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Alla luce delle numerose ipotesi interpretative che sono state avanzate dopo la strage di Parigi è utile ragionare sulla necessità di ripensare le chiavi di lettura utilizzate fino ad oggi per comprendere il rapporto tra Occidente e Islam. E le forze sociali che da anni operano per promuovere la pace e il dialogo tra le religioni hanno un nuovo compito: liberare il dibattito pubblico dai pregiudizi culturali, religiosi ed ideologici 

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Alla luce delle tante ipotesi interpretative che sono state avanzate dopo la strage di Parigi non è nostra intenzione fare una sintesi ma presentare le ragioni di un necessario ripensamento delle chiavi di lettura utilizzate fino ad oggi per comprendere il rapporto tra Occidente e Islam.

Ciò che è stato preso di mira dagli attacchi terroristici del fondamentalismo islamico è il quadro dei valori irrinunciabili e caratteristici dell’Occidente come la libertà (di pensiero, di espressione e di stampa fino alla satira più pungente), la laicità, la democrazia, il pluralismo, la parità di genere, i diritti fondamentali della persona tra cui la stessa libertà di religione.

Dagli esperti di geopolitica viene sottolineata l’esigenza di non sottovalutare le conseguenze del fatto innovativo rappresentato dalla nascita dell’ISIS. Quest’ultimo, che letteralmente significa come è noto, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, si raccomanda di chiamarlo Daesh (che è l’acronimo arabo dell’ISIS), piuttosto che “Stato islamico”, poiché di fatto sarebbe il ramo di Al Kaeda nell’Iraq e – quel che più preoccupa – il riferimento attrattivo più potente per la vasta galassia dei Jihadisti disseminati in ogni parte del mondo. E’ appunto la nascita reale del Califfato tra la Siria e l’Iraq, sotto la presidenza di Al-Baghdadi, che richiede di ripensare ex novo le chiavi di lettura del rapporto con il mondo musulmano.

Il terrorismo che si sta manifestando sotto i nostri occhi nel cuore dell’Europa viene definito non a caso di tipo “molecolare”, frastagliato in tante iniziative “fai da te”, quasi “lupi solitari” che si muovono nelle metropoli con l’unico obiettivo di seminare il terrore tra la popolazione e spingerla verso lo scontro di civiltà e la guerra di religione.

Ovviamente anche l’Italia dovrà alzare la guardia se si pensa che un certo numero di Italiani (53 dice il ministro degli interni Alfano) sono partiti dal nostro Paese per andare ad arruolarsi tra le fila dell’ISISS.

Forse ancor più preoccupante per l’Italia è il fatto che la propaganda del Califfato non sembra scherzare quando mostra sul web la bandiera nera dello stato islamico issata sulla cupola di San Pietro.

A livello europeo la presenza di numerosi musulmani ha sollevato molteplici critiche in tante città, sia a causa dell’abbigliamento (veli e copricapi), sia a causa della gastronomia (locali di Kebab e di alimentazione halal), sia infine a causa dell’architettura urbana (moschee e minareti). Forse l’allarme più forte contro il pericolo islamico fu lanciato da Oriana Fallaci quando si spinse a parlare di Eurabia, quasi a sottolineare l’invasione dell’Europa da parte degli arabo-musulmani.

Anche in Italia si sono registrate polemiche soprattutto nelle città del Nord amministrate dalla Lega.

Bisogna sottolineare che dopo i fatti di Parigi l’Islam moderato che in Europa rappresenta la stragrande maggioranza dei circa 20 milioni di fedeli musulmani, deve uscire allo scoperto assumendo iniziative pubbliche, visibili e inconfutabili agli occhi dell’opinione pubblica, per la scelta chiara della democrazia, della laicità e del dialogo. La “carta dei Musulmani d’Europa”, sottoscritta il 10 gennaio 2008 da ben quattrocento organizzazioni musulmane europee attende ora di essere tradotta in comportamenti coerenti con i valori esplicitamente affermati in quella stessa carta.

Anche in Italia la presenza dell’Islam ha assunto una sua consistenza, con oltre un milione e mezzo di fedeli, diventando la seconda religione dopo il cattolicesimo.

Il Comitato Italiano per l’Islam dovrà mostrarsi all’altezza di questo delicato momento storico ed essere consapevole che è atteso alla prova dei fatti. Nelle circa 260 Moschee (in realtà sale di preghiera e studio del Corano) che esistono in Italia sarebbe opportuno che i predicatori del venerdì pronunciassero il loro sermone in lingua italiana, in modo da fugare ogni dubbio sul contenuto dei loro messaggi. Ancor più sembra necessario sollecitare l’urgenza di pervenire al più presto a sottoscrivere l’Intesa tra lo Stato Italiano e le Comunità Musulmane, come prevede la Costituzione, superando l’impasse in cui si erano arenate le quattro bozze precedenti.

I movimenti e le forze sociali che da molti anni operano per promuovere la pace ed il dialogo tra le religioni hanno un rinnovato compito da svolgere in questa fase storica, attenti ad evitare le provocazioni e a liberare il dibattito pubblico dai pregiudizi culturali e ideologici.

E’ davvero singolare che perfino Papa Francesco sia stato fatto oggetto di critiche – anche da giornalisti vicino a Comunione e Liberazione- accusandolo di cedimento verso i rappresentanti della religione islamica.

Questa critica di cedimento all’Islam viene rivolta alla Francia da Michel Houllebecq nel romanzo “Sottomissione” che è uscito in libreria lo stesso giorno della strage. Il romanzo prevede, con stile apocalittico, che nel 2022 (un anno simbolico, basterebbe scrivere tale cifra e scoprire che contiene per tre volte il numero due) tale processo raggiungerà il suo fatale compimento.

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