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Riuscire a comprendere fino in fondo i nuovi stili di vita diventa essenziale per capire le nuove dinamiche della società. Questi sono il punto focale dei cambiamenti strutturali di una intera epoca.

Al censimento del 1971, il 21% della popolazione viveva nelle grandi città; nel 2011 solo il 16.
Gli affitti delle case in centro sono diminuiti del 25/30%, mentre fuori città non si trova più una casa libera. I Comuni indicono bandi di gara per affidare gli orti ai privati e ricevono il doppio delle domande rispetto ai posti messi a disposizione; i negozi “fai da te” sorgono come funghi e sono sempre affollati. La richiesta di sepolture nei cimiteri di campagna è raddoppiata, mentre è calata drasticamente per quelli cittadini.

Come in un giallo di Camilleri, abbiamo una serie di “indizi” apparentemente slegati tra loro; tocca al commissario Montalbano trovare il filo rosso che li lega assieme, individuare il “movente” e da questo risalire all’assassino.

Il principale “movente” che ha spinto dieci milioni di italiani in 40 anni al cambio di residenza è stato il minore costo della vita nel “borgo rispetto alla città: la diversa tipologia delle abitazioni consente loro di fare la manutenzione da soli; si riscaldano con la legna del proprio bosco e hanno pannelli solari e fotovoltaici sui loro tetti, cosa praticamente impossibile nei condomini di città. Coltivano l’orto, qualcuno ha polli e conigli, non hanno bisogno di “staccare la spina” per le ferie, spendono molto meno per il vestiario e non hanno bisogno di comprare costosi cibi pre-confezionati al supermercato.

Un secondo “movente” sono stati i migliori rapporti sociali che si instaurano nel “borgo” rispetto alla solitudine del condominio di periferia. Pur abitando in case diverse, si registra anche un forte aumento dei legami parentali che si concretizzano in rapporti familiari molto più stretti e un nuovo modello di famiglia abbandonando quello mononucleare della città.

Il terzo “movente” è più nascosto o forse è la conseguenza dei primi due. Negli ultimi 40 anni la legislazione ha accolto tutte le spinte che portavano alla definizione sempre più particolareggiata dei diritti individuali del cittadino. Ma dietro ad ogni diritto c’è un valore che ogni gruppo sociale ha voluto definire e addirittura trasferire in legge dello Stato, così che oggi possiamo enumerare una serie di valori individuali codificati, ma senza una scala valoriale comune che determina l’appartenenza ad una medesima comunità; l’abitante della città vive di diritti, ma è senza valori di riferimento comuni, quindi è senza un bene comune che lo faccia sentire partecipe di un organismo vitale. In un condominio si vive di diritti senza che nessuno conosca chi abita la casa accanto.

Nel “borgo” il diritti individuali sono meno accentuati, e al contempo prevale il bene comune che lega il soggetto sua comunità in un rapporto di interscambio materiale e culturale che è il presupposto necessario e indispensabile alla vita della stessa comunità e per questa al soggetto stesso. L’individuo, definito dai diritti, ha scelto di diventare persona, stavolta definito dall’appartenenza a una comunità che persegue un bene comune.

Dopo aver individuato i “moventi”, per il commissario Montalbano è più agevole arrivare alla soluzione del giallo.
Gli indizi che avevamo individuato all’inizio ora hanno un filo conduttore preciso e univoco e ci portano diritti alle trasformazioni strutturali della società.

L’equilibrio dinamico che si era istaurato tra capitale, lavoro e lo Stato dal dopoguerra e fino agli anni ’80, ormai si è rotto definitivamente: il capitale predomina sul lavoro attraverso la finanza (9 scambi su 10 sono un puro passaggio di denaro o titoli, solo 1 ogni 10 ha un corrispettivo nell’economia reale, delle cose); dunque la moneta ha assunto un valore maggiore rispetto alle merci e dei servizi e queste altro non sono che la materializzazione del lavoro umano. Dunque la predominanza della finanza sul lavoro dell’uomo.

