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Proponiamo un’intervista all’onorevole Francesco Prina deputato del Partito democratico e componente della XIII Commissione Agricoltura e della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza

Quale sistema elettorale può favorire una più consapevole partecipazione dei cittadini? Il suo partito cosa propone?
Sono convinto che la migliore legge elettorale sia quella che garantisca, in modo temperato, rappresentatività e governabilità. Per superare la frammentazione partitica in atto, bisognerebbe privilegiare un sistema maggioritario fatto di piccoli collegi con un adeguato premio di maggioranza ed una soglia alta di accesso ai seggi (5%) per le liste o alle coalizioni dei partiti. Inoltre, a mio giudizio, per riavvicinare i cittadini alla politica, è indispensabile eliminare i capilista bloccati (niente rendite di posizione per nessun partito). Questi sono gli elementi da cui partire in questo ultimo scorcio di legislatura, per ridare al Paese una nuova legge elettorale condivisa e duratura. Purtroppo con gli attuali "chiari di luna" avanza un proporzionalismo ambiguo e di vecchio stampo.

Al di là di un diverso sistema elettorale cosa serve oggi alla politica italiana? In che modo possono essere riformati i partiti e il Parlamento per renderli finalmente capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini? La riforma del bicameralismo paritario può essere una strada utile da percorrere? In che senso?

Persa l’occasione referendaria del 4 dicembre, ora non ci resta che rivedere i regolamenti parlamentari al fine di rendere più efficiente l’azione legislativa dei due rami del Parlamento. Al Senato sono arenati progetti di legge importanti che abbiamo già approvato alla Camera, il reddito di inclusione sociale (che prevede uno stanziamento 1.800 Miliardi per il contrasto alla povertà) per dirne uno, ma potrei anche citare la legge per il contrasto del consumo di suolo, che ho seguito particolarmente da vicino, e quella per l’istituzione dello ‘ius soli’ ecc…

Bisogna riconoscere che con l’esito referendario, la stagione delle riforma ha subito un brusco rallentamento, ma non per questo bisogna perdere la fiducia e ripartire dalle cose buone fatte in questi tre anni. Contestualmente però, non va dimenticato che tutto ciò si inserisce in uno scenario che vede il prevalere dei populismi sovranisti, che personalmente giudico essere la risposta sbagliata a esigenze reali.

I partiti occidentali, tra cui quelli Italiani, hanno grandi difficoltà ad interpretare e governare la complessità della globalizzazione, che porta con sé positività ma anche complesse e contraddittorie problematiche. Il divario generatosi nella fruizione della ricchezza e la mancanza di opportunità di ascesa sociale hanno innescato dei conflitti intergenerazionali preoccupanti. I più giovani oggi, sono coinvolti nell’agone di una comunicazione mediatica che li porta a concepire la politica (e i politici) come avversario da combattere.

I partiti che vogliono modernizzarsi, sono quelli che nello sfarinamento della società, raccolgono la sfida e riescono a tornare a fare comunità, coniugando la dimensione popolare tipica di un tempo, ad un progetto di lungo respiro che sappia parlare in modo serio e competente alle nuove generazioni anche grazie all’ausilio dei nuovi strumenti di comunicazione

Quali nuovi strumenti democratici possono favorire la partecipazione dei cittadini? Che ruolo può avere la società civile, i cosiddetti corpi intermedi, per realizzare una riforma della politica in senso sussidiario?

La rete in questo gioca un ruolo molto importante. L’utilizzo saggio e competente di questa può agevolare il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali, ma questo non deve farci perdere di vista l’essenza stessa della politica che sta nel contatto con il Paese reale. Non si può pensare che sia un algoritmo a determinare la vita di una comunità, serve essere presenti nei luoghi di lavoro e studio, guardarsi in faccia, incontrarsi e poi mediare per trovare soluzioni condivise.

In questo i corpi intermedi sono determinanti, il vero antidoto all’iper-individualizzazione della società e al frazionamento della politica. Anche l’associazionismo, i sindacati ed i movimenti devono intraprendere importanti processi di innovazione, trasparenza e democratizzazione per essere ancora luoghi significativi per la formazione all’impegno sociale e politico/istituzionale. Tuttavia, nei mondi vitali del volontariato, da sempre si coltiva la passione per il bene comune, sono delle vere e proprie palestre della politica dove si impara a vivere la democrazia e la comunità. Oggi, purtroppo, il fenomeno che riguarda prevalentemente i più giovani è il passaggio diretto dalla dimensione personale all’attivismo partitico. Statisti non si nasce, la politica è un arte alta e complessa che ha bisogno di una seria e approfondita preparazione. In questi tempi, attenzione ai faciloni ed ai populisti inconcludenti!

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