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La profonda crisi di numeri, ma soprattutto di credibilità, che ha travolto partiti, sindacati, associazioni di categoria e, più in generale, i corpi intermedi è al centro dei diversi contributi presenti nel volume che cercano di rispondere ad una domanda di fondo: in che modo è possibile rivitalizzare questi corpi sociali dando ossigeno alla democrazia, rendendola più plurale, sussidiaria e popolare?

La profonda crisi di numeri, ma soprattutto di credibilità, che ormai da anni ha travolto partiti, sindacati, associazioni di categoria e, più in generale, tutte quelle formazioni sociali chiamate a rappresentare i bisogni e le istanze dei cittadini, è al centro dei diversi contributi in cui si articola il volume. Il libro, è stato pensato infatti come un’opera corale in cui, a partire da esperienze e da prospettive diverse (dell’associazionismo, del Terzo settore, della cooperazione, dell’impresa, del sindacato, ecc.) si avvia una riflessione sul ruolo e sulla funzione dei corpi sociali intermedi nella società contemporanea.

Se per decenni i diversi organismi di rappresentanza hanno contribuito alla costruzione dell’ossatura della democrazia italiana, facendo maturare la nostra società e rendendo milioni di italiani cittadini attivi e partecipanti, sul finire del secolo scorso hanno iniziato a “disintermediarsi”. Si è rotto cioè l’intreccio tra interessi e identità alla base della loro funzione di rappresentanza: i primi si sono fatti più frammentati e anche le appartenenze si sono progressivamente individualizzate. La domanda sociale è cambiata, ma soprattutto non è più il riflesso esclusivo di un’identità fissa, di uno specifico gruppo di riferimento: interessi, valori e appartenenze sono sempre più trasversali e mutevoli.

Ciò non significa, che i corpi intermedi non abbiano più alcuna utilità, che abbiamo esaurito il proprio ruolo originario di organismi di prossimità capaci di creare reti tra cittadini e “potere”. Nonostante, i segnali della gravissima crisi che stanno vivendo si moltiplichino in maniera sempre più forte, non è del tutto vero che la loro funzione politica e sociale sia venuta meno; piuttosto se ne sono modificati gli spazi e i meccanismi.

Di fronte a questo scenario, tutti gli autori sembrano giungere alla medesima conclusione: la vera sfida per tutti i corpi intermedi, orami ripiegati su se stessi, è quella di rimuovere consorterie e interessi consolidati per tornare ad essere enzimi della società; un catalizzatore dei processi tra i cittadini e le istituzioni, tra la domanda e l’offerta politica, sociale ed economica. I corpi sociali intermedi non devono vivere per loro stessi ma in funzione del bene comune.

Se al contrario, perdureranno nella tutela corporativista dei propri interessi, la loro fatica a rinnovarsi e a ritrovare nuovo slancio è destinata a protrarsi senza soluzione di continuità. È arrivato il momento di ricostruire lo spazio della rappresentanza, della progettualità e dell’identità nella consapevolezza che nella società contemporanea i vari interessi difficilmente possono essere rappresentati in forma monolitica e da un solo soggetto sociale.

La democrazia, e il nostro Paese in particolare, ha ancora bisogno della società civile organizzata. Non tanto perché i sindacati, i partiti politici, le associazioni di categoria, le comunità̀ familiari, territoriali, professionali, religiose, ecc., sono formazioni sociali riconosciute dalla nostra Costituzione, ma perché con la loro azione di rivendicazione, di mediazione, di presidio, assicurano che tutti i cittadini possano esprimere al meglio la propria partecipazione alla comunità nazionale. Rivitalizzare i corpi intermedi significa, dunque, ridare ossigeno alla democrazia, che non può prescindere dai concetti di pluralismo, di sussidiarietà, di partecipazione popolare.

Anche a livello europeo è necessario rafforzare i canali già esistenti di partecipazione e di dialogo civile, ma anche altrettanto necessario favorirne la necessaria evoluzione.

Come osserva Romano Prodi nella prefazione che accompagna il libro non si tratta di rimpiangere o di mitizzare un passato in cui i corpi intermedi hanno contributo in misura determinante al consolidamento della nostra democrazia, costituendo un elemento di rottura rispetto alla precedente stagione politica. Piuttosto, da quel passato andrebbero ripreso l’obiettivo “di operare per la costruzione di strutture e di modelli organizzativi che provvedano allo stesso importante compito di formare, selezionare ed indirizzare verso il servizio pubblico le energie umane di cui si deve alimentare ogni sistema democratico che abbia l’obiettivo di rappresentare gli interessi e di affrontare i problemi del più ampio numero possibile dei propri cittadini”:


Gianni Bottalico, Vincenzo Satta, Corpi intermedi. Una scomessa democratica, Ancora, Milano 2015.
Con contributi di: Pietro Barbieri, Danilo Broggi, Giuseppe De RIta, Annamaria Furlan, Luca Jahier, Fabiano Longoni, Francesco Occhetta, Maurizio Ottolini, Nando Pagnoncelli, Antonio Sciotino.   

