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Proponiamo un’intervista a Ugo Biggeri Presidente di Banca Popolare Etica

In che modo le nuove regole sul bail-in cambiano l’attività bancaria in Italia?
In teoria l’attività bancaria non dovrebbe cambiare: sana e prudente gestione, analisi del rischio, requisiti di solidità patrimoniale, strumenti di controllo interni e vigilanza sono già in essere oggi. Eppure è chiaro che non basta: il bail in fa ricadere la cattiva o addirittura fraudolenta gestione di una banca sui suoi investitori ed azionisti. La prima conseguenza sarà quindi una maggiore difficoltà per le banche a capitalizzarsi e per i cittadini a operare scelte di investimento nel settore. La garanzia sui depositi dei conto corrente fino a 100 mila euro resta per qualunque banca, ma l’incertezza che si è generata con il "salva banche" avrà bisogno di molto tempo per essere chiarita. Sul medio periodo si spera che il settore bancario opererà con maggiore responsabilità, ma il dubbio che sarà realmente così è legittimo: si ragiona solo sulle nuove modalità di risoluzione delle crisi degli istituti bancari, ma questo non pare un deterrente efficacie a scongiurare la cattiva gestione. Per contro si rischierà una ulteriore maggior prudenza nel dare credito: maggiori garanzie a copertura, minor propensione al rischio da parte delle banche. In assenza di un mercato in Italia di strumenti finanziari per lo start-up e la riqualificazione di imprese questa non è una buona notizia per l’economia.


Quale soluzione auspica per il problema dell’elevata percentuale di crediti in sofferenza del sistema?

Banca Etica ha una percentuale di crediti in sofferenza che è tra le più basse del sistema creditizio italiano. Dal nostro punto di vista la prima risposta spontanea è: non coi nostri soldi! Detto ciò, le sofferenze a sistema sono un fardello pesante per il funzionamento del sistema finanziario e per l’economia italiana. Può dunque essere sensato un intervento risolutivo governato dallo Stato. Il tema però non può essere ridotto solo a chi ne paga i costi. Occorre anche che vi siano conseguenze rilevanti per chi ha gestito le banche con le maggiori sofferenze.


Quali le caratteristiche vincenti di una banca per poter competere e sopravvivere nel nuovo scenario?

Il meccanismo del bail in non mi convince. Sposta sul singolo investitore le ricadute di una gestione inadeguata. Ma la garanzia del buon funzionamento del sistema bancario deve essere dello Stato e degli organi di controllo e non può essere "privatizzata". Detto questo il bail in potrebbe spingere le banche a una rendicontazione più attenta delle proprie performance e soprattutto delle proprie policy di investimento in modo comprensibile ai cittadini. La reputazione potrebbe divenire un fattore importante per la crescita di una banca. "Competere" su questi punti sarebbe sicuramente positivo per riportare la finanza vicina all’economia reale.


Quali riforme di regolamentazione sarebbero a suo avviso necessarie per avere un sistema bancario-finanziario al servizio dell’economia reale?

Il bail-in è parte di un percorso in cui lo Stato di fatto si allontana sempre più dalla finanza. Per riavvicinare la finanza all’economia reale occorre fare in modo che vi siano meccanismi di ponderazione del rischio e di indirizzo che favoriscano gli investimenti a favore di persone e imprese. Oggi purtroppo non è così: il sistema premia la liquidità e gli investimenti liquidi, non il rischio imprenditoriale.
Oltre a questo aspetto fondamentale ci sono riforme della finanza che chiediamo da anni: separazione tra banche d’affari e banche che si rivolgono alla clientela retail; serio contrasto ai Paradisi Fiscali; introduzione di una Tassa sulle transazioni finanziarie capace di scoraggiare gli scambi meramente speculativi e di creare un gettito per ridare slancio alle politiche ambientali, di welfare e di cooperazione; politiche premianti per le banche che prediligono il sostegno all’economia reale e allo sviluppo territoriale rispetto ad attività meramente finanziarie; tutelare il risparmio dei cittadini e la possibilità per i risparmiatori di scegliere strumenti finanziari con chiaro impatto positivo sociale e ambientale.


Quali regole ottimali per ridurre i rischi per i correntisti/risparmiatori di future crisi bancarie nell’era del bail-in?

Le regole ci sono già. Il problema è come intervenire prima che sia troppo tardi e quindi debba intervenire il bail-in. Sicuramente i sistemi di mutualizzazione dei rischi tra le banche in un contesto di controlli stringenti è una delle strade possibili.


Come promuovere l’educazione finanziaria tra i risparmiatori?

Banca Etica ha una idea “alta” di educazione finanziaria più ampia di quanto normalmente si intende. Non si tratta infatti solo di capire gli strumenti finanziari, ma di capire a cosa può servire la finanza per la collettività e per il bene comune. Si tratta anche di capire che i cittadini possono avere un ruolo importante nell’indirizzo delle scelte strategiche di un’istituzione finanziaria. La finanza è un luogo in cui la mutualità e le scelte di indirizzo del proprio risparmio sono in grado di avere effetti estremamente positivi per realizzare una finanza per il bene comune, in accordo con i valori sociali ed ambientali dei risparmiatori. Il risparmio ben indirizzato – utilizzato dalle banche per sostenere uno sviluppo sostenibile e solidale delle comunità – è un bene comune. L’educazione finanziaria quindi non può prescindere dal fatto che la finanza si fa…. con i nostri soldi!

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