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Corruptia è il nome fittizio di un comune italiano utilizzato come caso di studio, come metafora che ci consente di compiere un viaggio nei meandri della Pubblica Amministrazione là dove la presenza di consistenti trasferimenti di denaro dal pubblico ai privati (in servizi, appalti, sostegni sociali, sponsorizzazioni) se non attuati nella piena trasparenza e il rispetto della legalità e dell’eticità, sono il terreno fecondo per l’insidiarsi di comportamenti illeciti, omertosi e non etici

Il libro è frutto del lavoro di Rocco D’Ambrosio e di altri sei coautori tutti Viceprefetti in carica: Salvatore Calvagna, Giovanni De Francisco, Salvatore Fortuna, Antonio Giannelli, Alessandra Lazzari, Rosamaria Monea. Si tratta di personaggi con una consistente esperienza, nella loro funzione, in varie città italiane e che hanno partecipato a commissariamenti di alcuni comuni. Va segnalato D’Ambrosio promuove anche l’associazione Cercasi un fine che si occupa di formazione alla buona politica

La tesi del libro è così sintetizzabile con le parole dell’autore:
"In sostanza non è l’occasione che fa l’uomo ladro, bensì la fragilità della struttura etica della persona come della società, e di tutte le sue componenti, che favorisce la corruzione. La lotta alla corruzione, pertanto, nasce dal vigore morale dei cittadini e le leggi possono agevolare questo cammino, ma mai nessuna legge potrà sostituirsi ad essi nel desiderio e nella volontà di avere una società eticamente sana" (p. 25)

Corruptia è il nome fittizio di un comune italiano utilizzato come caso di studio nel contesto del XXVI Corso di formazione dirigenziale per l’accesso alla qualifica di Viceprefetto della Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno di Roma.

L’agile volumetto è una valutazione etico-politica di come si agisce e si dovrebbe agire in sei settori particolarmente significativi dell’attività di un normale comune italiano: settore finanziario, ambientale, sicurezza urbana, Pubblica Amministrazione e controlli, urbanistico, cultura e sport.

Vengono presentati casi concreti di corruzione e illegalità resi non riconoscibili, valutate dal punto di vista giuridico le conseguenze penali e non, data una valutazione dal punto di vista etico-politico. Infatti non sempre quello che è legale è anche lecito dal punto di vista etico.

Il libro vuole aiutare tutti i cittadini, non solo gli addetti ai lavori, in quanto si sottolinea che è proprio la mancanza di interesse e di controllo da parte della cittadinanza nei confronti dei propri amministratori ciò che permette l’insorgere e poi il dilagare della corruzione, dell’illegalità.

Se da una parte c’è una consistente voglia da parte di alcuni amministratori della cosa pubblica di essere più interessati alla ricerca di un bene personale, prima di tutti i soldi, ma anche di potere d’influenza, di riconoscimento politico, di consenso elettorale, più che del bene comune; dall’altra c’è anche un disinteresse diffuso e una omertà, a fronte di situazioni conosciute e non denunciate, da parte dei cittadini e dei livelli tecnici di un comune.

C’è una specie di patto non scritto tra cittadini e amministratori che si potrebbe così descrivere: voi amministratori fate come volete, purché soddisfacciate i nostri desiderata di cittadini: pulizia, decoro, servizi efficienti, benefici, nascondimento del disagio sociale, ecc.

I casi descritti vedono come alcuni atteggiamenti iniziali di semplice riorganizzazione amministrativa, come ad esempio l’esternalizzazione di alcuni servizi o il venir meno di alcune funzioni controllo, di per sé legittimi, allentino le maglie della legalità. Questo lascia spazio alla discrezionalità che in breve, sotto la spinta di emergenze sociali e politiche, sfocia nel non rispetto delle coperture dei bilanci, coinvolge in comportamenti non legali funzionari che non possono o non riescono a difendere la legalità del proprio ruolo di controllori, e così via.

Il quadro che ne emerge, che chiaramente è focalizzato sulle disfunzioni per poterle riconoscere e prevenire, mostra come sia necessaria una continua e costante vigilanza da parte di tutti, amministratori e cittadini anche associati, sul buon funzionamento economico e di indirizzo politico delle scelte di una giunta e di un consiglio comunale.

