L’umanesimo alimentato d’interiorità e trascendenza, perché l’uomo è impastato di Dio. Saper ricercare un pensiero che aiuti a riscoprire le radici e far fiorire umanesimo trascendente. Oggi l’umano ha bisogno di tracce che permettano di intravvedere un Altro, non relegato nell’opzionale e neppure isolato oltre l’uomo stesso

Il Convegno ecclesiale di Firenze ha posto in cantiere il riferimento all’umanesimo che richiama non solo la dimensione teologico e pastorale, ma pure il coinvolgimento di molti altri aspetti. Ad esempio con quel «il» nuovo umanesimo, si potrebbe indurre a lasciar intendere, un’unicità esclusiva da un punto di vista culturale, a partire dall’unico Gesù Cristo. Ovvero una sola fede, una sola cultura. Oggi la categoria umanesimo, potrebbe non aiutare a sgomberare totalmente qualche ambiguità o fraintendimento.

Meglio sarebbe stato – a detta di molti – ricorrere alle espressioni elaborate già nei testi conciliari, come humanitas e dignitas, non solo ampiamente espressive, ma soprattutto in grado di aiutare a ricercare nuovi significati e linguaggi con cui interagire con gli uomini d’oggi. Tuttavia una questione di fondo, affiora, in maniera esigente e ineludibile dalla lettura della Traccia: a 50 anni dal Concilio, la chiesa italiana saprà, esprimere una compiuta sintesi del cammino ecclesiale? Sia la pastorale che la cultura potranno essere incrociate? Oltre le contrapposizioni, quali integrazioni entro un più vasto orizzonte?

Il merito del testo, e di cui va dato atto, è di provare a recepire i temi di fondo del pontificato di papa Francesco – subentrato nel cammino di preparazione –, e di coniugarli con la tradizione pastorale della chiesa italiana, per aprire – «sinodalmente» vi si legge –, a un’ampia discussione e partecipazione delle chiese locali. Va confessato con chiarezza che Gesù Cristo è troppo grande perché la chiesa, nella sua concreta presenza storica, possa interamente contenerlo e comprenderlo. L’immagine di una chiesa che orgogliosamente voglia accontentarsi soltanto di sbandierare la sua conoscenza di Gesù Cristo-uomo Dio, è il rischio già incorso nei precedenti convegni ecclesiali, che per questo sono rimasti poco influenti. Potrebbe divenire un dono prezioso all’umanità attraverso le comunità cristiane della penisola, se a Firenze si mostrerà una chiesa in ricerca del volto del suo Signore, ma attenta e benevola indagatrice del volto di ogni uomo. Da qui alcuni passi obbligati messi in rilievo i questi mesi, da non pochi contributi, con l’invito che non rimangano lettera morta.

L’ umanesimo in ascolto, ovvero saper partire dall’ascolto del vissuto. Dove ascoltare significa far vedere il bello di ciò che c’è, nella speranza di ciò che ancora può venire, umilmente consapevoli che si può solo ricevere.
L’umanesimo concreto, dove “concretezza” significa parlare con la vita, trovando la sintesi tra verità e vissuto, seguendo il cammino tracciato da Gesù. Senza essere ossessionati dall’efficienza o affannati sulle sole urgenze. Un agire sapienziale per cogliere progetti che sappiano guardare oltre il gruppo ristretto e siano in grado di dar vita a processi, capaci di mobilitare risorse e di combattere l’indifferenza con l’attenzione all’altro.

L’umanesimo plurale e integrale è tale se impara ad inscrivere, nel volto di Gesù il Signore tutti i volti. Questo non significa dar vita all’omologazione e all’uniformità – in maniera molto opportuna nella Traccia si cita don Tonino Bello e molti altri testimoni conosciuti – ma la bellezza e la convivialità delle differenze. Dunque attenzione alle fragilità vecchie e nuove, come pure superare lo sguardo riduttivo sull’umano e la frammentarietà della presenza.

E non da ultimo, l’umanesimo alimentato d’interiorità e trascendenza, perché l’uomo è impastato di Dio. Saper ricercare un pensiero che aiuti a riscoprire le radici e far fiorire “umanesimo trascendente”. Da qui, tutti impegnati a riproporre con linguaggio odierno le coordinate esistenziali, risposte ai “veri perché” entro cui l’umano si sviluppa pienamente.

Oggi l’umano ha bisogno di tracce che permettano di intravvedere un Altro, non relegato nell’opzionale e neppure isolato oltre l’uomo stesso. Il concilio nella Gaudium et spes 16, ricorda a proposito, che la divina trascendenza e la prossimità d’amore – nel Dio annunciato da Gesù Cristo coincidono – diventano l’ordito e la trama che s’intersecano nel fondo più intimo e delicato della persona umana, rappresentato dalla coscienza, il santuario in cui Dio ama rivelarsi. Nella corsa affannosa della vita quotidiana, dentro le agende congestionate dei tanti appuntamenti, spesso schiacciata dalle tante pressioni esterne, emerge il desiderio di occasioni propizie al colloquio con Dio: è questa una risorsa di umanizzazione che la chiesa tutta non può tralasciare.

Ogni credente, che vorrà contemplare il volto del suo Signore, va perciò in ricerca dell’uomo, di ogni singolo uomo su questa terra, per costruire tessera dopo tessera, quel mosaico di un volto che potrà contemplare solo in cielo. Per ciò, questo lavorio, richiede di non attardarsi troppo, e solo, nelle gallerie d’arte, dove i tesori non mancano, ma di camminare pure sulle strade degli uomini d’oggi.

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