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Proponiamo un’intervista a Giovanni Ferri professore di economia politica presso l’Università LUMSA.

Perché le banche non riescono più a tutelare i risparmi dei cittadini?
Non sarei così drastico. Se partiamo dall’inizio della crisi del 2008 e confrontiamo la situazione italiana con quella degli altri principali Paesi europei, all’estero le crisi bancarie hanno richiesto ingenti interventi pubblici mentre le banche italiane non ne hanno avuti, con l’eccezione di MPS, e va ricordato che i Tremonti (e poi Monti) Bond sono stati un affare per lo Stato perché hanno fruttato rendimenti assai elevati. Il discorso cambia ora con la Banking Resolution and Recovery Directive (BRRD, il c.d. Bail-in). Ora, avendo escluso gli interventi pubblici di salvataggio, il legislatore europeo ha scelto lui di far gravare sui cittadini risparmiatori la responsabilità di monitorare la solvibilità delle banche, facendo gravare anche su di essi – eccetto per i depositi fino a 100.000 euro – le perdite derivanti da eventuali dissesti bancari.

In che modo è possibile ridurre i rischi per i correntisti/risparmiatori di future crisi bancarie?
Si pensa che con il Bail-in la situazione migliorerà inducendo i risparmiatori privati a esercitare un vero monitoraggio sulla qualità delle banche. La logica sembra stringente. Sapendo che rischiano di perdere – a parte i depositi fino a €100.000 – i risparmiatori diverranno estremamente vigilanti sui rischi che la loro banca si assume. Perciò, ci si aspetta che anche le banche diverranno più ritrose ad assumere rischi eccessivi. Dunque, l’intermediazione bancaria dovrebbe diventare più sicura, evitando salvataggi pubblici in futuro.

Così, saranno i risparmiatori circospetti (le pecore) ad ammansire l’ingordigia del banchiere (il lupo). Sembra una storia a lieto fine. Anche se sappiamo tutti che Cappuccetto Rosso cadde nelle grinfie del lupo disobbedendo all’ordine della mamma di non passare dal bosco, forse stavolta Cappuccetto ascolterà le autorità e si salverà.

Fuor di metafora, però, è istruttivo ricordare quel che ci dice la teoria dell’intermediazione bancaria. Cosa c’è che non va con il Bail-in? È la stessa ragione per cui dopo i diffusi fallimenti bancari degli ani Trenta venne creata l’assicurazione sui depositi. Se chiediamo ai depositanti di farsi carico di assicurare che le banche non prendano rischi eccessivi incorriamo nel problema dell’asimmetria informativa tra banchiere e depositante. Cioè, nessuno conosce meglio dello stesso banchiere il valore delle attività che ha al proprio attivo. Se, per qualsiasi ragione, voci negative si diffondono sulla banca A, i suoi depositanti (e obbligazionisti), temendo perdite, si precipiteranno a ritirare i fondi per trasferirli a un’altra banca reputata più solida. Se si tratta di una reazione generalizzata, ancorché le voci fossero infondate, la banca A non avrà abbastanza liquidità per far fronte ai ritiri. E se non la supporta a sufficienza la Banca Centrale, la banca A, presa in un gorgo di illiquidità, può esser forzata a vendere sotto costo i propri attivi, trasformando così illiquidità in insolvenza. Anticipando tale possibilità, la banca A sarà molto cauta a detenere attività (es. crediti) non prontamente liquidabili senza sopportare perdite. Il risultato è che ci sarà meno credito disponibile per l’economia e, probabilmente, quello ancora disponibile costerà di più. Così, è chiaro che il Bail-in può rendere disfunzionale il meccanismo dell’intermediazione.

Come dimostrato molti anni fa da Diamond e Dybvig, chiedere ai depositanti di monitorare le banche genera troppe crisi di illiquidità – poiché l’asimmetria informativa provoca un fallimento di mercato e i depositanti non hanno abbastanza informazioni per monitorare – e causa la disfunzione dell’intermediazione bancaria. Secondo Diamond e Dybvig, i risparmiatori si fidano della banca solo se l’assicurazione sui depositi risolve quella situazione di fallimento di mercato. Quindi, a me pare che il Bail-in sia un vicolo cieco che dovrà essere rivisto quanto prima.
Di più, lanciata con l’intento di rompere il circolo vizioso tra debiti sovrani e banche accesso dall’euro-crisi, l’Unione Bancaria era all’origine pensata come un armonioso (coerente) trio di innovazioni istituzionali: Meccanismo Unico di Vigilanza (alla BCE), Meccanismo Unico di Risoluzione (BRRD e Bail-in) e Assicurazione dei Depositi a livello Europeo (ADE). Se i leader europei non accelerano l’implementazione del trio – introducendo alla svelta l’ADE – l’Unione Bancaria potrebbe trasformarsi in un concerto cacofonico (incoerente). Mancando l’ADE, infatti, persino le garanzie sui depositi fino a €100.000 potrebbero non esserci se un Paese soffre una crisi bancaria severa.

Quali riforme di regolamentazione sono necessarie per avere un sistema bancario-finanziario al servizio dell’economia reale?
Per avere un sistema bancario al servizio dell’economia reale occorre superare l’attuale regolamentazione che spinge le banche a fare finanza piuttosto che prestiti al mondo produttivo. Un modo per farlo è quello di considerare il modello di business della banca, riducendo i gravami per chi fa credito a famiglie e imprese, invece di aumentarli come si è fatto negli anni scorsi. Ulteriore aspetto da salvaguardare è la biodiversità tra le banche. Sistemi bancari più diversificati – cioè fatti di banche S.p.A. (che cercano il profitto) ma anche di banche cooperative e casse di risparmio (che rispondono alle comunità oltre che agli azionisti) – si sono mostrati più stabili di fronte alla crisi e più di sostegno allo sviluppo. Ma oggi le specificità di banche cooperative e casse di risparmio non sono tutelate a Bruxelles e Francoforte.

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