Il denaro differenzia. L’euro nasce per la ragione opposta, ovvero per unire, per ridurre le differenze tra Paesi. L’euro non è solo un’unità di misura, è più che altro il tentativo di creare un’armatura finanziaria di ampiezza continentale, capace di supportare lo sviluppo economico e sociale; un’armatura adeguatamente forte per sostenere le crisi profonde. Questa crisi, senza l’euro, sarebbe stata […]

Il denaro differenzia. L’euro nasce per la ragione opposta, ovvero per unire, per ridurre le differenze tra Paesi. L’euro non è solo un’unità di misura, è più che altro il tentativo di creare un’armatura finanziaria di ampiezza continentale, capace di supportare lo sviluppo economico e sociale; un’armatura adeguatamente forte per sostenere le crisi profonde. Questa crisi, senza l’euro, sarebbe stata assai peggio: un disastro.

Lo argomenta con semplicità Osea Giuntella, che in poche battute spiega – anche ai non esperti – le buone ragioni dell’euro e come rispondere a chi grida Basta euro o No euro (di questi tempi c’è sempre un No a qualcosa). Un’Italia senza l’euro a cosa sarebbe ridotta? Il caso-scuola cui rifarsi – ci chiarisce Luca Jahier – potrebbe essere l’Argentina della crisi tra il 1998 e il 2002, dove l’inflazione fondata sulla moneta locale arrivò a… quattro cifre e dove sparirono di colpo molte politiche (tra cui le politiche sociali). Ma non è strano sentire qualcuno gridare contro l’euro, abbozza Jahier, perché in ogni crisi che si rispetti un capro espiatorio è necessario. E tra questi “capri” si colloca appunto l’euro. D’altra parte ogni crisi fa paura, e questa in particolare. Come illustra, con competenza psicologica, Simona Bartolini l’eccesso di paura si può scaricare su un “bersaglio di riserva”, soprattutto se non si riesce a darsi una convincente spiegazione di cosa stia accadendo. Inutile elencare ancora le quattro lettere nel mirino…

Dietro tutte queste contestazioni c’è però qualche elemento su cui puntualizzare. Per esempio, come mostra ampiamente Lorenzo Caselli, l’eccessiva enfasi posta sul tema (comunque necessario) del rigore. C’è effettivamente il rischio che un’altra forma di paura, questa volta fondata sul possibile disordine dei conti, possa restringere una lungimirante visione del mondo, un’idea di integrazione europea che faccia da modello nello sviluppo globale. L’Europa dispone infatti di un modello coerente fondato su alcuni valori, così come specificati dallo stesso Caselli. Ma può essere che qualcosa si sia bloccato, nel progetto europeo: la “logica della speranza” narrata da Luca Grion, fondata sui quattro elementi ripresi dall’elaborazione di Tommaso d’Aquino, potrebbe essersi inceppata.

Occorre allora saggezza, sapendosi muovere con intelligenza e coraggio. Il pezzo di Michele Consiglio valuta infatti il rischio politico di un possibile abbando l’euro aiutandoci a ritracciare le ragioni di fondo di questa scelta, attraverso la ricostruzione del pecorso che ha portato alla sua istituzione.

Tutte queste sono le ragioni per cui abbiamo deciso di dedicare il numero di maggio all’euro. Presto ci saranno le elezioni europee: quando si è in mezzo al guado – per usare un’espressione di Caselli – è meglio non fermarsi, o si torna indietro o si va avanti. Il nostro parere non guarda certo ad un passato che non potrà più tornare, se non come peggior tragedia.

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