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La redazione del nostro sito ha deciso di dedicare il focus del mese di dicembre al tema dell’educazione alla pace e alla non violenza. Al termine di un anno complesso e doloroso, che ha riportato all’attenzione del mondo, se ce ne fosse stato bisogno, gli effetti drammatici della guerra, riteniamo infatti che vadano assunti con serietà e rilanciati con impegno […]

La redazione del nostro sito ha deciso di dedicare il focus del mese di dicembre al tema dell’educazione alla pace e alla non violenza.

Al termine di un anno complesso e doloroso, che ha riportato all’attenzione del mondo, se ce ne fosse stato bisogno, gli effetti drammatici della guerra, riteniamo infatti che vadano assunti con serietà e rilanciati con impegno gli appelli di coloro che guardano al bene supremo della pace come fine cui l’umanità deve tendere, senza cedimenti e senza compromessi. L’educazione alla pace, una cultura e delle esperienze di nonviolenza agita sono gli strumenti, sono la strada da seguire per questo cammino.

Vogliamo far riferimento in modo esplicito al messaggio per la giornata mondiale della pace 2017 dal titolo: “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”.

Papa Francesco afferma significativamente: “In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme” (n. 1).

La violenza – sottolinea ancora il Papa – non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti” (n. 2).

“La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri […] E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo». (…) La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia” (n. 4).

La nonviolenza come la intende il Pontefice nasce e viene coltivata nel cuore dell’uomo, e viene sperimentata da ciascuno nelle relazioni quotidiane. Solo se così alimentata e diffusa può diventare anche stile di relazione sociale e politica, a tutti i livelli, fino a quello internazionale. Essa dunque interpella ognuno di noi e chi ha responsabilità pubbliche in modo tutto particolare.

A partire da queste premesse vogliamo cercare di rispondere ad alcune domande: cosa può dire la scelta nonviolenta al mondo di oggi? Si tratta di un percorso solo interiore o può diventare anche esperienza collettiva? La nonviolenza può diventare uno stile che orienta le scelte politiche? Cosa possiamo imparare dalle esperienze e dalle testimonianze concrete di non violenza del passato e del presente? Come educare le giovani generazioni ad una cultura della nonviolenza?

Iniziamo con il contributo di Tiberio Graziani (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) che legge il messaggio della pace e il pontificato di papa Francesco facendo riferimento alla categoria della “geopolitica della misericordia” sottolineando come oggi la geopolitica deve cambiare radicalmente per sfuggire alle logiche degli schieramenti e mostrare agilità nell’edificazione di ponti capaci di interconnettere posizioni lontane nel rispetto della multipolarità del mondo.

Alfredo Cucciniello (ACLI) afferma con chiarezza che la pace non può essere una aspirazione generica, invocata senza assumerla come priorità assoluta di qualsiasi impegno. Non è possibile dire di essere “per la pace” credendo nelle guerre giuste, cercando di schierarsi da una parte invece che stare dalla parte di tutte le vittime innocenti.

Claudio Gentili (rivista “La Società) facendo riferimento ad alcune tappe del fecondo insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, mostra come il messaggio della pace 2017 rappresenti un contributo fondamentale per rinnovare la politica, per reagire all’imbarbarimento della polis. Dalla famiglia ai luoghi in cui ci si prende cura degli altri e si cresce come comunità, occorre ricostruire una passione e un alfabeto nonviolento della politica. Ma anche rinnovati luoghi di efficace selezione della classe dirigente. Per essere costruttori di pace e di dialogo, accogliendo e costruendo relazioni di prossimità.

Per Ugo De Siervo (Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo dell’AC) il documento di papa Francesco, straordinariamente impegnativo per i credenti e per tutte le persone in generale, indica come indispensabile la scelta di una nonviolenza attiva, di una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia, ma che è originata dalla necessità di impegnarsi per conseguire fini di giustizia, purtroppo assenti in tanti contesti.

Marco Guzzi (poeta e saggista) offre una lettura originale del tema della non violenza, sottolineando come l’educazione alla pace oggi si presenta come un’urgente necessità su due livelli distinti e correlati: uno spirituale e l’altro politico-pedagogico.

Mao Val Piana (Movimento nonviolento italiano) mostra come la proposta di papa Francesco segni la fine del tempo della delusione, della rabbia, dell’accusa, dell’indifferenza e apra il tempo della nonviolenza. Un tempo in cui agire con la forza della verità, in cui fare cose buone e belle. Un tempo della compassione, della fiducia, del rispetto, della solidarietà, dove la scelta della nonviolenza diventa tensione profonda per cambiare una società che sentiamo inadeguata, varco attuale della storia.

Per Enrico Peyretti (Centro Studi Regis di Torino) siamo di fronte ad un messaggio della pace storico, che indica la nonviolenza interiore, attiva e politica come via alla pace. Non si tratta tanto di non fare violenza, quanto di gestire i conflitti naturali della vita con forze umane costruttive. Francesco sottolinea il carattere attivo e costruttivo della linea culturale-morale-politica nonviolenta.

Concludiamo con un’intervista a Mauro Montalbetti (di prossima pubblicazione) che racconta l’esperienza dell’Ipsia (l’ong delle Acli) sul fronte alla pace, della non violenza e della riconciliazione.

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