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Di fronte ad un evidente contrasto fra la mobilità del lavoro su scala mondiale e la chiusura dello spazio politico della cittadinanza, il nostro Paese ha due urgenze: decriminalizzare l’immigrazione abrogando buona parte della legge 94/2009 (reato di clandestinità) e avviare un processo di ammodernamento legislativo, modificando la legge 91/1992. L’obiettivo della Campagna "L’Italia sono anch’io" è infatti quello di riformare la normativa sulla cittadinanza e di concedere agli stranieri il diritto di voto amministrativo

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La mobilità umana sembra ormai essere un dato di fatto. Il movimento delle persone cresce infatti con ritmi vertiginosi: se nel 2000 si sono spostate per vivere in un’altra nazione 175 milioni di persone, nel 2012 se ne sono mosse ben 232 milioni. Secondo il XXIII Rapporto Immigrazione, in Europa ci sono 33,3 milioni di persone straniere; in Italia 4.387.721. Più di 6.500 sono i minori non accompagnati, mentre 107 mila sono i nati da almeno un genitore straniero (circa un quinto del numero totale delle nascite).

Eppure il numero di acquisizione di cittadinanza degli stranieri residenti in Italia è irrisorio. A fronte delle 177.565 acquisizioni di cittadinanza in Gran Bretagna, delle 114.599 e 114.584 in Spagna e Francia, nel 2012 l’Italia ne ha concesse solo 65.383. Ciò è dovuto in parte al fatto che le procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana sono ancorate ad un sistema anacronistico, legato al principio dello ius sanguinis; in parte al fatto che le lungaggini burocratiche scoraggiano molti stranieri a farne richiesta.

Di fronte a questo “contrasto stridente fra la mobilità del lavoro su scala mondiale e la chiusura dello spazio politico della cittadinanza” (Ricoeur), il nostro Paese ha due urgenze: decriminalizzare l’immigrazione abrogando buona parte della L. 94/2009 (reato di clandestinità) e avviare un processo di ammodernamento legislativo, modificando la L. 91/1992 (diritto di cittadinanza).

Sono anni che sulla figura dell’immigrato si scaricano le inquietudini di una società fortemente provata dalla crisi. E’ però un errore arretrare sul piano delle lotte di civiltà. Anzi, è proprio in questo particolare momento che occorre rafforzare il concetto di uguaglianza e mettere a punto strumenti che la possano garantire. La cittadinanza, come affermava il sociologo T. H. Marshall, è la sostanza dell’uguaglianza poiché comprende l’elemento civile, costituito dai diritti che sono le condizioni della libertà individuale; l’elemento politico, ossia il diritto di partecipare all’esercizio del potere politico; l’elemento sociale, che rappresenta il diritto a garanzie minime di sussistenza.

E’ insensato che una persona nata in Italia non abbia il diritto alla cittadinanza italiana. Modificare la legge sulla cittadinanza per gli stranieri, passando da una visione di cittadinanza centrata sullo stato ad una visione centrata sulla persona, non significa stravolgere l’ordinamento italiano, ma prendere atto che i diritti fondamentali superano i confini della geografia politica. Questa è la premessa logica della democrazia. È evidente poi che a ciò sia collegata anche un’altra questione. L’esercizio dei diritti politici, come il voto alle elezioni amministrative è il primo passo verso un’equiparazione che non sia solo enunciata ma alla quale corrispondano diritti e doveri reali.

E’ in questo quadro che le Acli e altre 18 associazioni sono state promotrici della Campagna L’Italia sono anch’io, volta a presentare due proposte di legge di iniziativa popolare: una con l’obiettivo di riformare la normativa sulla cittadinanza e l’altra con la finalità di conferire agli stranieri il diritto di voto amministrativo.

La Campagna è stata lanciata il 22 giugno 2011 a Roma dal Comitato promotore nazionale. Alla data della chiusura della Campagna il numero delle firme raccolte ha superato le previsioni più rosee: 109.268 per la proposta di legge “Modifica alla L.5 febbraio 1992 n. 91. Nuove norme sulla cittadinanza” e 106.329 per la proposta di legge “ Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e nazionalità”.

A più di due anni di distanza, giacciono in Parlamento 48 proposte di legge sulla cittadinanza ridotte poi a 16 dall’intergruppo parlamentare che nella scorsa legislature ha provato a individuare una proposta di mediazione. Risultato: ad oggi ma non vi è ancora traccia della calendarizzazione della discussione nei lavori parlamentare.

Occorre quindi tenere alta la guardia di questa partita tutta italiana e allargare l’iniziativa anche sul piano europeo, attraverso la Campagna L’Europa sono anch’io, volta a ratificare la Convenzione ONU del 18/12/1990 sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e a omogeneizzare norme di riconoscimento del diritto di voto agli immigrati alle elezioni amministrative e del Parlamento europeo. Ma questa Campagna, superando i confini nazionali, rappresenta soprattutto un’importante sfida per diffondere il concetto di portatilità dei diritti, un concetto che potrebbe finalmente dare a quest’Europa statica e indebolita un’iniezione di credibilità.

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