Citazioni

"Pensare forme, spazi e procedure di civismo organizzato realmente partecipativi, è quanto mai vitale per chi si candida a un ruolo di rappresentanza. Essere sempre più agili a cogliere i segni dei tempi, culturalmente autonomi e non succubi della cultura dominante, trasparenti, non auto-referenziali, aperti e radicati nei problemi delle comunità e dei territori, capaci di contribuire a costruire legami sociali e di generare speranza, questo è quanto si chiede ai corpi intermedi per tornare ad essere una spinta propulsiva verso scelte coraggiose" (Bottalico).

"Il pluralismo sociale lascia filtrare la vocazione del soggetto a essere parte di un’aggregazione sociale e, dunque, polo di una fitta trama di relazioni interpersonali, il cui intreccio rende consapevole la persona della misura della propria libertà, ma contestualmente la richiama alla responsabilità, in senso solidaristico, verso gli altri soggetti a cui si lega. Contemporaneamente, il pluralismo istituzionale importa una concezione di Stato in cui le funzioni pubbliche non sono riconducibili a un unico centro di potere" (Satta).

"Sarebbe un’ironia della sorte se in Italia, il Paese in cui il principio di sussidiarietà è nato, esso non fosse promosso ancora più concretamente di quanto già si faccia" (Occhetta).

"[…] Perché vi sia un regime democratico occorre che ci sia, da un lato, una società intrisa dei valori democratici […]; dall’altro, che vi siano soggetti intermedi che incessantemente tessono trama e ordito, creando quindi il “tessuto democratico”, la coesione sociale" (Barbieri).

"La politica è una attività includente, e non può essere perciò escludente rispetto alla società civile, la quale è data dall’insieme dei rapporti tra le persone e le società intermedie: ed è in questo ambito che cresce la soggettività creativa del cittadino" (Longoni).

"Abbiamo tutti “dormito un po’” e la attuale dura istanza “renziana” (primato della politica, uso della disintermediazione, messa in crisi delle istanze intermedie) ci ha colto impreparati. Abbiamo reagito, in maggioranza, a difesa; ma non è bastato e non può bastare. […] Occorre solo ricominciare a pensare, a studiare, lontano da ogni tentazione di semplificare" (De Rita).

"Il tema di fondo, dunque, riguarda una nuova consapevolezza sulla necessità di condividere la priorità della socializzazione degli interessi, trasmutandoli in “valore” per il mercato e per i cittadini. È questa la sfida che oggi i corpi intermedi hanno davanti e che potranno superare solo accettando di trasformarsi da negoziatori sindacali in classe dirigente. Ma perché questo possa avverarsi è necessaria una classe dirigente che si rimetta in discussione" (Broggi).

"Ma la strada che la rappresentanza è chiamata a percorrere non può che essere quella di una sollecita autoriforma in senso semplificativo" (Ottolini).

"Cooperazione, solidarietà, sussidiarietà non sono termini astratti, sono modalità di un’azione politica e sociale che possono cambiare il volto stesso di una società, rendendola più giusta, più equa, più forte contro ogni possibile fase di crisi economica o sociale" (Furlan).

"Se l’Europa è in crisi e in fase di rapide trasformazioni, la società civile europea nel suo ruolo storico di anticipatrice e poi di “intermediaria” tra i cittadini e le autorità pubbliche, ha un ruolo fondamentale da svolgere. È imperativo usare il dinamismo, l’entusiasmo e la creatività della società civile, ripensando il modo di comunicare meglio l’Europa, rilanciando il senso di appartenenza e di identità e ricostruendo un capitale fragile ma essenziale, la fiducia" (Jahier).

"Finiti, o usurati, i modelli di riferimento, è necessario, soprattutto dentro una crisi senza precedenti, tornare a parlare di bisogni, di rappresentanza sociale, di valori. Per farlo però bisogna affrontare le nuove modalità che caratterizzano il legame sociale e la relazione politica" (Pagnoncelli).

"[… ] Credo che il rinnovamento dei corpi sociali, nel solco dello spirito del cattolicesimo popolare, dell’Opera dei congressi e delle Settimane sociali, coincida con il rinnovamento della partecipazione dei cattolici italiani in politica, con una presenza più incisiva e il superamento della loro ormai ben nota irrilevanza nel Parlamento italiano. […] Oggi, più che in passato, si sente la necessità di cristiani adulti e maturi nella fede, che sappiano dare un contributo significativo alla costruzione della “città terrena”, come è avvenuto in altri momenti della storia del Paese" (Sciortino).

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