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Recuperare il senso di identità e di appartenenza risulta fondamentale come strategia per rivitalizzare la città e attivare meccanismi di miglioramento dal basso, coinvolgendo gli abitanti. In tale contesto si inseriscono strumenti nuovi di gestione degli spazi pubblici e dei beni comuni: uno di questi è il crowdfunding civico, che consiste in una raccolta di contributi liberi da parte dei cittadini per la realizzazione di un bene/servizio urbano

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Le città europee si trovano oggi ad affrontare cambiamenti strutturali, problematiche vecchie e nuove rese più gravi e urgenti dalla situazione di crisi economica generale. La scarsità di risorse finanziarie e i tagli sempre maggiori ai servizi determinano la creazione di situazioni complesse soprattutto dal punto di vista sociale, difficili da trattare secondo modelli normativi standard.

Il problema di fondo non è soltanto economico ma anche e soprattutto socio-culturale: la crisi colpisce in primo luogo i valori civici e il senso di comunità, senza i quali non è possibile attuare una seria politica urbana che abbia speranza di successo. Il disinteresse e la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni contribuiscono al degrado e all’abbandono dei beni pubblici, con il conseguente peggioramento della qualità della vita da tutti i punti di vista.

Recuperare il senso di identità e di appartenenza in tale contesto risulta quindi fondamentale come strategia per rivitalizzare la città e attivare meccanismi di miglioramento “dal basso”, coinvolgendo gli abitanti in prima persona.
In tale contesto si inseriscono strumenti nuovi di gestione degli spazi pubblici e dei beni comuni: uno di questi è il crowdfunding civico, che consiste in una raccolta di contributi liberi da parte dei cittadini, che si effettua tramite un’apposita piattaforma web, per la realizzazione di un bene/servizio urbano.

L’obiettivo del nostro gruppo di lavoro, costituito da Salvatore Abruscato, Floriana Cane, Elena Giannola e Francesco Paolo Riotta era quello di mettere in pratica un’esperienza di crowdfunding civico a Palermo, per verificarne la fattibilità e valutarne vantaggi e criticità.

Abbiamo scelto il Parco Uditore come luogo pubblico per la sua riconoscibilità all’interno della città e soprattutto del quartiere omonimo: è un luogo estremamente identitario e simbolico, in quanto realizzato su un terreno abbandonato che è stato valorizzato dagli stessi abitanti del quartiere e restituito alla città. Inoltre è un parco gestito interamente da volontari, per i quali la gente manifesta rispetto, solidarietà e collaborazione.

La raccolta di fondi è stata solo la fase finale di un percorso di partecipazione strutturato in diversi momenti, svolto nell’arco di un anno: il nostro intento è stato quello di realizzare un’idea in modo condiviso, permettendo ai frequentatori del parco di esprimere le proprie esigenze e confrontando i risultati di tale indagine con i volontari dell’associazione Parco Uditore. L’idea nata dai partecipanti sarebbe stata così confrontata con il punto di vista dei gestori del parco e filtrata attraverso la nostra analisi tecnica, in modo da realizzare un vero e proprio processo partecipativo fondato su metodi professionalmente validi.

La raccolta delle idee è stata realizzata sia attraverso interviste che tramite suggerimenti scritti, inseriti dai partecipanti all’interno di un raccoglitore appositamente realizzato (la “casetta delle idee”): al termine di tali operazioni, l’idea prescelta è stata quella di una struttura (o più strutture) per l’ombra. A questo punto abbiamo attivato la campagna di crowdfunding online, che tuttavia non ha ottenuto i risultati sperati.

Una delle principali criticità riscontrate può riferirsi alla gestione dei tempi: è stato difficile mantenere alta l’attenzione su un progetto che prevedeva una fase di partecipazione “a medio termine”, quindi non istantanea come le logiche di marketing suggeriscono. Inoltre è stato difficile utilizzare il web come strumento di comunicazione e raccolta di fondi, in quanto il meccanismo del crowdfunding si basa sulla coesione sociale e sulla fiducia, che si alimentano e si sviluppano attraverso rapporti diretti piuttosto che virtuali.

Interessanti risultati sono emersi, infatti, dalla raccolta fondi “diretta” che abbiamo organizzato contemporaneamente a quella virtuale: molte persone hanno preferito lasciare una donazione anche minima al gazebo allestito presso il parco piuttosto che versare la stessa quota tramite carta di credito online, pur sapendo che in tal modo non avrebbero potuto controllare l’effettiva cifra raccolta in totale e il suo utilizzo.

Da questa esperienza possiamo dedurre che in città come Palermo una buona parte di cittadini ha voglia di impegnarsi per il bene comune, ma la definizione dei modi e dei tempi di tali “azioni dal basso” e la gestione dell’intero percorso partecipativo sono operazioni complesse che necessitano sia di professionalità specifiche che di adeguati riscontri nell’ambito dei settori della pubblica amministrazione che si occupano di governo del territorio.

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