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Il rapporto tra carisma e istituzione non è storicamente dei più facili. Amministrare un patrimonio di valori economici senza perdere un patrimonio di valori morali è un esercizio assai difficile. Forse per questo l’autore mette nel retro di copertina una frase del Papa che più o meno richiama questa idea, ma riferendosi alle anime…

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Il rapporto tra carisma e istituzione non è storicamente dei più facili. Conservare un’eredità materiale è già un fatto: conservarne una immateriale è peggio. Forse non a caso l’autore mette nel retro di copertina una frase del Papa che più o meno richiama questa idea, ma riferendosi alle anime.

Certo è che amministrare un patrimonio di valori economici senza perdere un patrimonio di valori morali e – appunto – senza perdere la propria anima, è un esercizio assai difficile. Equilibrismo. A maggior ragione se l’operazione di pulizia istituzionale è compiuta da un soggetto carismatico, quale è Papa Francesco, e il carisma si propone ad un soggetto istituzionale in cui si sedimentano stratificazioni di interessi, segreti, vizi, stili di vita, libertà. Nel libro si incontra di tutto, ovvero soggetti che non ha senso abbiano collegamenti col Vaticano, ovvero oggetti (si pensi alle sigarette) che non è opportuno trovino collegamento col Vaticano. Si trova di tutto e anche solo certe allusioni rimandano a scenari inquietanti.
L’autore gestisce la vicenda a metà tra il libro giallo e la cronaca di guerra. Ci sono i “buoni” (Zhara e la Cosea, il card. Pell) e i “cattivi”.

Ci sono i colpi di scena (gli scassinamenti, le intercettazioni, le truffe, i bilanci non firmati) e i delitti: l’obolo di S.Pietro, i buchi di bilancio e delle pensioni, gli affitti a canone zero, le spese di una grandeur tutta terrena… Ci sono i nomi e le sigle che in questi anni hanno accompagnato anche qualche scandalo internazionale, si pensi allo Ioro all’Apsa. Ci sono nomi che – poi – hanno accompagnato altri scandali, qui non ancora immaginabili, si pensi al caso Chaouqui.

Ma l’impressione è che tutti questi fatti, questi nomi, queste azioni facciano parte di una trama assai intricata, che troverà requie in uno scenario post-bellico di macerie: sia che “vinca” Francesco, sia che vinca la forza statica di una burocrazia rapace e incapace di riscoprire le ragioni di una fede e – in questo caso – di una carità che oggi ci paiono tanto necessarie nella gestione dei valori economici. La guerra in cui è coinvolto Francesco è dura e senza esclusione di colpi, perché si gioca su interessi vitali. La via crucis che sta percorrendo Francesco ci auguriamo non abbia come epilogo quello che ripercorriamo il venerdì santo.

Il libro, dunque, merita una lettura. Ci apre alcuni scenari. Non sappiamo se il Papa abbia apprezzato questa fuga di notizie: probabilmente no, perché non aiuta la risoluzione dei gravi problemi qui descritti, non aiuta la sua strategia. Però un merito questo libro ce l’ha, perché ci rafforza nelle nostre convinzioni carismatiche: solo la riscoperta della fede e della carità ci possono salvare. Sì, è così: almeno lo speriamo…

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