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Secondo l’Istat aumentano i cittadini italiani che spendono il loro tempo per gli altri. Il lavoro gratuito quindi oltre a fornire un contributo importante alla costruzione del ben-essere sociale ha una ricaduta positiva in termini di ottimismo e di fiducia negli altri e nelle istituzioni

Sono in crescita i cittadini italiani che spendono il loro tempo per gli altri, come risulta da un’indagine svolta dall’ISTAT sui dati del Censimento no profit. Il lavoro gratuito non solo fornisce un contributo alla costruzione della società del benessere, ma presenta una ricaduta positiva in termini di ottimismo e di fiducia negli altri e nelle istituzioni. A dirlo è stata Tania Cappadozzi nel corso di un convegno sul tema “Il valore economico e sociale del lavoro volontario”.
La ricercatrice ha illustrato i risultati della ricerca e ha operato una distinzione tra volontari organizzati, che operano nell’ambito di organizzazioni no profit e volontari non organizzati, che prestano la loro opera individualmente.

Tra i volontari organizzati ha individuato i seguenti profili:
laici dello sport (9,8%): in questa categoria si trovano maschi, occupati, del nord-est. Sono allenatori, non frequentano la Chiesa, le motivazioni e le ricadute sono legate alle relazioni con gli altri. Operano solo nel volontariato organizzato;
volontari di ispirazione religiosa (32,1%): la categoria è formata da femmine, casalinghe, del sud e delle isole, prevalentemente catechiste e insegnanti. Le motivazioni e le ricadute sono legate al loro credo e al bene della comunità. Svolgono anche volontariato non organizzato;
professionisti di assistenza alla persona (26,8%): si tratta di femmine, giovani studenti, personale qualificato specializzato nell’assistenza alla persona. Operano in un’unica organizzazione, nel campo della sanità, dell’assistenza sociale e della protezione civile;
stacanovisti della rappresentanza (9,1%): sono maschi, occupati, del nord-est. Sono dirigenti di associazioni e operano in più organizzazioni. Il loro impegno è consistente;
eccellenze del volontariato (13,5%): sono laureati, svolgono attività di alta specializzazione. Operano in più organizzazioni. Le motivazioni sono orientate al bene comune e alle relazioni con gli altri;
volontari occasionali (8,6%): si tratta di maschi, occupati, del centro. Sono donatori di sangue che si attivano attraverso le organizzazioni. Il loro impegno è ridotto. Sono poco istruiti e poco impegnati politicamente. Le loro motivazioni sono orientate al bene comune.

Tra i volontari non organizzati l’analisi ha distinto i seguenti gruppi:
rete di aiuto informale tra persone conosciute (55,1%): comprende femmine, casalinghe, con bassa istruzione. Si occupano di assistenza alla persona. Mostrano uno scarso interesse per la politica;
professionisti degli aiuti diretti (15,7%): in questo caso il lavoro sconfina nel volontariato. Qui troviamo laureati (medici, professori e insegnanti), occupati nel settore PA, istruzione e sanità. Hanno interesse per la politica. Il loro impegno è intenso;
occasionali non organizzati (10,6%): sono maschi, occupati, di basso livello culturale. Il loro impegno è ridotto. Operano nel settore del commercio e dei servizi. Sono donatori di sangue e non si attivano attraverso organizzazioni;
aiuti diretti per la collettività e l’ambiente (18,6%): in quest’ambito operano maschi, occupati in attività non qualificate per l’aiuto alla collettività, agli animali e all’ambiente. Il loro impegno è saltuario.

Per completare il profilo dei volontari, dai risultati dell’indagine emerge che la percentuale di chi presta attività volontaria cresce col titolo di studio (22,1% laurea; 6,1% licenza elementare) ed è massima tra i componenti delle famiglie agiate (23,4%) e minima tra quelli di famiglie con risorse insufficienti (9,7%). Il lavoro volontario è più diffuso al nord del paese (16% nel nord-est, 8,6% nel sud) e gli uomini sono più attivi delle donne (13,3% contro 11,9%).
I volontari appartengono prevalentemente alla classe d’età compresa tra i 55 e i 64 anni (15,9%) e il contributo dei giovani è inferiore alla media nazionale.
Riguardo alla condizione occupazionale, i più attivi sono gli occupati (14,8%) e gli studenti (12,9%).

E’ stata inoltre messa in evidenza una significativa la relazione positiva tra volontariato e titolo di studio. Risulta infatti evidente che l’istruzione svolge una funzione importante per la formazione della cittadinanza attiva, democratica e partecipativa.

Infine, per quanto riguarda la scuola, luogo privilegiato per la formazione civica, si è osservato come dovrebbe stimolare occasioni per la scoperta tra i giovani del valore dell’attività gratuita che costituisce una vera esperienza formativa.

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