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"Il guaio è che la studipidità in campo economico domina il governo dell’economia non solo in Italia, bensì in tutta la Ue"

Nella prefazione Luciano Gallino si presenta come uno sconfitto politico, sociale e morale, senza possibilità di riscatto, che invita i nipoti, quasi in un testamento, a trovare energie per «porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l’Unione europea» (p. 3).
La duplice sconfitta riguarda l’idea di uguaglianza e l’idea di pensiero critico, con la relativa vittoria della stupidità.

Le molte facce della crisi del capitalismo sono: «l’incapacità di vendere tutto quello che produce, la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi i quali abbiamo un reale valore d’uso, il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di la di ogni limite, da utile ausiliare dell’economia produttiva a sfrontato padrone di ogni aspetto della vita sociale» (p. 5).

Alla crisi del capitalismo si aggiunge ed è connessa strettamente la crisi ecologica, dovuta allo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita. Inoltre c’è una stupidità diffusa nei confronti del sistema economico, una non comprensione dei suoi meccanismi di funzionamento.

Che fare? Gallino propone innanzitutto di farsi «una idea solida del tipo di persona, di essere umano che ammirate e che vorreste essere» (p. 8), per guardare più che alla massimizzazione del profitto al problema del destino umano e così poter avere un obiettivo di società da realizzare nel tempo che viviamo.

Nel primo capitolo l’autore affronta la doppia crisi del capitalismo e del sistema ecologico. In particolare sottolinea la stagnazione del capitalismo che ha prodotto la pauperizzazione del consumatore, in cui anche i produttori diventano esuberi e chi rimane è solo la finanza che gioca con se stessa.

Riguardo alla crisi ecologica propone un cambiamento drastico delle strategie di produzione e consumo che enfatizzano l’obsolescenza programmata dei beni di consumo, il lancio incessante di prodotti presentati come nuovi, ma che tali non sono se non in minima parte, la corruzione dei bambini e l’infantilizzazione degli adulti tramite una pubblicità onnipervasiva, l’uso dei mezzi di comunicazione per veicolare la pubblicità. Analizza sei obiezioni dei capitalisti alla richiesta di cambiare modalità di produzione rilevandone le contraddizioni e propone, nel resto del libro, possibili soluzioni, consapevole che molto c’è da discutere.

Il secondo capitolo analizza la deviazione della finanza dai propri scopi originali, di aiuto nella ricerca di risorse economiche per il settore produttivo e di impiego del risparmio, con risvolti inquietanti per la crisi ecologica, tra il commercio internazionale delle emissioni dei gas serra, che incrementa l’inquinamento invece di ridurlo. Un aspetto fondamentale, per Gallino, è la possibilità di creare denaro dal nulla da parte delle banche, diritto che dovrebbe essere eliminato o obbligando le banche ad avere in riserva il 100% dei prestiti oppure riservando questo potere alle banche centrali dei paesi.

Il terzo capitolo si occupa dei Trattati fondativi dell’Unione Europea: Maastricht del 1992 e Lisbona del 2008. Essi sono caratterizzati da una forte ideologia neoliberista e una scarsa presenza di democrazia. Si sono pertanto volutamente sviluppati dei poteri concentrati in poche istituzioni e non controllati da nessuno.
La diversità economica dei vari paesi doveva, secondo le previsioni, convergere verso il modello tedesco, ma così non è stato a causa delle rigidità imposte dalla moneta unica, che ha impedito le svalutazioni competitive che servono a riequilibrare le diverse velocità delle economie nazionali.

C’è una oligarchia di fatto e una egemonia della Germania che ha imposto al resto dei paesi una politica di austerità che ha aggravato la crisi invece che risolverla, con un aumento delle disuguaglianze a vari livelli. La conseguenza è stata la demolizione dello stato sociale, proprio quando questo sarebbe stato più necessario per fronteggiare la crisi del 2008. Alle pagine 119 e 120 Gallino riassume in sei punti le strategie attuate in Germania dall’Agenda 2010 che, di fatto, hanno anticipato le politiche dell’UE.

