglienza dei turisti e per un forte aumento della mobilità all’interno del Paese, per cui gli immobili lasciati vuoti dagli inquilini sono stati occupati e messi a reddito. Già adesso a Milano c’è una offerta di posti letto nelle abitazioni private esattamente uguale a quella degli alberghi. Ma è ovvio che questa opportunità non potrà durare in eterno perché non possiamo contare su di un aumento infinito di turisti.

L’accoglienza dei migranti non è solo un fatto morale di aiuto al più bisognoso, ma assume sempre più caratteristiche economiche preponderanti di cui noi, italiani indigeni, abbiamo un bisogno disperato. Ma attenzione, fino adesso abbiamo sempre pensato che gli immigrati potessero occupare gli scalini bassi del lavoro per sostituire quelle mansioni che i nostri giovani non vogliono più fare. Invece occorre pensare ad un immigrato, casomai di seconda generazione che sia in grado di tenere alto il livello dei consumi di qualità e dei beni durevoli, come la casa o la macchina, altrimenti finiremo tutti sul lastrico e non certo per colpa loro, ma per la semplice ragione che non facciamo più figli.

Alcuni decenni or sono io e mia moglie andammo in gita in Austria (guarda caso), molte persone anziane ci fermavano facendo i complimenti ai nostri due figli piccoli nel passeggino guardandoli con nostalgia. L’attuale generazione di austriaci, visti i risultati elettorali, non credo abbia ancora capito che cosa sia meglio per gli stessi austriaci.

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