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Abbiamo preso a prestito il titolo da un interessante libro di Emanuele Ferragina perché esprime con semplicità quel che vediamo e pensiamo. E quel che rappresenta in termini progressivi: i ricchi che arricchiscono e i poveri che impoveriscono. È pur vero che le condizioni in cui viviamo ora, rispetto a inizio del XX secolo, non hanno neppure paragone: il sistema […]

Abbiamo preso a prestito il titolo da un interessante libro di Emanuele Ferragina perché esprime con semplicità quel che vediamo e pensiamo. E quel che rappresenta in termini progressivi: i ricchi che arricchiscono e i poveri che impoveriscono. È pur vero che le condizioni in cui viviamo ora, rispetto a inizio del XX secolo, non hanno neppure paragone: il sistema economico ha garantito più uguaglianza e dunque più libertà, consentendo uno sviluppo inimmaginabile. Ma i problemi sono almeno due: questo sviluppo non è uniforme sul pianeta, sta crescendo e sta creando pericolose diseguaglianze anche all’interno dei paesi più sviluppati.

I dati del lavoro di Francesco Petrelli argomentano bene la situazione degli ultimi anni, la diseguaglianza internazionale cresce con costanza tra il 1980 e il 2002, poi diminuisce leggermente, ma si mantiene a livelli inaccettabili, determinando un vasto cedimento sociale e una ristretta élite, di pochi che hanno troppo. Anche i dati sia di Oxfam sia di Ocse confermano questa tendenza. Le responsabilità, come ben sappiamo, vanno… equamente divise tra élite economiche ed élite politiche, incapaci di elaborare un progetto vero. O, come scrive (con la solita chiarezza) Stefano Semplici, molti progetti non superano i limiti dell’utopia o del totalitarismo: utopie e distopie che – di fatto – negano una realistica tensione verso una maggiore uguaglianza. Di fatto quel che Stefano accenna con intelligenza nel finale, ovvero l’educazione alla diseguaglianza sostenibile e una politica contro le diseguaglianze intollerabili, potrebbero costituire le colonne di un manifesto per mettere in campo azioni che ci conducano ad una dignitosa diseguaglianza. Anche perché non si tratta di una battaglia né morale né moralistica: il lavoro di Maurizio Sorcioni ci dimostra che la relazione tra diseguaglianza e mancata crescita è ormai ampiamente dimostrata. In Italia si parla solo della crescita, eppure meno diseguaglianza significa più crescita economica e anche sociale. Sì, sociale: Paola Villano introduce un necessario contributo legato alle scienze umane. La diseguaglianza si traduce ordinariamente in esclusione, e l’esclusione riduce la partecipazione. Il naturale bisogno di appartenenza dell’essere umano è discriminato sulla base di alcune caratteristiche e di alcune appartenenze. Ma non si tratta di fatti circoscrivibili esclusivamente alla dimensione delle emozioni individuali, perché poi esse diventano fatti collettivi e quindi sociali e civili.

Un approccio sociale è ripreso anche dall’articolo di Giuseppe Notarstefano, che sposta l’asse di riflessione con gli strumenti della recente enciclica di Papa Francesco, Laudato Sì. Occorre allargare i confini del nostro modo di leggere la realtà e i problemi sociali: occorre un approccio ecologicamente integrale: c’è l’uomo, c’è l’ambiente, c’è l’azione dell’uomo. Natura e cultura non sono regni separati: l’economia non può essere ridotta a mercato (e neppure a regolamentazione del mercato). Il tema dello spreco, così caro al Papa, innesta riflessioni che dà luogo ad incroci tra economia, ecologia, morale e scienze sociali ed umane. Qualche esperimento che parte dal basso c’è: i Des, i Gas… Tutte forme che cercano livelli di sostenibilità a partire da più punti di vista: finanziario, economico, ambientale, morale, umano. Sono tentativi… attivi per resistere – non solo col pensiero – con la prassi ad un pensiero unico semplice ma fallace. Quello che spiega con lucidità il nostro direttore, Leonardo Becchetti: la logica dello sgocciolamento, ovvero l’idea che la ricchezza prodotta sgoccioli inevitabilmente verso il basso e finisca per arricchire tutti. Purtroppo non si dimostra vera. Le diseguaglianze – ci ci ricorda infine Enrica Chiappero-Martinetti – sono in larga misura il risultato delle scelte politiche: ogni decisione politica contribuisce a disegnare diversamente la distribuzione della ricchezza e delle opportunità.

Allora dobbiamo ripensare al nostro modo di produrre. Ma forse anche al nostro modo di governare. Perché la domanda di Leonardo è scomoda: come mai la democrazia non ha ridotto le diseguaglianze? Già, perché? In tutti gli articoli dei nostri autori troverete anche qualche risposta e qualche via d’uscita. Avrete modo di leggerle… sotto il sole di questa estate. Noi ci diamo appuntamento a settembre, per il prossimo numero che – forse – un po’ vi stupirà. Intanto buone vacanze!

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