Il 14 ottobre si è tenuto presso il Cnel un incontro pubblico organizzato dall’Allenza contro la povertà in Italia per presentare il Reis. Il reddito di inclusione sociale è una misura di sostegno al reddito di cui l’Italia non può più fare a meno. Si tratta di una proposta che consentirebbe di garantire a tutti una vita dignitosa attivando le capacità dei cittadini.

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Ci sono quasi 6 milioni di poveri assoluti in Italia, ci dice l’Istat. L’Inps rincara la dose e rivela che 6 milioni e 800mila pensionati ricevono meno di 1000 euro al mese. La povertà è uno degli effetti dirompenti della crisi per il nostro paese. Purtroppo siamo, insieme alla Grecia, l’unico paese dell’UE a 15 senza una misura contro la povertà assoluta.

Reagire significa arginare il rischio che la nostra società si accartocci, spiega Mauro Magatti intervenuto all’incontro organizzato dall’Alleanza contro la povertà in Italia per presentare il Reis – il reddito di inclusione sociale. L’impoverimento che contagia i diversi strati della nostra popolazione è il costo vero della mancanza di crescita: ha aggiunto il sociologo, osservando che è da valorizzare il metodo della proposta di intervento che si propone di affrontare in modo organico il “dissesto sociale e umano”. Scegliere la strategia di alleanza significa capire che i problemi non si affrontano da soli, per risolverli infatti serve stringere patti, porsi un obiettivo comune, mettersi in movimento nella consapevolezza che il percorso non cambierà solo quello che abbiamo davanti, ma cambierà noi stessi.

L’alleanza è composta da numerose associazioni di diversa provenienza; per avere un’idea eccone alcune: Caritas, Acli, Azione Cattolica Italiana; Cgil, Cisl e Uil; Forum del Terzo Settore e Confcooperative, Save the children e Action Aid…
Tutti concordi nell’intento di contrastare la povertà.
Non è una mera presa di posizione, ma di una proposta concreta.
Lo spiega Cristiano Gori quando illustra il Reis che prevede un doppio intervento:
– Dare un reddito di sussistenza per garantire a tutti una vita dignitosa
– Offrire le possibilità di cavarsela da soli ai cittadini capaci.

Quindi all’intervento monetario si aggiunge un sostegno al welfare locale, perché servono percorsi di inserimento sociale e lavorativo: in modo che in ogni territorio si possano coordinare e gestire informazione dell’utenza, accesso, presa in carico e intervento specifico.

Aiutare i poveri non è un’impresa impossibile; il progetto dettagliato prevede una spesa di 1,5 miliardi il primo anno, per arrivare dopo 4 anni a un finanziamento di 7 miliardi complessivi. Un investimento che ci porterebbe più vicini agli altri paesi dell’unione europea.

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