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Il terzo Rapporto BES 2015, presentato lo scorso 2 dicembre, offre un contributo innovativo al dibattito pubblico sulle prospettive della società italiana. La sfida che si apre è quella di rendere concreta l’aspirazione del BES di diventare un punto di riferimento per tutti anche sul piano pedagogico. Infatti solo l’educazione può aumentare la partecipazione, ridurre le iniquità e dare ragione della complessità

Il terzo Rapporto BES 2015 offre un contributo innovativo al dibattito pubblico circa lo stato attuale e le prospettive della società italiana. L’iniziativa Istat-Cnel, da tre anni, ha l’obiettivo di misurare il “benessere equo e sostenibile” (BES), tenendo conto delle dimensioni sociali e ambientali anche in termini di diseguaglianza e, appunto, sostenibilità (12 domini e 130 indicatori). Il progetto si colloca nel più ampio dibattito internazionale sul “superamento del Pil”, nella direzione di un approccio multidimensionale nella valutazione della qualità della vita. Sin dalla nascita è stata centrale la consapevolezza dell’importanza del coinvolgimento della società civile nel confronto intorno alla definizione tanto dei domini quanto degli indicatori, anche come requisito imprescindibile per la diffusione e la tenuta futura del progetto. Il BES rappresenta la prima realtà statistica di livello nazionale “partecipata”.

La struttura del Rapporto BES 2015, oltre a permettere un confronto con i precedenti, viene integrata con due elementi di novità: la presentazione della metodologia utilizzata; la pubblicazione di indicatori compositi (per i 9 domini di outcome) per offrire una misura sintetica dello stato del benessere.

Attraverso l’utilizzo di questi ultimi è stato possibile, come riportato da Linda Laura Sabbatini, individuare con immediatezza ed efficacia i principali risultati: si arresta il deterioramento complessivo del benessere, ma permangono le forti diseguaglianze territoriali e sociali. In particolare, in sede di presentazione del Rapporto, è stato fatto notare come questo sia un anno di transizione, in quanto, ad eccezione delle dimensioni del Disagio Economico e del Paesaggio e Patrimonio Culturale, gli altri indicatori compositi registrano un periodo di stabilità con una leggera ripresa, in particolare con riferimento alla Partecipazione Culturale, alle Relazioni Sociali ed alla Sicurezza. Per quanto concerne il Lavoro, la Salute e l’Istruzione le tendenze ed i livelli sono peggiori nel Mezzogiorno (anche se si registra un sorprendente aumento per la soddisfazione per il lavoro svolto) e l’Istruzione, in particolare, migliora ad un ritmo troppo lento per colmare rapidamente il gap con la media europea. Solo nell’Ambiente c’è un miglioramento più consistente nel Mezzogiorno (supera il Centro e recupera sul Nord). È dunque innegabile, come chiosa Becchetti, la presenza di “Due Italie”..

La sfida che si apre è quella di rendere concreta l’aspirazione del BES di diventare un punto di riferimento per tutti gli attori della società. È necessario partire da tre dati ineludibili: 1) l’arresto del deterioramento non ha riguardato l’indicatore attinente alla partecipazione civica e politica, che continua a diminuire; 2) la crescente iniquità territoriale e sociale disattende la prospettiva equa del BES; 3) l’assenza di un’adeguata comunicazione indebolisce la missione culturale di far cogliere le interdipendenze del benessere.

Questi dati sottolineano l’urgenza di trasformare il BES da rapporto statistico a “guida/paradigma” di una nuova stagione di partecipazione civica multistakeholders, nella quale tutti gli attori in gioco si parlano con un unico linguaggio funzionale al progresso del benessere equo e sostenibile. In questa direzione è pensabile la costruzione di un vero e proprio nuovo contratto sociale fondato sul BES: come sostiene Sperone, è importante utilizzare questa realtà non solo per orientare le scelte, ma anche per valutarle e dato che tutto l’agire sociale, economico e politico di istituzioni, cittadini ed imprese si basa su processi di scelta e di valutazione, offrire un unico schema di riferimento permetterebbe un effettivo incontro ed una feconda reciproca generazione di valore aggiunto in termini di multidimensionalità. In altri termini: tutti gli attori in gioco richiamati devono imparare ad utilizzare il BES come parametro decisionale e valutativo delle proprie e delle altrui azioni.

Le istituzioni politiche dovrebbero trovare la strada per inserire, all’interno del processo normativo nazionale e locale, il BES come imprescindibile cartina di tornasole della bontà dei provvedimenti da adottare. Lo stesso dicasi per i processi di governance aziendale e per le scelte quotidiane che attengono ai comportamenti, al consumo, al risparmio e all’investimento poste in essere dai cittadini.

Lo strumento più efficace per attivare questo processo decisionale è quello di avviare dei progetti di educazione al benessere multidimensionale e dunque al linguaggio del BES, rivolti agli amministratori politici, ai managers e soprattutto ai cittadini, poiché sono questi ultimi che con le loro scelte di voto (politico ed economico) spostano la direzione delle azioni di istituzioni e aziende. Solo l’educazione può aumentare la partecipazione, ridurre le iniquità e risolvere il problema della comunicabilità della complessità senza cedere alla tentazione della semplificazione.

In assenza di tale iniziativa educativa la sfida culturale di cambiamento delle lenti con le quali valutiamo il nostro benessere, per la quale questa realtà è nata, continuerà a rimanere disattesa. E ci limiteremo a fornire occhiali che nessuno sarà in grado di indossare.

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