Probabilmente molti lettori di Bene comune non hanno mai avuto l’esperienza di dover sostenere un esame universitario di chimica organica. Si sono persi una delle occasioni più rasserenanti e purificatrici che ci sia dato di esperire in questa vita…

I lettori di Bene comune che non hanno mai avuto l’esperienza di dover sostenere un esame universitario di chimica organica (credo ahimè la stragrande maggioranza) si sono persi una delle occasioni più rasserenanti e purificatrici che ci sia dato di esperire in questa vita.

Ci pensavo ieri, mentre davo una mano a mia figlia minore, alle prese con questo esame all’Università: tre ore di grande soddisfazione per padre e figlia man mano che consideravamo le regole chiare e (via via più evidenti con l’andare avanti dello studio) che sovraintendono alla nomenclatura dei benzeni o ai meccanismi delle sostituzioni nucleofile.

Di fatto la chimica
è l’unica espressione umana in cui i nomi sono necessariamente legati all’entità soggiacente e viceversa (nomen omen insomma), per cui il nome 2,2,4 trimetilpentano consente all’accolito di sapere che si parla necessariamente di questa struttura:

E allo stesso modo una molecola di questa struttura non può che chiamarsi 2,2,4 trimetilpentano.
Non solo da questa forma si ricavano informazioni precise sul comportamento della molecola (reattività, caratteristiche chimico-fisiche…) ma, posto che la struttura sia ben disegnata, potremo conoscere le proprietà di molecole ancora non sintetizzate, che non esistono insomma, ma che sono ‘possibili’ perché ‘disegnate secondo regola’ una regola che i chimici hanno tratto dall’osservazione del creato.

La chimica organica, insomma, a differenza della matematica, non solo ha una logica molto più intuitiva anche a un livello di sofisticazione elevato, ma si trasferisce immediatamente nel mondo della materia, proprio come la vera arte. E proprio come l’arte ci infonde calma e serenità di spirito, la stessa purificazione che abbiamo di fronte a un paesaggio incontaminato in cui siamo toccati dalla verità.

Ed è proprio questo legame con la verità a rendere inviso il pensiero scientifico ai sistemi totalitari che preferiscono lo scientismo, una caricatura ideologizzata della scienza che sostituisce l’ideologia alla contemplazione della natura e all’aderenza ai fatti. Nell’aria viziata dallo scientismo sensazionalista, la scienza rischia di soffocare (come ben evidenziato da un articolo sulla patologia della scienza contemporanea e da uno sulla vita artificiale),  per questo abbiamo bisogno della chiarezza della chimica organica per difendere la nostra libertà di pensiero.

Ho il massimo rispetto per chi studia le costruzioni umane
(legge, economia, scienze sociali…) ma quei campi diventano ogni giorno più impraticabili dalla dittatura delle emozioni. Parole magiche come ‘diritti civili’, ‘uguaglianza’, ‘libertà di scelta’ che, a differenza dei nomi delle molecole non rimandano necessariamente a una struttura unica, a un solo oggetto, sono usate come armi per distruggere il nemico, veicolo di confusione piuttosto che di chiarezza.

Studiate, ve ne prego, la chimica organica.

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