Rotto questo equilibrio, hanno perso la loro funzione originaria anche tutte le strutture sociali e istituzionali nate per regolare il rapporto dinamico tra capitale e lavoro e mi riferisco a sindacati, confindustria, partiti e categorie professionali. Svuotate della loro funzione “universale” sono diventate delle semplici corporazioni che difendono solo e soltanto i propri aderenti, producendo un processo di corporativizzazione che ha coinvolto tutta la società con la conseguente separazione tra l’area dei protetti e quella dei non protetti; il cittadino medio ne è rimasto escluso e per giunta le possibilità che i nuovi mezzi tecnologici offrono vengono rifiutati ad opera delle stesse categorie, basti pensare al tasso di corporazione che c’è tra i tassisti o gli albergatori, come tra idraulici, elettricisti, ma anche avvocati, architetti, geometri, dentisti, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito comprendendoci anche molte categorie confederali. Tutto viene disciplinato e regolamentato a unico favore della categoria senza più la funzione universalistica che queste categorie avevano fino alla fine degli anni ‘70.

La conseguenza è un appesantimento dei costi e una forte diminuzione della produttività complessiva del Paese, nonché un blocco quasi totale della mobilità sociale: il figlio dell’ingegnere farà l’ingegnere e il figlio dell’impiegato, il disoccupato.
Montalbano ha mandato Fazio per vedere cosa succede nel “borgo” e questi gli ha riferito che una famiglia minimamente oculata può avere le stesse “utilità”, rispetto ad una di città, con un minor costo che può oscillare da 12 a 20 mila euro, non utilizzando la moneta come mezzo di scambio, così che anche se il reddito monetario diminuisce, il livello di benessere familiare non viene intaccato. Da qui nasce la divaricazione del BES (Benessere Equo e Solidale) dal Pil pro-capite a partire dai primi anni ’80 (la data è un altro indizio per il nostro Montalbano); in una parola la maggior ricchezza media non aumenta il benessere personale come dimostra uno studio dell’Università Politecnica delle Marche.

Una volta riuniti i sospettati per svelare l’assassino, come nelle migliori tradizioni dei gialli, il commissario Montalbano scoppia in una fragorosa risata: il signor Mario Rossi, l’italiano medio, ha capito molto tempo prima degli economisti titolati, quale era la sua sola via d’uscita dalla crisi in cui l’avevano cacciato. La sua sola economia “neo curtense” e sommersa vale attorno al 10% del Pil e pensa che se lo sapessero il suo Questore Padoan o addirittura il Prefetto Renzi, non si salverebbero da un nuovo assalto delle corporazioni fameliche che sempre si aggirano nei palazzi.

Tutto questo ha portato ad un cambiamento, quasi radicale, degli stili di vita prevalenti degli italiani: il signor Rossi è molto più sobrio di quello degli anni di fine secolo, ha abbandonato l’individualismo e ricerca una scala valoriale comune: è la fine del pannellismo radicale e della “Milano da bere”. E’ un cambiamento profondo, silenzioso, ma che avrà forti ripercussioni sul nostro vivere sociale perché già fa emergere un nuovo soggetto sociale con caratteristiche profondamente diverse rispetto al frutto della società industriale.

Per questi motivi, riuscire a comprendere fino in fondo i nuovi stili di vita, diventa essenziale per capire le nuove dinamiche della società; essi sono il punto focale in cui si accentrano i cambiamenti strutturali di una intera epoca. Per fare un parallelo furono le rivelazioni di Buscetta che permisero a Falcone di comprendere il fenomeno mafioso, così come oggi sono i cambiamenti degli stili di vita che ci possono far capire i mutamenti di una intera società.

Il sorriso che prima era apparso negli occhi di Montalbano si spenge all’improvviso quando capisce che se rivelasse l’assassino ai sospettati che attendono le sue parole non uscirebbe vivo da quella stanza perché è ancora troppa la loro forza rispetto a quella di un commissario di provincia; le buone idee a nulla valgono di fronte alla forza del potere. Egli sa che occorrerà una forte e superiore autorità morale per far comprendere agli italiani i meccanismi perversi in cui si sono cacciati e dai quali non possono e molti non vogliono tirarsi fuori.

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