Per organismo si intende una unità funzionale, tipicamente biologica e per estensione anche sociale, descrivibile in termini di relazioni fra le parti che si integrano per raggiungere un obiettivo comune…

Per organismo si intende una unità funzionale (tipicamente biologica e, per estensione, sociale) descrivibile in termini di relazioni fra le parti che si integrano per raggiungere un obiettivo comune.

La stessa osservabilità di un organismo implica il fatto che esso rappresenti una buona soluzione (non necessariamente la migliore, ma comunque efficace, in scienza si parla ‘ottimo locale’) al suo problema vitale (in buona sostanza l’obiettivo ultimo, anche se quasi sempre inconsapevole, degli organismi è la loro sopravvivenza, a livello individuale sul breve, a livello di specie sui tempi lunghi).

La presenza di molteplici soluzioni allo stesso problema (e.g. le diverse strategie di sopravvivenza adottate dai diversi organismi) ha naturalmente ispirato agli scienziati l’idea che si potesse trovare un ottimo globale (la soluzione migliore di tutte, sempre e comunque) scegliendo ‘fior-da-fiore’, cioè ricomponendo in un puzzle gli ‘aspetti migliori’ delle diverse soluzioni.

L’idea è intuitivamente buona ma non sempre realizzabile, a volte si possono scomporre (fattorizzazione) le diverse configurazioni (ottimi locali) nelle loro parti e ricombinarle ibridandole così da raggiungere un ottimo globale (gli ingegneri chiamano queste procedure algoritmi genetici), a volte la fattorizzazione è impossibile, i ‘pezzi’ provenienti da diverse soluzioni non si integrano fra di loro.

Questo è esattamente il caso degli organismi, oltre un certo livello di integrazione, l’insieme non si può più utilmente scomporre in moduli autonomi, in quanto l’esistenza di un modulo dipende dall’integrità dell’organismo completo e viceversa.

Questo vale anche per gli organismi sociali: due settimane fa, attraversando il rione Pendino a Napoli, nelle vie dove più densa ferve l’attività commerciale minuta della città, avevo netta l’impressione di una cultura organica immensamente più evoluta (e globalmente più efficiente) di quella che siamo usi chiamare ‘modernità’.

In sintesi, giusto tre punti immediati:
1) Completa integrazione degli immigrati: i mini esercizi commerciali di nativi, nordafricani, cinesi, indiani .. sono indistinguibili, anche i proprietari si chiamano tra di loro con la stessa modulazione della voce. Il venditore di oggetti sacri islamici vende anche le immagini della Madonna e i rosari e lo stesso vale per indiani e cinesi.
2) Risoluzione dei problemi degli anziani: è sufficiente si affaccino alla finestra per avere integrazione sociale, compagnia, e la spesa fatta (cestino + cordicella).
3) Risoluzione dei problemi di bambini e ragazzi: si gioca a pallone per strada senza automobili e sotto il continuo controllo sociale di chi abita nelle case attorno e dei negozianti. I bambini fanno esperienza di socialità in ambiente protetto evitando bullismo e Prozac e facendo risparmiare i soldi della palestra e delle terapie psicologiche.

Confrontate tutto questo con la sorda disperazione delle banlieu, l’odio razziale americano, gli anziani torvi e disperati delle città europee, i nostri figli soli davanti a uno schermo e vi viene da piangere di invidia. E’ chiaro che la soluzione Pendino è infinitamente migliore di quella ‘moderna’ e sicuramente più ‘resiliente’ (parola di moda per dire che non la distruggi con facilità). Insomma, ci si immagina che quando Stati Uniti ed Europa saranno diventate delle colonie di vecchi maniaci e disperati, il rione Pendino sia più o meno lo stesso di sempre.

Un pensiero meno emotivo ci fa però capire che i nettissimi punti a favore del modello Pendino sono inscindibilmente legati (si tratta di organismi appunto) da altrettanti punti a sfavore (di cui non parlerò perché continuamente ripetuti ovunque). Ciò implica che la configurazione non sia fattorizzabile e combinabile con elementi presi dalla Scandinavia o dalla Svizzera.

Di fatto ritorniamo a comprendere che non esiste ottimo globale per la società e che le soluzioni non sono fattorizzabili (con buona pace dei classici semicolti italiani che hanno sempre pronte frasi come ‘Ma in Germania, in Finlandia, in Inghilterra questo non succede…’).

Però se ci fermiamo all’insegnamento personale e guardiamo la dolcezza con cui la Madre di Dio osserva il suo popolo dalle mille edicole sacre del rione Pendino, le paure di una prossima fine dell’Umanità nella morte termica del ‘politically correct’ ci sembra una paura senza senso, e questo è di per sé tantissimo.

Buon Natale.

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