La chiave di lettura proposta è il dialogo, che valorizza il pluralismo delle due culture religiose, islamica e occidentale-cristiana. L’Islam non è un monolite, non può essere omologato al fondamentalismo, all’odio e alla violenza per cristiani e occidentali. Né, tantomeno, l’occidente è sinonimo di cristianesimo, democrazia, rispetto, diritti umani ed altro

I fatti di cronaca recenti, che si riferiscono alle minacce dell’Islam all’Occidente sono una tentazione fortissima per condurre la riflessione su questo piano e lasciarsi andare a difese e accuse che i due soggetti, musulmani e occidentali, mettono in campo. Da una parte ci sono coloro che hanno paura e dall’altra quelli che alimentano tale sentimento.

La domanda se sia possibile e necessario un discorso comune sul rapporto tra islam e occidente deve necessariamente collegarsi alla riflessione condotta in questo ambito già da anni, ancora prima dell’attentato del 2001, ormai simbolo dell’odio islamico nei confronti dell’Occidente.

Esiste, da una parte, un occidente democratico, civile, che si ispira a valori cristiani e laici e, dall’altra, un Islam antidemocratico, fondamentalista, ostile e incompatibile con la laicità? Si propone una riflessione, necessariamente sintetica, argomentata anche da chi scrive nel corso degli anni.

La chiave di lettura proposta è il dialogo, che valorizza il pluralismo delle due culture religiose, islamica e occidentale-cristiana. Ma l’Islam non è un monolite, non può essere omologato a fondamentalismo, odio per cristiani e occidentali, violenza nei confronti dei miscredenti. Né, tantomeno, l’occidente è sinonimo di cristianesimo, democrazia, rispetto, diritti umani ed altro.

Il pluralismo è il sale delle culture e ne esalta le ricchezze che ne definiscono le identità, che sono dinamiche, in movimento e che si evolvono nel confronto reciproco con quelle altrui. Nel pluralismo co-abitano diverse identità, le quali non sono né dogmatiche né statiche. Per la verità non è poi ovvio per tutti che il pluralismo religioso sia un bene. Il mondo religioso, laico e agnostico conduce da tempo una battaglia contro il pluralismo culturale, combattendo una vera e propria “Crociata del pensiero monista”. Ciò che accomuna i nemici del pluralismo è il fatto di pensare in termini di “mio”, “nostro”, che diventano aggettivi di “tradizione”, “cultura”, “identità” “religione”.

Se in Europa il pluralismo “delle” religioni è una realtà di fatto, c’è anche un pluralismo “dentro” le religioni. Queste non costituiscono più un “blocco monolitico” e diversi sono i modi in cui esso si coniuga. È dal pluralismo culturale e religioso, ma non solo, che scaturisce la necessita del dia-logo, il parlarsi e confrontarsi tra diversi, al quale nessuno può sottrarsi.

Il dialogo interreligioso e interculturale è pertanto la “cifra simbolica” che si impone nella post-modernità, in cui si assiste a varie forme di ibridazioni e “inseminazioni” di una cultura nell’altra. Il quesito che ci riguarda come “comunità umana” è quello di chiederci “che cosa è possibile fare per permettere la coesistenza pacifica tra islam e occidente”?

La risposta evidenzia la necessità di un dialogo che non sia solo “urgente” e “necessario” ma anche “possibile”, un dialogo che non sia solo “strategico” e “strumentale” rispetto ai conflitti che oggi il mondo e, in particolare, il Mediterraneo stanno vivendo. Intraprendere la strada del dialogo significa non conoscere in anticipo dove ci condurrà, non dare niente per scontato ma affidarsi ad una possibilità aperta ad ogni punto di vista, dal suo nascere fino alla fine.

Sinteticamente si possono individuare tre livelli di dialogo interreligioso tra Islam e cristianesimo-occidente:
– Il primo è quello che si realizza tra istituzioni e confessioni religiose (Islam e cristianesimo), che dialogano a partire dalle teologie di riferimento. È il dialogo più difficile e problematico che presuppone il riferimento alla “Verità”, che ciascuna religione ritiene di possedere.
– Il secondo è condotto sul piano della riflessione, del confronto culturale e religioso, realizzato tra istituzioni culturali religiose e/o laiche (Laboratori, Master, Seminari, Università, ecc.). È il dialogo più fecondo, che parte dal presupposto epistemologico che la conoscenza sia un processo dinamico, che genera trasformazioni.
– Il terzo è quello realizzato e vissuto nell’esperienza dalle persone concrete, che affrontano i problemi della quotidianità, con le difficoltà di tutti gli esseri umani, anche a prescindere della loro identità religiosa. È quello vissuto da bambini, ragazzi nelle scuole, dalle famiglie multireligiose, dalle donne che vivono le medesime difficoltà, da coloro che lavorano nello stesso ambiente. In questo ultimo livello il dialogo interreligioso è il più naturale e il più fecondo, perché il più quotidiano.

In occidente c’è ancora spazio per dialogare con i musulmani”? Come afferma la dichiarazione dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso del 23 aprile 2015, la maggior parte dei musulmani “non si riconosce nella barbarie” della violenza in nome della religione. Il dialogo con l’Islam resta “un formidabile potenziale di pace”. Da qui l’invito ad avere “il coraggio di rivedere la qualità della vita in famiglia, le modalità dell’insegnamento della religione e della storia, il contenuto delle prediche nei nostri luoghi di culto”. Soprattutto il dialogo nella famiglia e nella scuola, “sono le chiavi perché il mondo di domani si basi sul rispetto reciproco e sulla fraternità”.

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