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Dimmi la verità. Sì, è il ritornello di Cuore matto, niente di sofisticato: tutto molto popolare. Ma è esattamente quello che chiediamo alla religione: la verità. Lo diciamo perché siamo alla ricerca di quella verità che sia un po’ più profonda di ciò che la realtà ci restituisce in modo apparentemente incomprensibile, disordinato. Dimmi la verità: è ciò che chiediamo […]

Dimmi la verità.
Sì, è il ritornello di Cuore matto, niente di sofisticato: tutto molto popolare. Ma è esattamente quello che chiediamo alla religione: la verità. Lo diciamo perché siamo alla ricerca di quella verità che sia un po’ più profonda di ciò che la realtà ci restituisce in modo apparentemente incomprensibile, disordinato. Dimmi la verità: è ciò che chiediamo al nostro Dio per dire che vorremmo sapere dove veniamo e dove andremo per capire dove siamo, chi siamo veramente e che senso ha il nostro transito terreno.

E la verità potrà essere una sola? Oppure, nella multiforme realtà, essa si manifesterà in modo altrettanto multiforme? Cosa vediamo e cosa vedremo? Cosa ascoltare? Non possiamo certo ignorare la realtà… Ecco, ci vorrebbe una relazione col divino che si accordi perfettamente con la realtà che osserviamo, che la confermi, che la giustifichi. Dimmi la verità: lo chiediamo sia alla religione sia alla realtà. Senza separarle. La realtà – e non la sua falsa immagine riprodotta da alcuni ambienti politici – ci restituisce anche quell’Islam che cerca la verità nella pace, che cerca il rapporto con Dio e con l’uomo.

Per questo inizierei il nostro piccolo viaggio della e nella verità dall’articolo scritto dai giovani del Co.Re.Is che – come tutti i giovani – ci parlano di futuro, di come siano riusciti a realizzare spazi di confronto con l’Ugei e on la Fuci su temi quali il perdono, la giustizia, il volto di Dio, l’amore. Come affermano con semplice intelligenza delle cose, la religione – ovvero il legame tra l’uomo e Dio – non può separare il legame tra uomo e uomo, pena l’ideologizzazione, la strumentalizzazione. Il dialogo interreligioso, che i nostri giovani dimostrano di praticare, può invece rivelarsi come aulica (e banale) dichiarazione d’intenti nel mondo degli adulti, così come afferma Gabriele Tecchiato: il mondo non si separa su base religiosa, con i cristiani e l’occidente da una parte e i musulmani e l’oriente dall’altra: sarebbe una forzatura.

Non si tratta neppure di costruire un ponte tra due entità, perché stiamo parlando di una delle tante facce di una stessa medaglia. Sul dialogo interreligioso si spende anche la ricca riflessione di Chiara Canta, che va oltre il pluralismo delle religioni per penetrare un altro fenomeno, quello del pluralismo interno alle religioni. L’Islam non è un tutt’uno compatto come ci viene presentato in termini strumentali: un monolite. L’Islam, come tutte le grandi religioni, porta dentro di sé la complessità di più modi di pensare e di vivere la religione, ha delle pieghe, delle faglie: sarà così anche per l’esperienza dell’Islam europeo. Altro che Eurabia! Il confronto con la modernità europea ed occidentale, afferma Edoardo Scognamiglio, consentirà all’Islam di accelerare il necessariamente lento passo del dialogo. L’Islam non sarà un fenomeno di pochi anni: in realtà c’è sempre stato un Islam europeo, ci dice padre Edoardo.

Certamente tutte queste riflessioni non possono far a meno di considerare che esse sono influenzate dal contesto nel quale si vive. La geopolitica influenza anche le credenze (e viceversa, ovviamente). Lo leggiamo nelle parole di Gianni Bottalico, che offre qualche elemento per ripensare alle strategie mondiali unilaterali e multilaterali, in una situazione dove Usa e Europa potrebbero avere ruoli e punti di vista diversi.

Siamo consapevoli di vivere in un mondo difficile, a più dimensioni del reale. Ecco perché ci rivolgiamo alle religioni cercando forme di unità, di collegamento, di comprensione: in sostanza di verità.

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