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L’affermazione di una cultura della legalità porta con sé una riconquista di spazi di pari opportunità, di trasparenza e di giustizia sociale. Infatti le regole e la loro applicazione consentono di ottenere ciò che spetta come diritto e non in virtù di favori, concessioni, conoscenze. Ognuno di noi è chiamato a  mettersi in gioco, ad educarsi ed ad educare alla legalità

L’originalità di questo libro consiste nel pensare e proporre una legalità che sia prima di tutto un sentimento: “appare urgente una nuova focalizzazione dell’idea (della legalità) e, con essa, del sentimento della legalità per la costruzione di un patto di cittadinanza» (p. 20). Dove per sentimento l’autore intende una profonda convinzione che guida il proprio agire.

E’ un libro rivolto ai giovani, perché si appassionino col cuore alla legalità, invito rivolto dal giudice Adriano Patti che da alcuni anni va nelle scuole ad incontrare i giovani.

L’autore vuole aiutarci a comprendere come passare da una cultura della legalità come "mero rispetto della regola" alla cultura della "convivenza" giusta, basata sullo stato di diritto, sulla democrazia, su un progetto partecipato di popolo, sulla condivisione di un bene comune.
Questo invito, che pur con toni soft a volte diventa un grido sofferto, viene lanciato da una persona consapevole della scarsità di questa visione comune nella società italiana.
La prospettiva della legalità come convivenza "ha l’indubbio vantaggio di mirare al superamento di una concezione dei comportamenti individuali e collettivi centrata sull’individuo, in favore di una concezione centrata sulla relazione tra soggetto e contesto, nella convinzione che le persone debbano avere un ruolo attivo nel selezionare e modellare il loro ambiente e che il rispetto delle norme, pur fortemente connesso a istanze di sicurezza e di ordine sociale, debba sempre accompagnarsi alla disponibilità al riconoscimento, al rispetto e alla tolleranza della diversità dell’altro" (p. 123).
Inoltre, "una formazione autentica alla legalità, che porti ad assumerla come abito interiore e stile di comportamento, esige un profondo ripensamento del senso della convivenza civile e una riflessione sugli orizzonti che vogliamo dischiudere alla nostra societa" (p. 122).
Nella prefazione don Luigi Ciotti afferma che prima che "di educazione alla legalità, occorre parlare di educazione alla responsabilità", consapevole che è "un vuoto di corresponsabilità ad aver creato la crisi etica, economica e politica del nostro Paese" (pp. VII-IX).
Adriano Patti sente l’urgenza di un deficit di legalità per l’Italia: "Senza l’accettazione condivisa di regole democraticamente poste, nessuna attività può essere compiuta con profitto, nessuna manifestazione di spirito civile può trovare una dignitosa espressione" (p. 5).
Le regole devono essere condivise, però per l’Italia "la tendenza al rifiuto della legalità è stata addirittura individuata in una prospettiva di analisi storica, quale cifra della stessa identità nazionale, per giunta ravvisandone come prima causa una pratica del diritto come strumento di potere per pochi, incomprensibile ai più" (p. 6).
Il libro parte dalla crisi della legalità (capp. 1-2), prosegue con la valorizzazione della Costituzione come base e garanzia di valori per una legalità condivisa (cap. 3), chiede un impegno per una cittadina attiva (cap. 4) come controaltare cui chiamare le istituzionai nazionali ed europee a un esercizio della legalità (cap. 5), si sofferma sul funzionamento della giustizia civile e penale che dovrebbe garantire la piena fruizione del diritto a una giusta giustizia (cap. 6). Il cap. 7 riguarda il che fare per una educazione alla legalità.
Il principio di legalità per poter essere davvero obbligante, deve essere declinato nella stipulazione di un patto condiviso, che diventi legame, capace di unificare saldamente in un senso di appartenenza comune. "Questo richiede un’interiorizzazione del senso di legalità, frutto di un’accettazione convinta della regola non più subita come imposta, ma liberamente accolta in quanto compartecipata: ciò che può essere soltanto il frutto di una educazione alla legalità" (p. 9).
L’autore infine esce da una convenienza economicistica della legalità: "prima ancora che economica, (la legalità conviene) per il recupero di dignità e di civiltà nella convivenza da cittadini che essa consente» (p. 35).

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La legalità non è questione giuridica, ma di dignità di cittadini
. E’ una visione alta che permette anche un approccio diverso all’educazione alla legalità: non solo educare al rispetto delle regole, ma prima e soprattutto educare al rispetto della persona e al suo convivere civile.

Adriano Patti, Perché la legalità? Le ragioni di una scelta, Vita e Pensiero, Milano 2013.


Citazioni

"L’affermazione della legalità porta con sé una riconquista di spazi di pari opportunità, di trasparenza e di giustizia sociale, poiché le regole e la loro applicazione consentono di ottenere ciò che spetta come diritto per realizzazione di giustizia e non in virtù di favori, di concessioni elargite per conoscenze oblique e percorsi opachi. Questi favori minano profondamente il tessuto di legalità di un ordinamento civile, perché denunciano l’insufficienza delle istituzioni, della pubblica amministrazione, di chi deve garantire prestazioni e servizi che sono oggetto di diritti.

Al tempo stesso, essi consegnano all’avvilimento della propria condizione di cittadinanza chi si piega a una logica clientelare che sostituisce a un atteggiamento di servizio della legge democraticamente posta, l’imposizione di una legge diversa, basata sulla forza di un potere altro, che erode e distrugge spazi di libertà (personale, civile, economica e, alla fine, politica) e deprime il livello di convivenza, non più tra pari". (pp. 35-36)

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"Se ognuno facesse qualcosa, se ognuno si mettesse in gioco, se ognuno rifiutasse di farsi spettatore di un mondo che sta morendo, tutto sarebbe diverso". (p. 136)

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