E’ nei meccanismi di gestione che si annida il cavillo che permette il comparire dell’illegalità e della corruzione. Da questo punto di vista il fenomeno è metaforicamente presentato proprio come un cancro, che a volte si manifesta con dei sintomi chiari e che quindi può essere contrastato con le cure del caso, in altri casi si tiene nascosta, è asintomatico, fino a quando si manifesta con virulenza e non può più essere combattuto efficacemente. In tutti i casi vale il detto: prevenire è meglio che curare, e occorre farlo con competenza e grande senso civico. La politica è scelta e non sempre è sufficientemente chiaro quale sia il bene comune da perseguire, ma quasi sempre è chiaro il discrimine tra bene personale e bene comune, come è bene evidenziato nei paragrafi finali di valutazione etica dei sei settori presi in considerazione come esempi paradigmatici.

La lettura del volume ci introduce nei meandri della Pubblica Amministrazione là dove la presenza di consistenti trasferimenti di denaro dal pubblico ai privati, in servizi, appalti, sostegni sociali, sponsorizzazioni, ecc., se non attuati nella piena trasparenza e il rispetto della legalità e dell’eticità, sono il terreno fecondo per l’insidiarsi di comportamenti illeciti, omertosi e non etici, che fanno dell’Italia uno dei paese più corrotti dell’Occidente.

Rocco D’Ambrosio con Salvatore Calvagna, Giovanni De Francisco, Salvatore Fortuna, Antonio Giannelli, Alessandra Lazzari, Rosamaria Monea, Corruptia. Il malaffare in un Comune Italiano, La meridiana, Molfetta (BA) 2014.

Citazioni

"Si può ritenere che il reato del dipendente pubblico sia frutto di un percorso i cui primi passi non si pongono nell’ambito della violazione delle norme scritte, bensì in quell’ambito di violazioni dei principi etici che sono a fondamento delle leggi. […] Il primo passo della corruzione degli onesti può essere, infatti, il mobbing del sistema politico amministrativo […] In Corruptia il primo passo del responsabile del settore economico-finanziario verso il baratro etico è stata la perdita del senso profondo del proprio ruolo, la rinuncia la proprio servizio alla società, in cambio del quieto vivere. Sostanzialmente si è trattato di un’omissione non di atti ma della ragione stessa del proprio essere funzionario" (p. 22).

"Iniziato questo percorso, caduti gli argini morali alla corruzione con la vendita della propria identità di funzionario pubblico, i passi successivi sono naturali e la velocità degli stessi dipende sostanzialmente dal consolidamento della corruzione intorno al funzionario. La corruzione, infatti, esige sempre maggiore collusione, da cui è sempre più difficile liberarsi quanto maggiori nella quantità e più gravi nella qualità sono gli atti in cui il funzionario ha deviato dalla norma. In assenza di argini morali, peraltro, è sempre facile e razionale scendere ogni gradino della deriva morale, per coprire ciò che è avvenuto nel gradino precedente, perché il sistema di corruzione fa percepire la normalità di tale sistema, peraltro spesso impunito" (p. 23).

"Sebbene possa apparire strano che l’argine fondamentale alla corruzione sia quello morale e non quello normativo, l’esattezza di questo assunto è dimostrato dal famoso caso dei divieti di sosta al palazzo delle Nazioni Unite e New York, di cui parla Vannucci. L’autore spiega come nei pressi della sede dell’istituzione internazionale, pur in presenza di esenzione dalla sanzione, le norme del Codice della strada venivano rispettate dai diplomatici dei Paesi in cui vi è minore corruzione mentre non venivano rispettate dai diplomatici dei Paesi di maggiore corruzione. Pertanto non è la sanzione a determinare comportamenti virtuosi. In altri termini, come insegna la tradizione classica, è il comportamento (èthos) che fonda e genera la legge (nomos) e non viceversa. […] E’ sempre e solamente l’educazione (l’aristotelica paidèia) l’artefice di un nuovo comportamento (èthos). Non si promulga una nuova legge per educare i cittadini a un nuovo comportamento (èthos), ma si educano cittadini e governanti alle virtù e queste porteranno ad una nuova legge e al rispetto di quelle vigenti" (p. 24).

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