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Per poter riportare la finanza al servizio della società occorre individuare piste di lavoro su scala globale che però hanno ricadute locali significative… 

1. Dare valore ai soldi?rn

Che cosa significa dar valore ai soldi? I soldi hanno “di per sé” valore, anzi di fatto sono, tra le altre cose, la misura del valore. Sappiamo bene quanto valgono, ma ancor di più sono il parametro con cui sempre più diamo un “prezzo” al “valore” di qualunque cosa. Un fenomeno che semplifica i processi, ma che ha elementi distorsivi importanti: che valore ha la bellezza? Che valore le relazioni sociali sane? Che valore le comunità o gli ecosistemi?

Il fatto che non abbiano un prezzo non significa affatto che non abbiano un valore. Detto in altri termini non si può affermare che la Apple valga più della Grecia, anche se la misura economica lo potrebbe far pensare. I Greci, le comunità locali, la storia ellenica hanno un valore inestimabile.

Andando più in profondità dare valore ai soldi significa anche capire che i soldi sono strettamente connessi a fattori sociali e relazionali molto più di quel che percepiamo. Il valore di una moneta è legato alla fiducia, ad un atto di fede collettiva: non un corrispettivo in preziosi o magari in ricchezze naturali, ma indicatori economici legati alle masse monetarie, quindi a “quanto” usiamo i soldi. Non a caso si parla così spesso di fiducia dei mercati e quindi della psicologia sociale sui comportamenti economici e finanziari.

Poi vi sono altri valori intrinseci decisamente importanti: sono valori “relazionali”. I soldi favoriscono i processi democratici e la redistribuzione delle ricchezze rispetto ad altri mezzi di accumulo o di scambio. Sono facilmente gestibili, controllabili nei loro flussi, redistribuibili tramite la fiscalità o i ritorni economici.

I soldi semplificano anche alcune modalità di attuare la solidarietà, la cura, la mutualità. In particolare rendono facile donare, sostenere una idea, una comunità locale, un progetto. Soprattutto interagiscono e possono generare relazioni: i soldi sono per definizione globali, ma non per questo meno capaci di “mutualità”. Nel momento in cui come cittadini o istituzioni si riesce ad indirizzare i propri soldi (risparmio, investimenti) si compiono scelte e si danno indicazioni verso obbiettivi sociali ed ambientali.

Cosa impedisce a questi valori “relazionali” di essere sviluppati, di essere più evidenti? Sicuramente il valore “in sé” che diamo ai soldi oscura i valori relazionali degli stessi, che passano in secondo piano rispetto alla misura di ricchezza.

Spesso gli indirizzi politici e regolatori della finanza sono “ostili” a scelte in campo economico che abbiano dichiarati obbiettivi non economici, di bene comune. In parte lo sono in linea teorica o generale, ma, ancor di più, nella pratica: nella valutazione della buona gestione finanziaria ed economica gli indicatori di efficienza utilizzati tendono ad essere esclusivamente di tipo economico, per massimizzare quello che è il valore più importante percepito: il profitto. Altri indicatori sociali od ambientali fanno fatica ad affermarsi, ad essere studiati nelle università, ad uscire dal recinto di una responsabilità sociale di impresa che avviene a valle dei meccanismo di produzione del valore.

È interessante a tal proposito l’attenzione che Papa Francesco ha posto su questo punto nell’Enciclica Laudato Si in cui viene più volte sottolineata la necessità di essere “efficienti” nella misura del raggiungimento di obbiettivi sociali ed ambientali.

Infine il combinato disposto tra il valore sempre maggiore che viene dato alla liquidità degli investimenti e la rapidità dei ritorni economici, allontana le gestioni finanziarie dalla concretezza di investimenti con risvolti sociali ed ambientali chiaramente connessi con una specifica comunità o opportunità ambientale. Gli impegni a lungo periodo sono disincentivat, l’attenzione al rischio spinge verso strumenti complessi e liquidi, con il risultato purtroppo di generare altri tipi di rischi dovuti alla complessità degli strumenti, alla concentrazione in poche tipologie di strumenti ed anche all’uso distorto degli strumenti finanziari.

In definitiva è considerato normale non sapere veramente cosa fanno i soldi risparmiati o investiti da cittadini ed istituzioni e gestiti dalle istituzioni finanziarie, perdendo una fetta importante delle potenzialità relazionali che sono insite nel denaro e quindi anche un potere che come cittadini abbiamo di usare in modo utile alla collettività i nostri risparmi. Un potere che implicitamente la costituzione ci riconosce (art 45 e 47 su mutualità e risparmio) e sul quale occorrerebbe riflettere di più.

