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Cosa significa oggi realizzare un’istruzione pubblica? Un’istruzione per tutti: perché anche se oggi non ci sono più classi sociali, è come se ci fossero, dato che la mobilità è molto bassa. Un’istruzione per ciascuno: perché oggi la scuola non può rivolgersi ad un ipotetico alunno standard, dato che le differenze sociali e cognitive sono molte. La classe scolastica oggi è […]

Cosa significa oggi realizzare un’istruzione pubblica? Un’istruzione per tutti: perché anche se oggi non ci sono più classi sociali, è come se ci fossero, dato che la mobilità è molto bassa. Un’istruzione per ciascuno: perché oggi la scuola non può rivolgersi ad un ipotetico alunno standard, dato che le differenze sociali e cognitive sono molte. La classe scolastica oggi è il luogo dove si concentrano differenze di… classe (ceto) e di intelligenze. Come realizzare allora un’istruzione che permetta, pur nell’unità, il pluralismo e valorizzi la differenza? Cosa serve alla nostra scuola per promuovere uomini che siano contemporaneamente cittadini, lavoratori e persone? Cosa significa disporre di una scuola veramente pubblica? Lo abbiamo chiesto ad alcune persone che hanno assunto ruoli particolarmente importanti rispetto a questo tema.

Gli esiti – li apprezzerete leggendo – sono quelli che vi presentiamo. Mi limito allora a poche sottolineature, come ordinato invito alla lettura. Iniziamo dal lavoro di Vincenzo Antonelli, utile per passare dall’idea di scuola a quella di sistema d’istruzione, partendo dal presupposto costituzionale, che ci consegna una scuola pubblica plurale, non omologata e non omologante. Anche Sergio Cicatelli riprende il tema gestionale, offrendo un utile criterio per distinguere il concetto di “pubblico” distinguendo chi c’è davanti da chi c’è dietro.

Stefano Semplici apre invece la questione degli esiti scolastici. Se “pubblico” significa “pari opportunità”, allora il sistema d’istruzione oggi si limita semplicemente a registrare le inequità nelle quali siamo impantanati. Sì, anche la scuola deve cambiare verso. La riflessione per le pari opportunità chiama in causa anche il lavoro di Mariagrazia Santagati, la quale ci offre un criterio distintivo tra uguaglianza degli accessi e uguaglianza degli esiti, uscendone infine con l’originale proposta di un’eguaglianza relazionale.

Lucio Guasti si concentra invece sul contenuto dell’istruzione, sulla questione del sapere in sé, e argomenta della scuola come storico e fondamentale veicolo per la costruzione di un’alfabetizzazione generalizzata: la scuola come più importante istituzione che la storia abbia creato; la sfida oggi è passare da un modello statico delle conoscenze ad un modello dinamico (dalla scuola al sistema formativo): il mondo è cambiato, è cambiata anche la persona e dunque occorrono nuovi saperi.

Infine due contributi che collegano la scuola alla democrazia. Fiorella Farinelli, citando John Dewey, ricorda che l’educazione è inscindibile dalla democrazia; per questo riprende anche il lavoro di Martha Nussbaum, in merito alla scuola che deve favorire le tre capacità senza cui una democrazia non può durare. Aluisi Tosolini (che cita Dewey) rivendica la necessità di un condiviso orizzonte educativo, contro gli opposti radicalismi del laicismo e del fondamentalismo religioso per giungere ad una sintesi plurale e aperta; riprendendo le Indicazioni nazionali ci offre così una buona definizione di quale sia oggi il compito di una nuova scuola pubblica.

Noi, dal canto nostro, ci limitiamo ad osservare che la scuola va difesa come bene pubblico in sé, anche contro i tentativi di privatizzazione che – a volte – ne fa la famiglia. La scuola è anzitutto un’esperienza collettiva. E poi è il fondamento di un’etica pubblica. Non sono due momenti separati, sono collegati. Certo, direte voi lettori, ma cos’è oggi l’etica pubblica? Ecco, appunto, ma non ne parliamo questa volta…

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