Questo libro racconta, attraverso brevi saggi, la diseguaglianza mostrandone le dimensioni, le cause e gli effetti negli Stati Uniti e nel mondo intero. Non manca una riflessione sul vecchio continente centrata sul caso della Spagna considerato emblematico.

In un articolo comparso proprio su questo sito alcuni mesi fa. si dava conto di come numerosi istituti di ricerca internazionale stessero evidenziando, con accurati studi econometrici, come la diseguaglianza, generata dalla più lunga crisi economica del dopoguerra, stesse di fatto inibendo i processi di crescita e di sviluppo dei paesi del vecchi continente.

Nell’articolo si argomentava sul fatto che essendo la mancanza di lavoro il principale fattore di diseguaglianza l’obbiettivo delle democrazie europee ed in particolare del nostro paese fosse quello di avviare un processo di redistribuzione del reddito attraverso il lavoro mobilitando maggiori investimenti sulle politiche attive, leve essenziali per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e rafforzare le competenze del capitale umano. Ma il tema della diseguaglianza come ostacolo alla crescita nonostante le evidenze sperimentali proposte da OCSE e FMI non sembra capace di suscitare l’interesse degli economisti del vecchio continente, rapiti dal fascino del rigore contabile di cultura tedesca. Ma fortunatamente dal gotha dell’economia mondiale arrivano importanti conferme.

Tra le numerose trattazioni spicca per autorevolezza e chiarezza espositiva questo saggio di Joseph Stigliz La Grande frattura che nel sottotitolo riporta La diseguaglianza ed i modi per sconfiggerla. Stigliz, premio Nobel per l’economia nel 2001, ha raccolto in un saggio gran parte delle sue pubblicazioni divulgative, quelle rivolte al grande pubblico. Da «Vanity Fair» al «New York Times», la Grande frattura racconta attraverso brevi saggi, la diseguaglianza mostrandone le dimensioni, le cause e gli effetti negli Stati Uniti e nel mondo intero. Non manca ovviamente una riflessione sul vecchio continente centrata sul caso della Spagna considerato emblematico per via del differenziale prodotto proprio dalla lunga fase di recessione. Dall’era di Reagan alla crisi dei nostri giorni ed alle sue dolorose conseguenze, Stiglitz si concentra sulle politiche irresponsabili di deregulation e taglio delle tasse per la componente più ricca (quell’uno percento richiamato dal movimento Occupy wll street) che hanno generato una disuguaglianza distributiva della ricchezza e del reddito e che ormai negli Stati Uniti come in tutte le democrazie capitalistiche separa una ristretta minoranza dal resto della popolazione.

Il confronto con la Grande depressione del ‘29 è spesso usato per mostrare come la scelta dell’austerità che ha generato una drastica contrazione degli investimenti pubblici (in infrastrutture ma anche nel welfare), rappresenti quanto di più sbagliato per ridare slancio alla crescita. Tutti gli articoli citati, partono dall’assunto che non sia possibile separare nettamente la politica dall’economia, perché sono le scelte che fa la politica ad ampliare o a ridurre le diseguaglianze.

Poiché si tratta di una raccolta di articoli divulgativi la Grande Frattura si presta a diverse modalità di lettura e consente al lettore di muoversi tra temi ed approfondimenti diversi seguendo anche un proprio percorso. Un consiglio a chi studia il rapporto tra economia e lavoro. Il paragrafo the Boock of Jobs è un esempio “da manuale” su come analizzare le relazioni tra politiche del lavoro e politiche economiche per favorire lo sviluppo. Sfruttando il confronto con lo scenario del ‘29 il Premio Nobel evidenzia le numerose analogie tra Grande Depressione e la crisi recente anche sulle trasformazioni del lavoro. Allora la crisi accelerò la trasformazione da lavoro agricolo a quello industriale.

Oggi la crisi spinge per una transizione dal lavoro industriale a quello terziario dove il capitale umano – soprattutto in un contesto globalizzato – assume un peso decisivo nella competizione. Ma poiché come in passato – ricorda Stiglitz – “l’economia non può rimettersi in moto da sola, almeno non in un tasso di tempo utile alla gente comune” ne potrà farlo contando solo sulle politiche monetarie, è necessario “introdurre un massiccio programma di investimenti pubblici” in infrastrutture, nella ricerca e nel capitale umano per aumentare la produttività. Un libro da legge e rileggere, quindi, che oltre a far riflettere è anche un toccasana per chi crede che sia necessario tornare ad investire risorse pubbliche in grandi programmi di innovazione coniugando politiche del lavoro, della formazione e di sviluppo, scelte che secondo Stglitz non sono solo “socialmente necessarie” ma anche “economicamente convenienti”.

Joseph E. Stiglitz, La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla, Eiunaudi, Torino 2016.


Citazioni

“La disuguaglianza indebolisce la domanda aggregata e l’economia. La crescente disuguaglianza in America stava spostando il denaro dal fondo al vertice della piramide e, poiché coloro che erano in cima spendevano una parte inferiore del loro denaro rispetto a quanti si trovavano in basso, la domanda complessiva ne rimaneva indebolita” (p. 6 – prologo)

“Gli strumenti piú indicati per rafforzare la domanda e incrementare l’uguaglianza sono le politiche fiscali: le politiche di tassazione e di spesa decise dal Congresso e dal governo. Politiche fiscali inadeguate caricano di un onere eccessivo le politiche monetarie delle quali è responsabile la Federal Reserve” (p. 7 – prologo).

“Quando la Fed iniziò ad alzare i tassi di interesse nel 2004 e nel 2005, la mia previsione fu che la bolla immobiliare sarebbe esplosa. Non esplose, in parte perché beneficiammo di una sorta di tregua: i tassi di interesse a lungo termine non crebbero in parallelo. Il 1° gennaio 2006 dichiarai che la cosa non avrebbe potuto continuare. Non passò molto tempo che la bolla esplose, ma ci sarebbe voluto un anno e mezzo, se non due, perché le conseguenze si manifestassero appieno” (p.p. 7-8 – prologo)

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