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Capacità di direzione politica significa dover scegliere tra due ipotesi: tagliare le unghie alle corporazioni romane o trovare un “modus vivendi” con esse. Quale scelta sta facendo Virginia Raggi?

Nel 1960 usciva in Italia il film L’impiegato con Nino Manfredi e Eleonora Rossi Drago per la regia di Gianni Puccini. Narra di una manager in carriera che da Milano viene mandata a Roma per raddrizzare le sorti di un ipotetico ufficio pubblico. I cambiamenti voluti dalla Drago si scontrano con la proverbiale apatia capitolina, tanto che c’è una famosa battuta: “I romani con uno sbadiglio ingoiano il mondo”.

Questo film è l’icona di quanto sta succedendo nella Giunta Raggi in queste ore, solo che non siamo più nella commedia all’italiana, ma nella realtà.

Il “Direttorio” grillino, all’indomani delle elezioni, aveva imposto alla Raggi dei manager milanesi nei punti chiave dell’amministrazione capitolina: Assessore al Bilancio con le deleghe alle municipalizzate, Direttori di Ama e Atac, ed infine il Capo di Gabinetto.

Che l’amministrazione comunale avesse bisogno di un radicale riassetto era ovvio, e che questo riassetto dovesse passare per un robusto taglio delle unghie delle corporazioni interne ed esterne al comune era altrettanto ovvio.

Ma mia nonna diceva che era molto difficile togliere la “ciccia” dalla bocca del gatto. Così i gatti “alemannoni” a cui avrebbero dovuto fare la manicure, hanno disseminato i corridoi del Campidoglio di trappole e dopo appena 70 giorni i milanesi hanno dovuto gettare la spugna e riprendere il treno per Milano come nel film la Drago.

Ma sbaglieremmo se considerassimo quella di Roma una semplice congiura di palazzo tra correnti grilline, del tutto degna dell’ultima DC e del PSI di Craxi, invece essa rappresenta il bivio che si trova di fronte l’intero Paese e non solo il comune di Roma.

Milano ha già scelto e la scelta è molto robusta perché sia Sala che Parisi avevano nel programma, meglio nel DNA politico di ciascuno, un programma razionale per rendere più efficiente la macchina dello Stato. In sostanza loro erano riusciti ad emarginare, all’interno del centro sinistra e del centro destra, chi voleva mantenere i privilegi corporativi che si sono andati accumulando nel corso dei decenni.

Roma questa scelta non l’aveva ancora fatta; nella giunta Raggi c’erano ambedue le componenti, l’un contro l’altro armate, e sono stati sufficienti 70 giorni per decretare il vincitore.

Arriviamo al “sodo” della questione. I macchinisti della Metro romana hanno indennità e stipendi molto superiori a quelli di Milano, Napoli e Torino, mentre i treni sono in attesa di pezzi di ricambio perché mancano i soldi per comprarli; così gli autobus di superficie.

La spazzatura romana è in grado di smaltirla solo una persona: quella che è proprietaria delle discariche e degli impianti di trattamento dei rifiuti; è ovvio che il prezzo lo stabilisce lui e non la giunta Raggi, drenando così fiumi di denaro pubblico. Stesso meccanismo vale per le buche nelle strade, per i vigili urbani che si ammalano l’ultimo dell’anno e così via.

O a queste corporazioni vengono tagliate le unghie o Roma non uscirà mai dal caos in cui l’ha gettata una politica che puntava a ottenere consenso attraverso l’elargizione di benefici alle categorie più disparate in base alla forza contrattuale che erano in grado di mettere sul piatto della bilancia.
Esattamente come fece Brenno con la sua spada.

D’un colpo spariscono dal lessico politico termini come: onestà, legalità, trasparenza e ricompare prepotente il termine capacità di direzione politica, perché siamo arrivati al nocciolo della questione. L’onestà e la legalità non possono essere dei fini, ma solo dei mezzi sia pure indispensabili, per l’azione di un qualsiasi governo, la vicenda Craxi docet.

Capacità di direzione politica significa dover scegliere tra due ipotesi: tagliare le unghie alle corporazioni romane o trovare un “modus vivendi” con esse. Personalmente ritengo che nel popolo grillino ci sia ancora tanta confusione, ma ritengo anche che la Raggi abbia già scelto: ella vuole convivere con quelli che hanno portato al dissesto la Capitale dal momento che proprio un suo fidatissimo collaboratore ha comprato il biglietto del treno per i milanesi.

La nomina di Errani a commissario per il terremoto è un tassello importante nella strategia di Renzi; non solo il confronto con la pseudo ricostruzione dell’Aquila sarà evidente, ma lo sarà ancora di più con la gestione dei rifiuti e dei trasporti a Roma. Di Maio ha perfettamente ragione: a Roma i 5 stelle si giocano tutto e il tempo ormai sta per scadere perché troppe promesse sono state fatte, troppe le aspettative suscitate e chi in alto troppo velocemente sale…

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