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L’agricoltura è impegnata, oltre che a produrre beni alimentari, in quantità e qualità sufficienti e rispettosi dei bisogni primari di vita dell’umanità, anche ad assicurare beni e servizi comuni, beni pubblici: dalla tutela della natura e dell’ambiente ai nuovi valori di comunità

Una riflessione sul dato della riscoperta dell’agricoltura e della nuova, crescente, attenzione politica al mondo rurale, non può prescindere da un contestuale riferimento alle complessità della nostra società, i cui ritmi sono scanditi da un tempo ricco di enormi incertezze e tutti siamo chiamati a ridiscutere il sistema dei valori.

La prospettiva di una nuova democrazia, che rappresenta la vera scommessa del nostro tempo, ridarebbe senso ad un intreccio nuovo di relazioni politiche e civili, comunità per comunità. In sostanza, la suggestione di un tempo in cui la politica torni a centrarsi sull’uomo ha un ampio riflesso sul mondo rurale dove le persone, le comunità e i territori sono da sempre i protagonisti.

Di qui l’orizzonte di un nuovo umanesimo rurale, che trae spunto dall’idea di un’agricoltura impegnata, oltre che a produrre beni alimentari, in quantità e qualità sufficienti e rispettosi dei bisogni primari di vita dell’umanità, anche ad assicurare beni e servizi comuni, beni pubblici, in pratica, come quelli della tutela della natura e dell’ambiente e nuovi valori di comunità.

In tal senso, il cibo rappresenta un valore, più che una merce, ed è impossibile slegarlo dalla qualità dell’ambiente e da quella del territorio da cui proviene, come dalle imprese di persone che lo producono e che vi impiegano memoria e speranze, oltre che lavoro, saperi e competenze.
Tutto questo nello stesso tempo in cui diventa strategico produrre beni alimentari di qualità, commerciarli in un mercato democraticamente governato per essere più giusto e consumarli in maniera consapevole.

Le politiche agricole, quindi, devono affrancarsi dall’idea che l’agricoltura resti ancora catturata nello schema di un settore produttivo esclusivamente da proteggere, piuttosto che “liberato” per promuovere sicurezza alimentare, sostenibilità territoriale e ambientale, custodia e cura di culture, di saperi e di tradizioni.

In questa cornice Acli Terra, sostiene la domanda di una nuova, vera politica agraria nazionale, attenta e autorevole, che aiuti il nostro Paese, nel suo insieme, a trarre dal comparto opportunità di sviluppo, di lavoro, di nuova ricchezza.
È assolutamente necessario, in questo senso, rinnovare l’attenzione necessaria alla multifunzionalità per liberare risorse assolutamente originali di produzioni che, nel segno della tradizione italiana, competano nel mondo per la loro inconfondibile tipicità ed eccellenza.

Va altresì destinata una vera e propria politica alle possibilità dell’agricoltura sociale, alle esperienze delle fattorie sociali che aggregano persone e gruppi per presidiare il territorio, per sviluppare la dimensione di una nuova “ruralità di benessere” e qualificare un nuovo welfare di comunità.

L’umanesimo rurale vuol dire anche una visione delle condizioni di vita contadina come capaci di generare accoglienza, sostegno alle persone, integrazione e mutuo aiuto. È sempre più praticata, infatti, la presenza in campagna di soggetti che si allontanano dai disagi urbani per integrare la possibilità di “coltivare” beni relazionali, oltre che beni materiali.

Gli orti urbani, i mercati civili, i GAS e la sinergia tra l’economia agricola e i percorsi turistici e culturali in aree protette, sono
occasioni per qualificare forme nuove di economia e di vita e, nondimeno, di occupazione, in cui i valori di legame sono fondamentali quanto le capacità di produrre e indicano i tratti di un peculiare welfare rurale.

In definitiva, in un tempo nel quale i beni relazionali agiscono come condizioni in grado di tutelare risorse naturali preziose, è sempre più urgente immaginare la “costruzione di reti di ruralità”, anche urbana, e promuovere agricolture civili. Per Acli Terra è fondamentale integrare produzioni e socialità, e promuovere, nel contesto, anche un rilancio della cooperazione in agricoltura, in tutte le forme, anche più moderne, in cui essa è praticabile, confermando così che un nuovo umanesimo può generare nuove forme di economia.

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