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La pratica sportiva promossa dell’US Acli vuole essere un volano di inclusione sociale, cittadinanza attiva, responsabilità e responsabilizzazione. Vuole assumere una valenza educativa e formativa, vuole aiutare la crescita personale e comunitaria, la ricerca di stili di vita appropriati come il ben-essere e il concorrere ossia dell’avviarsi insieme nella stessa direzione

Lo sport è sfida educativa molto prima di essere semplice sfida. Con questo brevissimo slogan, penso si possa sintetizzare l’intera vocazione dell’Us Acli: senza inutile retorica, ma consapevoli piuttosto di quanto, nella realtà, non sia poi così scontato.

Spesso si associano automaticamente allo sport, all’attività fisica e motoria, valori formativi, educativi e pedagogici, che invece, sono obiettivi, conquiste, costruzioni e traguardi, faticosi da realizzare e conseguire. Sono percorsi impervi, sono finalità che dovrebbero essere proprie dello sport promozionale quanto di quello altamente competitivo, e che richiamano l’esigenza di un impegno condiviso, di una vocazione al confronto, alla formazione permanente e al dialogo sistematico. Di certo non può essere una delega assunta in termini autoreferenziali, di certo rappresenta una sfida che non può tradursi in approssimazione o improvvisazione.

Sbaglia chi pensa che la performance agonistica sia l’obiettivo primario, ma sbaglia anche chi crede che non si possano raggiungere risultati sportivi di assoluto rilievo, attraverso processi che non mortifichino valori etici e di crescita umana e sociale degli atleti. Così come sbaglia chi pensa che tutto ciò che non sia molto competitivo, sia inevitabilmente educativo, formativo, aggregativo e socializzante. Alcuni esempi confermano queste considerazioni: in un senso o nell’altro.

Pensiamo a come alcuni nomi dello sport di vertice siano stati e sono a ragion veduta associati a modelli più che positivi, pensiamo, ad esempio, a Damiano Tommasi, Sara Simeoni, Mohamed Alì, Josefa Idem, Stefano Borgonovo, Fiona May o Valentina Vezzali. Ma con altrettanta oggettività, pensiamo ad alcuni comportamenti inqualificabili di genitori litigiosi, all’interno di vetuste palestre o attorno a campetti scalcinati di periferia, dove si affrontano squadre e atleti di bambini. A volte, ahimè, nei tornei, nelle attività e nelle gare promozionali che anche noi andiamo organizzando.

Non mi dilungo nell’analisi di altre esperienze, modelli o fatti (tantissimi), perchè ben presenti nell’immaginario di tutti noi, ma questa (lunga) premessa, mi sembra doverosa per mettere in evidenza come sarebbe straordinariamente importante una profonda alleanza tra sport di vertice e sport promozionale, e per evitare che il parlare dello sport in cui crede l’Usacli, diventi occasione di autocelebrazione piuttosto che di confronto aperto e attento a ogni contributo.

Ci sono temi, che poi diventano priorità, senza i quali il nostro pensare, organizzare e fare sport, non riuscirebbe a collocarsi come esperienza delle Acli, quale invece desideriamo testimoniare quotidianamente. Ecco perché crediamo che il nostro impegno debba essere capace di individuare e indicare tracce di futuro e speranza. Attraverso una fruibilità dello sport e dell’attività motoria che sappia mettere al centro la persona, con le sue ambizioni, i suoi limiti, i suoi talenti, i suoi diritti e le sue attitudini. Che sappia renderla protagonista del proprio processo educativo e perchè sappia donare ed offrire le proprie qualità anche agli altri: che siano compagni di squadra, avversari o rivali. Che non venga mortificata nelle proprie ambizioni, ma che viceversa, le ambizioni non la mortifichino. Che sappia mettersi in gioco, nella competizione sportiva, nella pratica ludica e ricreativa, diventando essa stessa testimone e regista della propria crescita e della crescita di coloro con i quali ha l’occasione di intrecciare i propri percorsi. Che sappia includere e accogliere, ma anche farsi accettare, sapendo distinguere la tolleranza pietosa e compassionevole di chi si consola con gesti di carità spicciola, dalla prossimità vera e autentica dei segni e degli atteggiamenti di fraternità.

In questo modo lo sport, l’attività fisica e motoria, diventano volano di inclusione sociale, di cittadinanza attiva, di responsabilità e di responsabilizzazione. Ed assumono il significato della sfida educativa e formativa, della crescita personale e comunitaria, nella ricerca di stili di vita appropriati, quindi del ben-essere e del concorrere, dal latino cum currere, cioè del muoversi, dell’avviarsi insieme nella stessa direzione.

Non è detto che sia facile, non è detto che sia scontato, non è detto che sia un percorso privo di insidie e non è detto che sia agevole o semplice. E di fatti non lo è. Ma tutto ciò per noi significa essere le Acli che pensano, organizzano e fanno sport !

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