Dalle urne esce un dato chiarissimo: il Partito Democratico è ai livelli della DC di De Gasperi, tutti gli altri hanno la metà dei consensi. Storicamente l’Italia è sempre stata il laboratorio politico di tutta l’Europa e anche oggi si è dimostrata tale. Il sentimento di protesta, mentre dilaga nel resto di Europa, da noi ha lasciato il posto ad una ragionevolezza insospettata fino a pochi giorni fa.

Le urne si sono appena chiuse e già partono le lettere di licenziamento dei sondaggisti che per la seconda volta hanno padellato platealmente le previsioni. Sui media è un “J’accuse” univoco nei loro confronti, rei di non riuscire a interpretare la realtà politica del Paese, così finiscono per diventare il capro espiatorio di un sistema informativo che se ne sta richiuso nelle redazioni e descrive la realtà virtuale che vede dai comunicati Ansa o dai computer; nessun giornalista va più in giro a guardare ciò che realmente succede. Dunque la prima autocritica dovrebbe venire proprio dai media, incapaci di descrivere la realtà di un Paese che è sicuramente in crisi, ma che ha abbandonato la protesta e ha la speranza di un cambiamento.
I dati sono chiarissimi: il Partito Democratico è ai livelli della DC di De Gasperi, tutti gli altri hanno la metà dei consensi, le virgole servono a poco.
Storicamente l’Italia è sempre stata il laboratorio politico di tutta l’Europa e anche oggi si è dimostrata tale. Il sentimento di protesta, mentre dilaga nel resto di Europa, da noi ha lasciato il posto ad una ragionevolezza insospettata fino a pochi giorni fa. Gli elettori hanno premiato chi ha dato loro una concreta via di uscita dalla crisi. La destra non ha saputo indicare una strada coerente, Grillo si è abbandonato alla protesta sterile e senza prospettive reali, Renzi parlando alla pancia degli Italiani, ha indicato una serie di riforme concrete che ormai tutti giudicano indispensabili e i risultati non si sono fatti attendere.

Le elezioni europee in fondo sono dei sondaggi in grande stile e gli elettori, per la prima volta si sono sentiti liberi di votare per chi volevano, tanto, hanno pensato, non succederà nulla. Vero, ma è vero anche che uno spostamento di elettorato di queste proporzioni non si vedeva da oltre mezzo secolo e i cittadini cominciano ad apprezzare la tranquillità di cambiare schieramento senza che succeda nulla di irreparabile.
Mia nonna, quando vedeva Togliatti alla televisione si faceva il segno della croce; oggi si può cambiare partito senza che i fondamentali della società siano stravolti: ci abbiamo messo settanta anni, ma finalmente abbiamo una democrazia matura.

Il centro destra è a pezzi e la somma dei frammenti non fa di per sé una proposta politica senza la quale le elezioni non si vincono. Per il M5S la sconfitta è cocente: ha impostato il partito (perché di partito si tratta) sul modello di “un uomo solo al comando” ma questo presuppone che il “conducator” sia vincente, altrimenti si sfascia tutto. Ora Grillo non può tornare indietro dalle sue invettive contro tutto e tutti nelle piazze e non esiste un gruppo dirigente di ricambio: è il “de profundis” per il M5S.

Le elezioni politiche si allontanano perché tutti hanno bisogno di tempo: Renzi per portare a casa qualche risultato concreto dopo le promesse, la destra per tentare di trovare una proposta politica unitaria che a questo punto non può essere il clone del vecchio leader e i grillini che se ne staranno buoni a leccarsi le ferite senza escludere faide interne.
La ripresa economica è alle porte e questo aiuterà Renzi più di qualunque altra cosa.

Un dato apparentemente marginale ma che penso abbia un grande valore in prospettiva. Papa Francesco nella sua visita in Terrasanta ha invitato pubblicamente “a casa sua” israeliani e palestinesi per trovare un accordo di pace dato che anche gli Usa hanno fallito, e i due hanno accettato. Ma il dato più importante è che negli incontri pubblici ha usato la lingua italiana e non l’inglese che peraltro conosce bene ed è la lingua usata correntemente dai due gruppi dirigenti locali. Allora perché l’italiano? Oltre Tevere i dettagli contano. Se negli incontri Vaticani si arriverà alla pace, l’Italia sarà chiamata ad un ruolo determinate per l’applicazione degli accordi, la ribalta internazionale sarà tutta italiana e questo contribuirà ad aumentare il consenso internazionale, che per ora manca a Renzi.

Queste elezioni europee non sono state un sondaggio, sono la fotografia di quello che succederà nel prossimo decennio nel nostro Paese.

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