|

Il popolo italiano e lo Stato stanno subendo da più di due secoli un attaco violento e continuo da parte della mafia nelle sue diverse manifestazioni. E’ giunto il tempo di una nuova resistenza che si deve tradurre in una guerra asimmetrica, il cui scopo è riconquistare il controllo sociale del territorio e riorientare il cuore di molti italiani al bene comune

Dopo aver subito l’attacco, oramai non proprio un blitz militare, ma una vera e propria guerriglia che il popolo italiano e lo Stato stanno vivendo da alcuni secoli, è giunto il tempo di una nuova resistenza che si deve tradurre in una guerra asimmetrica, il cui scopo è riconquistare il controllo sociale del territorio e riorientare il cuore di molti italiani al bene comune.

Il Presidente Mattarella ha compiuto il primo e significativo passo nella direzione di riconoscere il problema affermando nel suo discorso di insediamento alle Camere riunite che: "Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. (…) E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. Dobbiamo incoraggiare – ha proseguito – l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata. Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere".

Ci dobbiamo aiutare reciprocamente a prendere coscienza delle omissioni che tutti hanno compiuto fino ad oggi. Senza questo primo passo di riconoscimento del problema e della decisione di assumersi la responsabilità, non facile, ma necessaria, di combattere questa guerra asimmetrica, non c’è alcuna soluzione possibile quanto meno al ridimensionamento delle mafie storiche nel nostro Paese.

E come nella resistenza al nazifascismo durante l’ultima guerra: tutti coloro che vogliono vivere liberi da questo giogo, che inquina la convivenza civile e distorce l’economia, devono decidere di mettersi insieme e creare una alleanza strategica, al di là delle ideologie, delle appartenenze e convenienze personali e di gruppo.

Il primo passo è una alleanza con chi ci vuole stare veramente a combattere questa guerra silenziosa che fa migliaia di vittime, conquistate alla mentalità criminale. Non è una battaglia solo delle forze dell’ordine e della magistratura, pur necessarie entrambe. E siamo già in ritardo.

Il secondo passo è la conoscenza del fenomeno delle mafie dal punto di vista storico, culturale, psicologico, sociologico, economico, giuridico antropologico e altro ancora. Ci vuole un approccio muldisciplinare, perché il fenomeno presenta molte facce e non è solo una questione criminale. Occorrono saperi condivisi e che aiutino a comprendere sempre meglio le dinamiche del male che si presenta come bene, per discernere di volta in volta il comportamento più appropriato da intraprendere per contrastare uomini e donne con mentalità mafiosa.

Contemporaneamente occorre riprendersi il territorio, là dove le mafie si radicano e cercano adepti giovani da far crescere e complicità istituzionali per poter prosperare. Lì dove i cittadini arretrano e lasciano i presidi di partecipazione e democrazia, le mafie avanzano e si impossessano dei territori.

Occorre uscire dai propri luoghi abituali, una Chiesa in uscita, afferma continuamente Papa Francesco, per andare a incontrare le persone dove vivono con i loro piccoli e grandi problemi, dal lavoro all’educazione dei figli. Non servono grandi azioni, ma piccole e continuative iniziative di coinvolgimento dei giovani e degli adulti per costruire insieme ciò di cui ha bisogno una determinata comunità. La fantasia può solo venirci in aiuto, il campo è sterminato, e necessita di dedizione, responsabilità, competenze e continuità.

E’ necessario poi una continua vigilanza sui propri e altrui comportamenti. Non ci sono possibili vie di mezzo tra la ricerca del bene comune e il fare i propri interessi, appoggiandosi anche alla criminalità organizzata.

Alcune categorie sono più a rischio di altre, il libero imprenditore, il commerciante, il poliziotto, il commercialista, chiunque sia in grado di diventare un bene da sfruttare per i criminali.
E’ importante non lasciare nessuno solo in quegli spazi grigi che più sono a rischio, perché si è sul confine e ancora non lo si è superato.

Stare insieme per questa scopo costruirà e accrescerà la coscienza civile del popolo italiano che, seppure è fragile per motivi storici, è tuttavia possibile da coltivare e custodire per il bene comune.

Le Acli sono disponibili, nel loro piccolo e consapevoli anche delle proprie omissioni, a lavorare insieme con gli uomini e le donne di buona volontà che abbiamo a cuore il bene del nostro Paese.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

FACEBOOK

© 2008 - 2017 | Bene Comune - Logo | Powered by MEDIAERA

Log in with your credentials

Forgot your details?