2. Come dare valore ai soldi sviluppando relazioni globali
Per poter riportare la finanza al servizio della società occorre individuare delle piste di lavoro a scala globale che però hanno ricadute locali significative. Vediamo quattro: tracciabilità, responsabilità, fiscalità, valutazione del rischio.
La tracciabilità dei percorsi del denaro oggi non è più un problema: la stragrande maggioranze delle operazioni e delle transazioni avviene attraverso i mezzi elettronici. Se attuata con le dovute attenzioni potrebbe portare ad una riduzione significativa degli intrecci tra criminalità, corruzione e finanza che l’opacità della finanza favorisce. Potrebbe però anche aiutare a ridurre il sistema bancario ombra che di fatto riesce ad operare lontano dagli occhi delle autorità di vigilanza. Ma soprattutto aiuterebbe a capire dove va il denaro e per cosa viene impegnato. Consentirebbe e incentiverebbe una “disclosure”, una trasparenza volontaria sulle policy di credito e di investimento delle istituzioni finanziarie

Da questa trasparenza volontaria (se necessario obbligatoria su settori sensibili – si pensi alla legge 185/90 che regolamenta il commercio delle armi) potrebbe discendere un monitoraggio ancora più efficacie della responsabilità di impresa sottostante gli investimenti: risulterebbe chiaro per i cittadini e le istituzioni che un conto è investire in mercati speculativi a somma zero (come i mercati degli scambi valutari), un conto in imprese produttive. Il tema della responsabilità è connesso alla ricerca di indicatori di impatto e alle valutazioni ambientali sociali e di governance (ESG) e quindi alla misura dell’efficienza per il bene comune.

Una particolare attenzione merita la fiscalità in finanza da almeno due punti di vista. Il primo riguarda il ritardo con cui i sistemi fiscali stanno affrontando la globalizzazione. La finanza è un ottimo alleato dell’evasione, dell’elusione o dell’ottimizzazione fiscale. I primi a pagare questa alleanza sono i cittadini e le comunità locali costretti a pagare di più da un lato e a ricevere meno risorse dall’altro. Paradisi fiscali, scatole cinesi, segretezza, riciclaggio, sono solo apparentemente combattuti dai governi e dalle regolazioni contabili internazionali che non riescono ad armonizzare le regole e non introducono le contabilità per paese (si paga le tasse dove si produce e si hanno lavoratori o prestazioni di servizi e attività).

Il secondo punto di vista riguarda invece la necessità di ripensare i sistemi fiscali: negli ultimi 30 anni i volumi delle transazioni finanziarie nel mondo sono passare da un volta il PIL mondiale ad almeno venti il volte il Pil mondiale. Le tasse però restano ancorate al PIL: abbiamo la sensazione che i soldi non ci siano e invece non ce ne è mai stati così tanti nella storia dell’umanità. Per questo il valore di una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax) non è solo quello di ridurre fenomeni speculativi della finanza che distorcono l’efficienza del mercato, ma è quello di tassare la ricchezza dove si trova.

Infine occorre una riflessione sui criteri di valutazione del rischio in finanza. È ragionevole differenziare il rischio, come è sicuramente preferibile avere investimenti liquidi, ma così gli investimenti produttivi saranno sempre svantaggiati rispetto alle transazioni finanziarie. Inoltre si sottovaluteranno costantemente i rischi sociali ed ambientali perché hanno scale temporali molto diverse dalla finanza e quindi determinano rischi che sfuggono alla finanza. Cambiamenti climatici a migrazioni sono un ottima evidenza di problemi sul tappeto da decenni ma la cui gestione è stata totalmente inefficace. Tale strabismo sulla valutazione del rischio si riflette anche nell’approccio verso la tutela degli investitori non professionali.

3. Come dar valore ai soldi sviluppando relazioni locali: alcune proposte per gli enti locali
A livello locale i valori ed i legami relazionali di una finanza attenta al concetto di mutualità possono diventare più comprensibili ed efficaci dando valore alle relazioni delle comunità e dei territori. Gli enti locali sono per definizione vicini ai cittadini, al terzo settore, alle piccole e medie attività produttive.

Nell’esperienza di Banca Etica abbiamo potuto verificare come progetti sociali ed ambientali, ritenuti deboli con i parametri della valutazione finanziaria classica, si siano dimostrati più solidi di altre attività economiche, sia prima che durante la crisi di questi anni. Un dato riscontrabile con le basse sofferenze della banca, ma che ha spiegazioni controintuitive. Infatti, pur permanendo a volte in situazioni di bilancio economico fragile, le realtà con chiari obbiettivi sociali ed ambientali hanno una resilienza maggiore in virtù dei legami relazionali che costituiscono con un territorio o una comunità di riferimento. Delle vere e proprie garanzie relazionali che sono difficili da valutare e costruire, ma che quando ci sono si rivelano decisamente efficaci.

