Il dibattito sul disegno di legge Cirinnà ha portato in risalto la questione dell’utero in affitto. I temi che toccano la dimensione dell’umano non sono solo per circoli accademici o per salotti intellettuali, ma scaldano gli animi. Lo abbiamo visto per la capacità di attrarre gente in piazza, dentro una dialettica aspra che rischia la costruzione di barriere ideologiche e […]

Il dibattito sul disegno di legge Cirinnà ha portato in risalto la questione dell’utero in affitto. I temi che toccano la dimensione dell’umano non sono solo per circoli accademici o per salotti intellettuali, ma scaldano gli animi. Lo abbiamo visto per la capacità di attrarre gente in piazza, dentro una dialettica aspra che rischia la costruzione di barriere ideologiche e mina ogni possibilità di un sereno dialogo per la comprensione di questioni, più grandi di noi.

Dietro c’è l’annosa questione del rapporto tra due valori: vita e libertà. Le tecniche oggi ci pongono davanti possibilità prima inimmaginabili e ci chiedono di dirimere un’ulteriore questione: “quale distinzione c’è tra desiderio e diritto? Dove passa la linea del limite?”.

Sappiamo che ci sono questioni delicate, da affrontare in punta di piedi, perché toccano l’intimo e la profondità della coscienza di ognuno. Non per questo possono essere trascurate o evitate perché lasciare all’autonomia della coscienza non si può confondere con abbandonare ciascuno alla propria solitudine, trascurando di dare ragione delle proprie speranze. Quelle domande ci interrogano tutti perché chiedono di indicare le basi sulle quali gettiamo l’umanità del futuro. Ed è un falso pensarsi solo razionali o neutrali di fronte a questa domanda. Non siamo automi.

L’ipotesi di un possibile ricorso alla maternità surrogata, dentro il riconoscimento della stepchild adoption ha creato forti reazioni da ambiti diversi: il mondo cattolico o i movimenti femministi. Corriamo il pericolo di rendere merce un bambino, di legalizzare l’affitto del corpo di una donna; corriamo il pericolo di neutralizzare, con evidenti ripercussioni sulla vita del neonato, il rapporto unico tra madre e figlio/a.

Dentro questa complessità cerchiamo di collocarci con alcune riflessioni: il professor Giuseppe Noia spiega con un approccio medico e tecnico la fecondazione artificiale con prelievo di ovociti e i rischi conseguenti per la salute delle donne e per quella dei bambini; il filosofo Stefano Semplici nel suo testo apre alcune domande di fondo sul rapporto di mercificazione delle persone: il rapporto mezzi fine, il rispetto dei diritti umani, la tutela del “terzo debole” (i bimbi nati).

Alessandro Giuliani ci presenta una sua riflessione sulla facilità di cadere nel “cherry picking” cioè scegliersi le ciliegie giuste per provare le proprie ragioni mentre Vincenzo Antonelli sottolinea come la maternità surrogata ci ponga di fronte ad un groviglio di desideri e aspettative (delle coppie), ma anche doveri e tutele (verso i bambini) affermando che solo un sereno e condiviso confronto sociale e un maturo dibattito politico possono porre le basi per adeguate soluzioni giuridiche. Ed ancora Monica Vacca osserva come la psicoanalisi non possa essere utilizzata come strumento di conservazione sociale né tanto meno come pratica che autorizza l’entusiasmo e la volontà di procreare a tutti i costi oltrepassando ogni limite.

Infine anche in questo caso proponiamo tre interviste: al senatore Sergio Lo Giudice, all’esperto di bioetica Dario Sacchini e a Francesca Koch, presidente della Casa Internazionale delle Donne. Il nostro obiettivo è quello di far incontrare e dialogare voci e posizioni diverse nella convinzione che il bene comune, delle donne e dei bambini prima di tutto, sia il punto di partenza di qualsiasi scelta personale e politica.

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