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Collaborare per competere

La nostra epoca è segnata dall’invadente onnipresenza dello sport: lo sport condiziona la percezione della realtà, noi stessi, il nostro tempo libero, le nostre domeniche. Pochi fenomeni sociali hanno una visibilità pari a quella dello sport. Esso sembra quasi un ambito distinto della nostra esperienza sociale: esiste una cronaca sportiva che occupa una quota fissa delle pagine dei quotidiani, dei canali e dei programmi televisivi.

Mentre mi accingevo a scrivere questo editoriale ho ripensato a due fatti della recente cronaca sportiva che mi hanno colpito, due eventi avvenuti quasi in concomitanza. Alex Schwazer, domenica 8 maggio – una data importante anche per me – ha concluso al primo posto la gara a squadre delle 50 Km di marcia, contribuendo alla vittoria dell’Italia nella competizione, e si è qualificato per le prossime Olimpiadi di Rio. Un uomo che, dopo la giusta squalifica per doping, ha lavorato su se stesso per scacciare i demoni, per illuminare le zone d’ombra, per rialzarsi umanamente e sportivamente. Il risultato, da lui ottenuto è stato incredibile: il secondo tempo dell’anno.

Il giorno dopo, lunedì 9 maggio Il presidente dell’US Acli Marco Galdiolo consegnava a Claudio Ranieri, reduce dal trionfo con il suo Leicester, il premio Bearzot. Anche in questo caso una storia bella, una storia di un uomo tenace che a 64 anni è riuscito a vincere uno dei campionati di calcio più prestigiosi al mondo la Premier League con una squadra che lo scorso anno aveva lottato per non retrocedere. Ranieri nella sua carriera di allenatore ha subito parecchie sconfitte, esoneri, come capita a molti allenatori, ma ha saputo rialzarsi, credere ad un sogno. Il segreto del suo successo è stato, a suo dire, quello di infondere nei ragazzi della sua squadra un grande spirito collaborativo. Insomma il gioco di squadra.

Proprio la capacità di collaborare con tenacia al raggiungimento di un obiettivo comune è uno dei grandi insegnamenti dello sport che va applicato, tradotto sul piano sociale, associativo, culturale, politico ed economico.

I vari contributi che proponiamo cercano di ragionare sui valori dello sport, sui suoi elementi cardine, senza nascondere i problemi e le degenerazioni (doping), per mostrare la loro utilità sul piano personale e sociale. Iniziamo da quello di Marco Galdiolo che ragiona sulla pratica sportiva come fattore di inclusione sociale e di cittadinanza, proseguiamo con il contributo di Luca Grion, che parla dello sport come esperienza da mettere a servizio del bene comune.

Presentiamo poi l’articolo di Germano Bertin che riflette sul valore della lealtà e sull’etica dello sport intesa come modo d’essere, come stile di vita. Nell’articolo di Alberto Francescut si parla della necessità di integrare e includere le persone che presentano delle disabilità, per farle uscire dal loro guscio, e si raccontano alcune storie di atleti paralimpici. Il contributo di Marcella Bounous ci invita a superare le dissonanze presenti tra la teoria e la pratica dello sport a cui si cui vengono affidate finalità educative (legalità, democrazia) e preventive che spesso, però, nei comportamenti concreti vengono tradite da bambini, ragazzi e genitori.

Tommaso Reato ci propone un’interessate riflessione sul ruolo ed il valore della competizione partendo dal mondo del rugby mentre Paolo Cova ragiona sul fenomeno del doping mettendo in evidenza come si tratti di una piaga che riguarda professionisti e amatori, e come sia necessario reagire con un’azione di contrasto diffusa e sistemica.

Chiudiamo con il contributo di Enrica Perini, che racconta l’esperienza del progetto “Per e con le donne” dell’US Acli di Mantova, a cui è stato assegnato (proprio il 9 maggio) il premio Bearzot – Premio Sociale nello sport – e con un’intervista al grande giocatore di volley Andrea Lucchetta. Un colloquio intenso che racconta la vita, le idee, l’impegno, la passione che Lucky Lucchetta dedica ai tantissimi bambini, ragazzi e giovani che incontra nelle piazze e nelle scuole italiane.

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