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Un volume di spessore. Non per le pagine, nemmeno un centinaio, ma per ciò che scrive. Petrosino ci dimostra nella pratica che per capire una realtà complessa è fallace fondare il proprio criterio osservativo e interpretativo solo sulla base della competenza tecnica…

Un volume di spessore. Non per le pagine, nemmeno un centinaio, ma per ciò che scrive. Petrosino colloca la sua riflessione economica all’incrocio con l’antropologia, la filosofia, la storia, la psicanalisi, la letteratura… Ci dimostra nella pratica che per capire una realtà complessa è fallace fondare il proprio criterio osservativo e interpretativo solo sulla base della competenza tecnica che ne è derivata e che si è poi trasformata in teoria, assolutizzando ciò che in origine era solo una parte, un elemento, un fenomeno. Ma non il tutto.
L’uomo misura e l’economia è misura. Ma di che misura stiamo parlando? Qual è la vera ratio della casa (la parola economia significa la regola della casa)?

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Ci rivolgiamo ad un’astratta regola o siamo in grado di adattarla alla condizione dei membri della casa? Non è un rinvio al religioso o ad un condizionamento etico: stiamo invece sostenendo la pienezza dell’umano, che coglie l’esperienza dell’alterità. Se tutto ciò che esiste, esiste in relazione, allora l’individualismo è una forzatura, è la manifestazione di un riduzionismo tutto teorico che non in grado di reggere la complessità della vita. Il “profitto per me” è un’ideologia, è un’astrazione che scardina la naturale relazionalità e dunque la giustizia umana. Heidegger affermava che l’abitare è il modo con cui gli uomini stanno sulla terra: l’uomo non sta, abita.
Contemporaneamente l’uomo è abitato dall’altro: è con lui, è dentro di lui. E la casa dell’uomo è abitata dall’altro, dalla molteplicità. Non si tratta allora di fare economia e poi fare beneficenza o donare, e neppure di obbligarsi ad essere “etici”. Si tratta semmai di far riscoprire la naturale vocazione dell’economia, ricollocarla all’altezza del suo nome, ovvero a dimensione dell’umano, secondo la “giusta misura”. Perché gli eccessi del business, superando la soddisfazione di un bisogno per proiettarsi in un assoluto che incanta, distraggono l’uomo da ogni altro uomo all’interno della “casa”, portano più lontano dalla vita. Il business (cor)rompe il legame tra gli uomini, per ridurli ad una frenetica attività lanciata alla folle velocità del profitto inesausto, infinito, sempre più rapido: per paura di non avere a sufficienza, di non bastare mai. L’eccesso e la paura: due fenomeni che, non a caso, ci accompagnano nel veloce tempo che stiamo vivendo e che hanno lasciato qualche traccia sul luogo del delitto, cioè della crisi…
Nascono molte altre sollecitazioni, leggendo Petrosino.

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Questo testo, breve e rapido, merita di essere letto e meditato, almeno per cogliere un’altra misura, quella della pochezza del dibattito pubblico sulla crisi economica. Come se lo spread ci dicesse tutto: come se l’orologio ci spiegasse il tempo. In parte… molto in parte…

Silvano Petrosino, Elogio dell’uomo economico, Vita&Pensiero, Milano, 2013.


Citazioni

"L’uomo non è semplicemente un vivente "molto intelligente", ma è quel vivente dotato anche di un’"altra intelligenza", di un’intelligenza dell’"altro". […] Ogni qualvolta il soggetto tenta di tener conto dell’altro e della molteplicità degli altri (delle loro esigenze, aspettative, ma anche dei loro sogni, limiti, debolezze, paure ecc.) egli abita da uomo e calcola secondo giustizia".

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"L’economia deve calcolare, non può e non deve evitare di calcolare, ma deve farlo non matematicamente, bensì economicamente, vale a dire in ordine a una giustizia che in quanto tale non può mai essere appiattita alla legge e risolta nel rispetto di una norma generale".

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"La "paura" e l’"eccesso" sono i principali fertilizzanti del terreno dove cresce e prospera quella particolare attività (anti)economica che si suole definire "business". […] il business non si occupa più dell’abitare, si disinteressa della complessa articolazione della "casa" e di conseguenza rimane insensibile all’esigenza della "giusta misura" che si agita al fondo dell’economia".

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"Ciò che bisogna opporre alla deriva distruttiva del business non è dunque la "gratuità", e neppure un’"etica degli affari" o un’"economia del dono", ma l’"economia", semplicemente l’economia, anche se deve essere un’economia all’altezza del suo stesso nome".

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