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Il discorso dominante promuove ideali di uguaglianza su un reale sociale profondamente diseguale. Le lotte per i diritti delle donne hanno raggiunto risultati importanti ma il cammino da fare è ancora lungo. Assistiamo all’ascesa della violenza contro le donne e al successo di donne che occupamo posti di potere lasciati vacanti dagli uomini. E si manifesta un paradosso: più l’emancipazione della donna avanza e più l’uomo perde la sua identità. Il percoso da intraprendere è quello di valorizzare la differenza assoluta introdotta dal femminile per amministrare il bene comune, la res pubblica.

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Niente è più quel che era. Niente tornerà come prima. La civiltà contemporanea è una civiltà borderline, senza limiti. Viviamo in un’epoca dominata dal discorso della scienza e del capitalismo-finanziario, discorsi che vanno a minare la tradizione. L’eco è una sorta di smarrimento. Disorientamento, disordine, paura, aleggiano nell’aria. L’urgenza di trovare risposte si palesa in un mondo che ha perso i suoi punti di riferimento, vengono meno le certezze che un tempo garantivano un certo ordine sociale, politico, istituzionale, religioso.
Non mancano i nostalgici che rievocano il passato. Ormai il dado è tratto. Siamo in un’epoca di transizione. È il tempo di due Papi. Un Papa si scansa, rinuncia al potere per far posto all’altro, un altro tra gli altri. La caduta del padre lascia un vuoto che porta all’inatteso. Per dirla con Jacques-Alain Miller “il virile è sotto assedio”. Entro questa cornice si assiste non solo all’ascesa della violenza contro le donne ma anche al successo di donne che avanzano occupando sempre di più posti di potere, posti vuoti lasciati vacanti dagli uomini.
Oggi il discorso dominante promuove ideali di uguaglianza su un reale sociale sempre più profondamente diseguale. Nell’epoca della comunicazione in tempo reale gli esseri parlanti non si parlano più, e questo produce anche effetti nel rapporto tra i sessi. Con Freud e Lacan possiamo dire che l’incontro con l’Altro sesso è sempre problematico. Il malinteso strutturale dei sessi nasce proprio dal linguaggio. È indubbio che le lotte per i diritti delle donne abbiano raggiunto dei risultati. Ma ancora si rivendica l’uguaglianza, la parità, si lotta ogni giorno per eliminare le discriminazioni, le differenze.
L’uomo non ha più la garanzia che un tempo la posizione femminile gli assicurava. La donna odierna spaventa, inibisce, suscita odio. La violenza, l’odio, il disprezzo si palesano ogni volta che la donna non si fa trovare là dove l’uomo la posiziona. Si manifesta un paradosso più l’emancipazione della donna avanza, e più l’uomo perde la sua identità e la perseguita “o mia o di nessun altro”. La donna cortocircuita sempre di più la presenza dell’uomo per procreare. Il figlio diviene spesso l’unico oggetto d’amore. Dunque si rinforza la posizione materna, ciò che la tradizione garantiva come destino alla donna. Ma la donna non è la madre. E questo lo si vede nella clinica con il diffondersi dei nuovi sintomi legati alla relazione con la madre e all’assenza del padre.
In una società confusa dove niente è più al suo posto, una politica al rovescio orientata dal discorso psicoanalitico ci suggerisce di far posto alla differenza strutturale tra i sessi, differenza spesso impossibile da sopportare. Ed è proprio questa differenza assoluta introdotta dal femminile il valore aggiunto di una civiltà che fa buon uso del “non tutto”, e che indica un diverso uso del Nome del Padre, come una delle misure per amministrare il bene comune, la res publica.

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