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Un libro utile che aiuta a capire come l’opera dei cristiani nel mondo non è principalmente dettata dalle affermazioni della Dottrina, ma da un confronto dinamico con la realtà. E che cerca di dimostrare come la storia sia, e come l’essere abbia molto a che fare con la storia. il titolo potrebbe scoraggiare ma la lettura produce l’effetto contrario: la prosa incoraggia ad andare avanti, a vedere come finisce. E, questa volta, finisce anche bene, con papa Francesco

Anzitutto è un libro utile. Aiuta a capire che l’opera dei cristiani nel mondo (l’Italia, in questo caso) non è principalmente dettata dalle affermazioni della Dottrina, ma da queste confrontate con la realtà e dalla realtà filtrate. Si potrebbe dire che questo libro dimostra che la storia è, e che essere ha molto a che fare con la storia.

In realtà il titolo scoraggerebbe – Cattolici e politica… ancora? – ma la lettura produce l’effetto contrario: la prosa incoraggia ad andare avanti, a vedere come finisce. E, questa volta, finisce anche bene, con papa Francesco. Un happy end? Non proprio, tenendo presente che il dire del papa non sempre trova coerenza nel fare delle cose dei cattolici. Insomma, eravamo abbastanza assuefatti a libri (come dire?) normativi, che ci spiegano cosa debba fare il buon cattolico in politica o su cosa debba pensare il cattolico della realtà politica, ecco che invece il libro di Domencio Rosati ci restituisce una realtà sotto forma di storia. Una storia critica, peraltro: una lettura politica del rapporto tra i cattolici impegnati nel sociale e nel politico, la Chiesa cattolica e la politica italiana. Insomma una storia di qualche pavidità, di qualche scelta ardimentosa, di qualche posizionamento e di tanti dubbi.

È una storia che, nel caso di quest’opera, si apre nella Roma di metà anni Settanta, con le speranze suscitate dal Convegno ecclesiale "Evangelizzazione e promozione umana", dove l’ossessione verso la direttiva dell’unità dei cattolici in campo sociale e politico sembra affievolirsi a favore di un moderato pluralismo. L’unità: una sorta di “seconda natura” che non riesce a diventare “seconda” nella scala delle priorità della linea politica della Gerarchia. È un’unità che ritorna ad essere decisiva nel successivo Convegno ecclesiale di Loreto, dove – cambio del papa – il polacco Wojtila sposta l’asse verso una Chiesa come “forza sociale”, particolarmente presente nelle proprie istituzioni e sempre meno coinvolta nelle “situazioni di tutti”. Più presenza, meno mediazione. Più potere e meno servizio.

La fine della Dc determina le posizioni interlocutorie del Convegno di Palermo, dove l’unità lascia spazio alla “tensione unitiva”, espressione che denota una condizione più lasca, non più vincolata alle urgenze partitiche perché istradata sulla via più panoramica della cultura, dei valori non negoziabili. La via più ariosa dei valori appare solo un po’ meno parallela della precedente, quando si impone la realtà del bipolarismo.

L’etica della politica diventa così la politica dell’etica: in particolare si declina nella cosiddetta “questione antropologica”, che ormai assume (ma forse sarebbe meglio dire che assorbe) la stessa forza della “questione sociale”, quella che aveva dato forza a certi soggetti, a certi movimenti. Ora invece la forza sta da un’altra parte (seppur in Italia). L’etica è, peraltro, un elemento indurente: ecco, un indurimento dottrinale è quanto ravvisa l’autore, da Loreto in poi, fino a papa Francesco. Che è come dire che si passa dall’infallibilità dei valori e della natura (del diritto naturale assunto in termini oggettivi) alla realtà della profezia, pur sempre misteriosa e aperta all’assunzione di una responsabilità umana. Protagonista assoluto di questo periodo storico è, in Italia, il cardinal Ruini, che sembra voler intrecciare un vero “corpo a corpo” con la modernità, che procede per via deduttiva dalla “centrale” della Cei: il referendum sulla legge 40 e il Family day sono i due episodi che valgono una strategia politica. Così le pagine ci accompagnano verso la fine di un’epoca, che di fatto è decretata dai tentativi di Todi1 e Todi2. Che – tra l’altro – ben conosciamo. Il resto è storia dei giorni nostri (ma non vi diciamo come conclude l’autore).

Queste rapidissimo sfogliare gli episodi serve solo per farvi capire di cosa si parla in queste pagine: in un periodo acritico come l’attuale, qui troverete alcune categorie interpretative della realtà, che cercano di rileggere ciò che stato e di immaginare ciò che potrebbe essere d’ora in avanti.

Nelle pagine finali si trova anche un’empirica (e simpatica) tipologia di cattolico, più o meno fedele nell’ambito del sociale e del politico: dal clericale al cattolico adulto al fedele in sè, dal contestatore all’opportunista. Ognuno di noi si collocherà facilmente in questo ventaglio di possibilità. E certamente si divertirà anche a collocare gli altri. Ci pare di collocare abbastanza facilmente anche l’autore. Ma non tanto per ciò che scrive, ma per ciò che sopratutto la sua storia ha scritto. Quasi sempre la vita scrive infatti con l’inchiostro delle scelte.

Domenico Rosati, I cattolici e la politica. Potere e servizio nello spazio pubblico, EDB, Bologna 2014.

Citazioni
“Ecco: l’irruzione di papa Francesco mi ha messo – paragone irriverente – nello stato d’animo del vecchio Simeone: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola”.

“La tendenza prevalente […] sembrò essere, dopo Loreto, quella che immaginava una Chiesa, una cultura, una politica e anche – veniva spontaneo – un partito”.

“Due episodi non fanno una linea politica. Ma nei tempi della liquefazione delle idee anche gli episodi contano”.

“A Todi si è rivelato non dimostrabile il teorema per cui dato un certo numero di affluenti, se ne ricava un fiume. È stato invece dimostrato che – politicamente parlando – ciò è impossibile quando si tratta di affluenti di fiumi diversi con differenti destinazioni di sbocco”.

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