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Dal 17 al 18 novembre si è tenuto un convegno organizzato dal governo nell’ambito della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, sul tema: “Liberare il potenziale dell’economia sociale per lo sviluppo dell’Europa". Proponiamo alcune idee presentate nella prima giornata dell’evento che ha portato a Roma oltre 500 persone provenienti da 25 paesi dell’UE.

L’attenzione per il tema dell’economia sociale, che il dibattito pubblico europeo tende a ricomprendere in una molteplicità di forme diverse di impresa (cooperative, imprese sociali, esperienze di economia solidale ecc..) definite in modo diverso a seconda delle esperienze nazionali, negli ultimi anni è costantemente cresciuta. Un interesse che si manifesta sia a livello comunitario che dei singoli paesi e che segnala con tutta evidenza come il clima sociale e politico sia profondante segnato dalla crisi finanziaria e dalle recessioni che ne sono seguite.
Per questo il governo italiano, nell’ambito del proprio turno di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, ha deciso di dedicare una speciale riflessione al tema del ruolo dell’economia sociale per la crescita europea, nella forma di una consultazione pubblica e di un evento organizzato in collaborazione e con il contributo finanziario della Commissione Europea e il supporto dell’Isfol. Così da ieri, per due giorni, i 500 partecipati, arrivati da 25 paesi europei, si stanno confrontando sul tema “Liberare il potenziale dell’economia sociale per lo sviluppo dell’Europa”, aiutati da 190 relatori.

Ha aperto i lavori Apostolos Ioakimidis, DG Imprese e Industria della Commissione Europea, sottolineando che i valori della solidarietà, dell’aiuto reciproco e della prevalenza della solidarietà sull’economia devono essere rigenerati e considerati come imprescindibili.

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L’economista Jean Paul Fitoussi ha ricordato nella sua lectio magistralis, dedicata al tema "L’economia sociale nel contesto globale” che per definizione l’economia è sociale. Se in certi momenti l’economia non è sostenibile è perché essa ha dimenticato la società, non il contrario. L’economista ha poi posto in evidenza che “il problema centrale della globalizzazione è la necessità di protezione, che scaturise da un’insicurezza socio-economica, che bisogna contrastare. Per far questo c’è bisogno insieme alle vecchie utopie come quella della democrazia di nuove utopie sostenibili e accettabili per le persone. L’economia sociale svolge proprio questo compito coniugando in modo virtuoso competizione e cooperazione”.

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Per affrontare con efficacia le sfide poste dalla globalizzazione bisogna agire in due ambiti: lavoro e impresa. Rispetto ai lavoratori occorre avviare azioni di protezione nei loro confronti, che implicano una garanzia sociale. Nel caso delle imprese, “i governi devono usare tutti gli strumenti della politica economica per scongiurare crisi. In questa chiave è necessario prima di tutto investire di più sul capitale intangibile: il capitale sociale, cioè umano e ambientale”. L’Europa, ha concluso il noto economista, “deve modificare radicalmente le sue scelte politiche abbandonando le politiche che puntano solo al rigore e scegliendo strade nuove capaci di valorizzare il capitale sociale”. Un strada che l’economia sociale ha imboccato da molti anni.
Il sottosegretario al lavoro Luigi Bobba, citando il Censimento Istat sull’economia sociale, ha sottolineato “come questa realtà sia già capace di valorizzare il capitale umano”. L’economia sociale ha grandi potenzialità che vanno liberate, infatti può garantire oltre 16milioni di posti di lavoro in Europa. Nello specifico del caso italiano le organizzazioni non-profit attive sono 355mila per 2milioni e 200mila persone che vi lavorano e 4milioni e 700mila volontari. Tra il 2001 e il 2011 c’è stato un aumento del 27% di occupati totali. Un dato importante che dimostra una “capacità dell’impresa sociale di resistere di fronte alla crisi”, in particolare grazie al lavoro delle cooperative.

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“Un settore, quello dell’economia sociale – ha detto ancora Bobba – che ha avuto un andamento anticiclico, mostrando come il pluralismo delle forme di impresa, la sua capacità di innovazione sociale, di offrire nuovi servizi ai cittadini, sia una risorsa preziosa per l’intero sistema economico e per la società nel suo complesso”. Ha sottolineato inoltre “come la creazione di un ecosistema favorevole allo sviluppo dell’economia sociale deve essere frutto di un dialogo ampio e aperto fra tutte le realtà”ricordando come “In Italia si stia discutendo una proposta di riforma del Terzo settore che si propone di mettere ordine, semplificando le norme per la costituzione e la gestione delle organizzazioni, intervenendo anche sulla fiscalità, rendendola più agevole.
Il sottosegretario ha concluso il suo intervento ricordando quanto affermavano due economisti del Settecento. Per Adam Smith, "i mercati senza giustizia sociale non possono funzionare" e per Antonio Genovesi, padre dell’economia civile e sociale "l’uomo è per natura amico dell’altro uomo". Principi ancora attuali e punti di riferimento per le scelte di politica economica.

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