Tenuto conto dei tanti interventi a pioggia distribuiti dal ddl di bilancio per il 2017 in vari settori, qualcosa in più può essere attivato per assicurare il rispetto effettivo del principio di sussidiarietà orizzontale nel campo dell’istruzione. Se la Costituzione impone che lo Stato debba “favorire” l’autonomia iniziativa dei cittadini per lo svolgimento delle attività di interesse generale, almeno la sopravvivenza dell’istruzione erogata in sussidiarietà deve essere assicurata

La legge di bilancio 2017, nella versione adesso imposta dalla riforma della contabilità pubblica, ha passato il primo passaggio parlamentare alla Camera dei deputati, mediante il ricorso alla questione di fiducia sul testo approvato dalla Commissione bilancio. Nella congerie di norme in cui non è certo facile districarsi (l’art. 1 riunisce 638 commi, privi dunque di rubrica o qualsiasi strumento per orientarsi! e che costituiscono quindi il testo su cui il Senato è chiamato adesso a pronunciarsi, non ci si è dimenticati dell’istruzione fornita dalle istituzioni educative che agiscono in regime di sussidiarietà, anche se si è agito più sul versante della scuola che su quello della IeFP. Quest’ultimo risulta anzi quasi trascurato, probabilmente perché si risente sin troppo dell’attuale ripartizione costituzionale delle competenze tra Stato e Regioni, quasi che il sostegno finanziario statale costituisca un’impropria invasione delle attribuzioni regionali.

Le misure delineate nel disegno di legge approvato dalla Camera prevedono risorse aggiuntive e interventi che facilitano l’acquisizione di ulteriori risorse (pubbliche e private) per l’istruzione erogata in regime di sussidiarietà, o che affrontano specifici punti critici. Tuttavia, sembra ancora mancare quello sguardo lungo che si può richiedere se si considera che il complessivo rafforzamento dell’istruzione è uno dei punti centrali del programma dell’attuale esecutivo. Senza un progetto forte l’istruzione sussidiaria è destinata, nella migliore delle ipotesi, a continuare a lottare per la sopravvivenza; senza un intervento deciso e a tutto campo si rischia nel medio periodo l’estinzione di una voce essenziale per garantire il pluralismo e la libertà di istruzione, educazione e formazione che pure sono riconosciuti dalla Costituzione.

Per la scuola, in sintesi e salvo nostri errori ed omissioni (anche dovuti alla difficoltà di rintracciare le norme rilevanti), il ddl di bilancio per il 2017 che ha passato l’esame della Camera interviene soprattutto su questi aspetti: un fondo di 23,4 milioni di euro per le scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità; l’estensione dello cd. “school bonus” anche alle scuole paritarie, destinando agli istituti scolastici prescelti il 90 per cento delle erogazioni liberali ed attribuendo il restante 10 per cento ad un fondo di riequilibrio tra gli istituti; il fondo di 100 milioni di euro per l’alternanza scuola-lavoro è ripartito anche tra le paritarie; un contributo aggiuntivo di 50 milioni di euro è dato alle scuole materne paritarie; l’importo massimo detraibile dall’Irpef (sempre al 19%) per le spese di frequenza dei percorsi scolastici – compresa la mensa – è incrementato, passando da 400 euro all’anno a 564 euro per il 2016, sino a raddoppiare nel 2019; gli insegnanti delle scuole dell’infanzia e gli educatori dell’asilo nido sono ricompresi tra le categorie di lavori “usuranti” che potranno godere di alcuni vantaggi nell’accesso alla pensione. Rilevante dal punto di vista strategico, poi, è il fatto che le scuole paritarie siano espressamente inserite nell’oggetto del PON “Per la scuola” 2014-2020.

Ma altre misure, di impatto più strutturale, si fermano al solo recinto delle scuole di Stato, come ad esempio quelle per l’edilizia scolastica che consentiranno maggiore spazi di spesa ai Comuni.

Anche per la IeFP – così come per la scuola – si prevede l’estensione di una normativa sul versante dei contributi previdenziali a favore dei datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato gli allievi che hanno effettuato presso gli stessi datori almeno il 30 per cento dell’attività di alternanza prevista nei percorsi formativi dell’istruzione professionalizzante collegata al diritto-dovere all’istruzione. Nulla, invece, è detto circa il ristabilimento dei finanziamenti da parte del MIUR, che da qualche anno sono soppressi, né alcunché è previsto per gli IFTS o per gli ITS, che pure rientrano anche nella competenza statale. Né per la IeFP, che pure è parte costitutiva del sistema nazionale di istruzione e formazione, è prevista l’applicazione di alcuna delle predette normative, in connessione, ad esempio, alle disabilità, alle erogazioni liberali, alle detrazioni fiscali, al trattamento pensionistico del personale, o tanto meno in relazione ai cofinanziamenti europei relativi alla formazione professionalizzante. Al contrario, proprio su quest’ultimo fronte la posizione italiana appare, come noto, piuttosto debole e frazionata, e spesso in ritardo nella tempistica rispetto alle scadenze europee.

In altri casi, le norme del ddl di bilancio per il 2017 sono anodine: presumibilmente, nel silenzio del legislatore, potranno essere interpretate ricomprendendovi le istituzioni scolastiche paritarie, ma nulla esclude che l’amministrazione statale applichi il principio inverso (“ubi lex voluit, dixit”), escludendo le scuole paritarie dal campo di intervento. Ad esempio, i corsi di orientamento delle università riguarderanno anche gli studenti delle paritarie? Oppure, le borse di studio della cosiddetta “Fondazione articolo 34” riguarderanno anche gli studenti che provengono dalle scuole paritarie? Meno dubbi dovrebbero esservi per la norma – interessante, ma forse senza grande impatto – che consente l’ingresso e il soggiorno degli stranieri, al di là delle quote previste annualmente, che faranno una donazione filantropica pari almeno ad un milione di euro per un progetto di pubblico interesse anche nel campo della “istruzione”.

In conclusione, certo, non si tratta di tagli o riduzioni, ma di misure che si muovono in senso incrementale rispetto all’esistente. Ma probabilmente, tenuto conto dei tanti interventi a pioggia distribuiti dal ddl di bilancio per il 2017 in vari settori, qualcosa in più può essere attivato per assicurare il rispetto effettivo del principio di sussidiarietà orizzontale nel campo dell’istruzione. Se la Costituzione impone che lo Stato debba “favorire” l’autonomia iniziativa dei cittadini per lo svolgimento delle attività di interesse generale, e se l’istruzione è uno senz’altro dei settori centrali di interesse generale, almeno la sopravvivenza dell’istruzione erogata in sussidiarietà deve essere assicurata. Se non nella legge di bilancio, dove e quando?

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