Banca Etica ha quasi 300 enti locali soci. Una storia di oltre 15 anni che in alcuni casi ha prodotto progettualità significative ed in ogni caso ha messo in modo la partecipazione dei cittadini per gli interessi della comunità favorendo una sana educazione finanziaria. Il punto di vista di Banca Etica è che un amministrazione locale possa avere un interesse strategico nel promuovere e partecipare alla finanza etica proprio per il perseguimento delle finalità istituzionali nel proprio territorio: mettere in campo nuove progettualità, rispondere ai bisogni dei cittadini, favorire le relazioni positive tra i cittadini, il denaro, la comunità. Di seguito alcune proposte che nascono dal esperienze dirette nel mettere in atto le idee fin qui espresse in merito al “Dare valore ai soldi sviluppando le relazioni”

3.1 Azioni ed educazione sulla finanza internazionale
Gli Enti Locali hanno subito fortemente gli effetti della crisi finanziaria globale iniziata nel 2008 e che ancora non si è esaurita. Attraverso pesanti tagli ai bilanci ed il cambiamento dell’approccio al welfare. Ovviamente la regolazione dei mercati finanziari esula dai compiti di un Ente Locale, ma ciò non toglie che perché la finanza sia più attenta alle ricadute sociali ed ambientali (che sono sempre “locali”) occorre che localmente cittadini ed istituzioni si interessino della finanza.

Abbiamo bisogno di processi di educazione finanziaria collettiva che ci aiutino a capire meglio e quindi a spingere per nuove regole a livello internazionale. Attorno a questi temi si possono organizzare momenti di formazione, di educazione finanziaria, azioni di sostegno per le riforme della finanza. Ad esempio la rete dei soci di Banca Etica presente sui territori, propone un gioco di ruolo “I Giochi delle banche” che, attraverso dinamiche verosimili tra banche, famiglie e investimenti, spiega in modo semplice e fruibile a tutti la finanza, con l’obiettivo di generare futuri risparmiatori consapevoli, veri e propri “risparmiaTTori”.

3.2 Progetti per un nuovo welfare
Il Microcredito rappresenta un possibile strumento di supporto alle politiche sociali e del lavoro attraverso programmi per la creazione o il sostegno di micro e piccole imprese ed attraverso programmi di natura socio-assistenziale.
L’Ente Locale può destinare una somma per la costituzione di un Fondo di Garanzia per i programmi di microcredito che permetta ad una Banca di erogare i microcrediti. Costruendo strumenti che favoriscono l’accesso al credito, l’Ente Locale può raggiungere un maggior numero di cittadini in situazione di fragilità e offrire loro un’occasione di sostegno economico, di responsabilizzazione e riscatto sociale.

Con l’Asset Building ci si rivolge a cittadini a basso reddito per far crescere la loro attenzione verso un uso consapevole e responsabile del denaro creando percorsi di risparmio per specifici obiettivi – integrati da fondi eventualmente messi a disposizione dall’Ente Locale convenzionato.

Le opportunità abitative sul territorio possono essere incrementate favorendo: l’accesso al mercato della locazione a canoni accessibili; l’acquisto della prima casa; l’accesso al credito, metodologie come l’affitto a riscatto, l’autocostruzione, il cohousing; il sostegno alle cooperative sociali che si occupano dei servizi di accompagnamento e prevenzione al disagio abitativo

Lo sviluppo dell’economia sociale nei territori può essere favorito tramite meccanismi di garanzia per favorire l’accesso al credito, il sostegno alla costituzione e lo start-up delle imprese sociali, la promozione progetti di efficientazione per il miglioramento della qualità dei servizi erogati, la facilitazione per la costituzione di consorzi di cooperative sociali. In campo ambientale gli Enti Locali possono promuovere il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente sia direttamente sui proprio beni sia destinando risorse alla costituzione di fondi di garanzia o di rotazione: per incentivare la realizzazione di interventi destinati a favorire la diffusione di soluzioni tecnologiche per l’efficienza energetica; per l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili; per l’edificazione e/o ristrutturazione di immobili a basso consumo di energia.

3.3 Favorire circuiti di economia locale e supportare la finanza etica e mutualistica
I cittadini stanno mostrando interesse crescente ai gruppi di acquisto solidali, alla filiera corta, alle produzioni locali e ai circuiti di economia locale ivi compresi anche i pochi esperimenti di monete complementari. Un esempio innovativo in tale senso è la piattaforma Sociinrete.it che si sta sviluppando con l’obbiettivo di mettere in rete le esperienze di economia solidale e responsabile che gravitano attorno a Banca Etica.

Per sostenere lo sviluppo di tali circuiti gli enti locali, o le loro società partecipate, potrebbero anche capitalizzare parzialmente esperienze di economia civile in misura proporzionale a quanto fatto dai cittadini e vincolando le imprese ad obbiettivi di interesse della comunità (finanza pubblica in controtendenza)

In questo senso le esperienze di finanza etica e mutualistica rappresentano una leva importante per indirizzare i risparmi e gli investimenti della comunità verso obiettivi sociali o ambientali. La capitalizzazione ed il sostegno da parte delle istituzioni a favore di iniziative di finanza popolare rende possibile il finanziamento di progetti e contribuisce ad attivare percorsi di cittadinanza attiva e di educazione finanziaria.

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