La riforma dell’istruzione come impresa ha poi avuto come conseguenza la soppressione dell’insegnamento del pensiero critico come «capacità di esercitare un giudizio cercando quali alternative esistono anche in situazioni dove sembrano non essercene, e di scegliere tra di esse guardando a quelle che vanno in direzione dei fini ultimi piuttosto che alla massimizzazione dell’utile» (p. 121s).

Il quarto capitolo si focalizza sulla crisi italiana, aggravata dalle politiche imposte dalla Troika al nostro paese e accettate dai nostri politici dal governo Monti in poi. Gallino vuole confutare che il debito pubblico italiano sia stato causato dall’aver vissuto al di sopra dei propri mezzi aumento eccessivamente la spesa per il welfare. Secondo l’autore sono tre i motivi dell’incremento del debito che si è avuto sostanzialmente tra il 1981 e il 1993.

Nel 1981 la Banca d’Italia non era più il compratore di ultima istanza dei titoli di stato rimasti invenduti alle aste pubbliche, causando un incremento del tasso di interesse superiore a quello degli altri paesi europei. Il disavanzo della bilancia commerciale ha richiesto un ulteriore offerta di denaro a interessi alti. L’Italia ha scelto, per entrare nella UE, di avere un forte avanzo primario che si trasforma in un alto livello di tassazione per ripagare gli interessi sul debito, tassazione che sottrae risorse agli investimenti.

La conclusione è che non è la spesa sociale, ma la spesa per interessi che strangola il bilancio pubblico e limita il ruolo dello Stato nell’economia produttiva. Con lucidità Gallino elenca 10 fattori che condizionano il ristagno industriale ed economico del paese (p. 150ss).

Alla fine, nel capitolo quinto, troviamo le proposte operative:
togliere alle banche il potere di creare denaro e la possibilità di diventare troppo grandi
controllare democraticamente la finanza indirizzando gli investimenti in campi socialmente produttivi: infrastrutture e ricerca e sviluppo.

Questo potrebbe ridurre le disuguaglianze e creando così più uguaglianza, maggiore benessere diffuso. Se è vero che la finanza ha un enorme potere sulla politica è perché questa glielo ha concesso in via legislativa a partire dalla de-regulation iniziata da Clinton negli Stati Uniti.

L’autore è consapevole che la sproporzione delle forze in campo a favore del capitale può scoraggiare molti dall’intraprendere qualsiasi iniziativa per arginarlo, ma intravede piccoli segnali di speranza che possano coagulare le forze disperse di coloro che vogliono arginare, non sopprimere, il capitalismo in un progetto politico credibile.
Agli eredi l’arduo compito di provarci.

Luciano Gallino, Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti, Einaudi, Torino 2015.

Citazioni

“Le trasformazioni dell’economia, del modello produttivo, dei consumi (…) sono immense se si vuole attuarle in una sola volta, e nessuna forza politica e alle viste per tentare qualcosa di simile. Ma una nuova sinistra, una sorta di socialismo ecologico, formata dall’aggregazione di forze oggi disperse, potrebbe quanto meno ottenere che si attuino via via determinati provvedimenti nella loro direzione, anche su scala limitata. E’ vero: le riforme del denaro e del sistema finanziario esposte sopra sono di grande scala, ma non poche sarebbero forse attuabili da qualunque Parlamento ritenesse giunto il momento di sottoporre nuovamente il capitalismo a una regolazione democratica, senza per questo porsi lo scopo di eliminarlo” (p. 196)

“Il fatto è che il tempo stringe, prima che il nostro paese vada incontro a una involuzione politica ed economica rovinosa. Una simile urgenza, che di certo tanti italiani ormai avvertono, insieme con l’attrattiva di un impegno realistico per ridare peso nella Ue a ideali di uguaglianza, solidarietà, partecipazione democratica, al posto della lugubre e distruttiva Ue della finanza, potrebbero forse contribuire a raccogliere un numero assai elevato di consensi di quanto oggi non sia dato immaginare” (p. 198)

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