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“Mai come oggi sentiamo la necessità di stare nel popolo, di vivere il mistero dell’incarnazione, di dialogare“. Lo ha affermato Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, introducendo i lavori del primo Consiglio nazionale dopo il Congresso che lo scorso 8 maggio lo ha eletto alla guida dell’Associazione. Ho scelto di iniziare il mio primo editoriale di Benecomune.net da queste parole, […]

Mai come oggi sentiamo la necessità di stare nel popolo, di vivere il mistero dell’incarnazione, di dialogare“. Lo ha affermato Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, introducendo i lavori del primo Consiglio nazionale dopo il Congresso che lo scorso 8 maggio lo ha eletto alla guida dell’Associazione.

Ho scelto di iniziare il mio primo editoriale di Benecomune.net da queste parole, che spiegano molto bene il senso di dedicare il 49° incontro nazionale di Studi delle Acli – che si svolgerà a Roma il 16 e 17 settembre – al tema del popolo. Passione popolare. La persona, le Acli, il popolo: la democrazia scritta e quella che scriveremo, il titolo scelto per questo tradizionale momento di riflessione, testimonia la determinazione delle Acli a dare un contributo originale ad un tema che da troppi anni è stato abbandonato dalla politica, la quale spesso ha intrapreso la pericolosa scorciatoia del populismo.

Come abbiamo scritto nel Manifesto che illustra le ragioni del nostro Incontro di studi “essere popolare significa stare in mezzo agli altri, frequentare gli stessi ambienti, sintonizzarsi con i linguaggi e le modalità espressive, utilizzare gli stessi mezzi di comunicazione. È il radicamento diffuso che rende prossimi e che insegna anche a interpretare e dare voce alle necessità. Essere popolari significa anche essere credibili, perché ci si mostra autentici e concreti, perché si sa raccontare una storia composta da idee, da realtà quotidiana e da tante biografie uniche e normali“.

Il tema dell’essere popolari ci interroga quindi, prima di tutto, come associazione. Ma crediamo che ancor più oggi debba interrogare tutti i cittadini la questione dell’essere e sentirsi popolo. E in una stagione che chiede a tutti una rinnovata passione per la vita democratica, il prossimo referendum sulla riforma costituzionale, previsto in autunno, al di là delle polemiche ideologiche e degli schieramenti, rappresenta un momento importante di esercizio della responsabilità politica del popolo italiano rispetto alla Costituzione, la Carta che sancisce i diritti e i doveri di tutti i cittadini, l’idea di Paese che condividiamo e le forme di esercizio della sovranità popolare.

Per questo le Acli e il nostro sito stanno dedicando alla riforma costituzionale una forte attenzione, convinti della necessità di una nuova pedagogia sociale che deve riguardare anche gli ambiti della vita politica e democratica. Un’attenzione testimoniata dai moltissimi incontri che le Acli stanno realizzando nel territorio e dalla scelta di aprire una rubrica ad hoc su Benecomune.net, Verso il referendum costituzionale, che ospita un confronto tra voci favorevoli e contrarie. Prima di decidere vogliamo che i cittadini comprendano, si facciamo un’idea più chiara.

Come ormai accade da alcuni anni, dunque, il focus di luglio/agosto è dedicato al tema dell’incontro nazionale di studi; abbiamo chiesto ad importanti esperti di ragionare attorno ad alcune domande: I cittadini italiani possono essere un popolo? Che significa oggi essere popolari? Come è mutato in questi settant’anni il popolo italiano? Che rapporto c’è tra Costituzione e popolo? La politica può tornare ad essere popolare, può rispondere in modo autentico ai bisogni dei cittadini senza cadere in derive populiste?

Iniziamo il nostro percorso di approfondimento con Maurizio Serio, che ci aiuta a comprendere il nesso tra popolo, populismo e culture politiche italiane, indicandoci tre parole chiave: osservare, rispondere e accompagnare; esse indicano un metodo e un percorso da seguire sul piano politico e sociale.

Proseguiamo con Gaspare Sturzo, pronipote di Don Luigi, che richiamandosi alla tradizione del popolarismo sturziano ne coglie gli elementi di attualità e indica un percorso concreto di rigenerazione dei cattolici impegnati a vario titolo nella vita sociale e politica.

Stefano Semplici, da appassionato della nostra Costituzione, mostra come proprio l’incapacità di rendere esigibili i diritti mina le condizioni di uguaglianza e libertà dei cittadini, creando disuguaglianze, fratture, conflitti, che non consentono alle persone di sentirsi popolo.

L’intervista a Giovanni Battista Sgritta – uno dei relatori del prossimo incontro nazionale di studi – ci racconta alcuni tratti della storia del popolo italiano, le sue sofferenze, i momenti di unità e ricostruzione, i suoi profondi cambiamenti e l’attuale difficoltà nel sentirsi popolo in una situazione sociale e politica caratterizzata dalla frammentarietà.

Chiudiamo il nostro focus con le interviste a Marco Tarchi e Loris Zanatta, due dei più importanti studiosi italiani del fenomeno populista.

Tarchi sottolinea come al popolo italiano manchi la coscienza di un cammino, di un destino comune e come il populismo italiano, nelle sue diverse manifestazioni storiche, sia una risposta ai limiti e ai vizi tipici della politica italiana.

Zanatta ci aiuta a comprendere la natura delle varie manifestazioni del fenomeno populista con particolare riferimento alla realtà dell’Argentina, indicando un percorso di uscita da possibili derive populiste: l’istituzionalizzazione, ossia la capacità di obbligare l’onda populista a rientrare nell’argine istituzionale in cui agiscono gli altri protagonisti della vita politica e sociale.

Infine, presentiamo alcuni articoli pescati nella rete, che completano e arricchiscono il nostro approfondimento.

Buona lettura e…arrivederci a Roma il 16 settembre!

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