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Dopo l’approvazione della legge di riforma di nove Banche popolari, si spera che le altre banche popolari e che le BCC non facciano la stessa fine. Sarebbe un grave danno destinato a impoverire territori già sofferenti ed esposti alla povertà e a rendere marginali altri territori dal punto di vista della partecipazione e dei diritti di cittadinanza. Le BCC sono un’esperienza preziosa perchè fedele alla dimensione territoriale, al valore della persona. Il loro ambito di socialità è differente dal mercato  e dallo Stato: l’essere cooperativa di credito è una maniera ‘originale’ di essere e fare cultura cooperativa

Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo
Lo scorso 24 marzo è stata approvata la legge relativa alle prime nove Banche Popolari, che divenentano Società per Azioni e, quindi, cessano il loro legame con il territorio particolare che dava il nome alla stessa banca. Tale passaggio da Banca ‘territoriale’ a Banca ‘universale’ comporta l’acquisizione di talune specificità ma anche la perdita di quelle caratteristiche che le rendevano peculiari: il legame con il territorio, con le persone del luogo e con tutte le realtà, soprattutto economiche. Ora non è più così e non sarà la stessa ‘cosa’; “un pezzo di storia” viene cancellato e chi sa cosa ne sarà di quelle Banche Popolari! Si spera che le trasformazioni non riguardino il mondo delle altre Banche Popolari (più piccole) e che non venga stravolto il tessuto economico e organizzativo a cui danno vita le molteplicità del territorio italiano.

Si spera che le altre Banche Popolari, e a seguire le Banche di Credito Cooperativo, non facciano la stessa fine! Sarebbe un grave danno destinato, non solo a impoverire dei territori di per sé già sofferenti ed esposti alla povertà, ma soprattutto a rendere marginali dei territori dal punto di vista della partecipazione e, in fondo, della democrazia e dei diritti di cittadinanza. Il rischio è quello di privare la gente di un ‘piccolo’ potere che le rendeva protagonisti di un ‘piccolo’ spazio decisionale riguardante il proprio ‘piccolo’ futuro e quello delle loro famiglie. Oggi, in un mondo globalizzato non avrebbero più senso le piccole dimensioni, ma gli uomini ‘globalizzati’ hanno la necessità e il bisogno di ritrovarsi gomito a gomito per vivere l’esistenza quotidiana.

La cooperazione
Non si può parlare di Banche di Credito Cooperativo senza parlare di cooperazione, che è la loro matrice e la loro origine nel contesto sociale ed economico del movimento cooperativo. È in essa che trova la sua collocazione e svolge la sua storia. L’esperienza cooperativistica, intesa come modalità organizzata di lavorare, non è passata di moda e coinvolge ancora oggi centinaia di migliaia di lavoratori. L’esperienza italiana dal 1854 è cresciuta, divenendo il più grande movimento socio-economico del mondo e, dopo più di un secolo, ormai una moltitudine di persone e in tutte le parti del mondo si organizza per lavorare secondo i criteri della solidarietà e della mutualità. In Italia la consistenza del movimento cooperativistico è oggi molto rilevante (Rizza 1990, 2015)

Al di là degli scandali – si pensi alle recenti e tristi notizie di Roma capitale e alle ultimissime relative ai ‘fatti’ di Ischia –  quello che emerge dalla storia del movimento cooperativo dell’ultimo ventennio si va sempre più affermando la volontà di incidere sul mercato quale forza economica significativa. Perciò la cooperazione riveste un ruolo importante all’interno del mondo economico e soprattutto costituisce un modello di imprenditoria che coniuga il ruolo economico con l’innovazione, la solidarietà e la democrazia. Ma la cooperazione è attenta alla persona, non mira soltanto al benessere generale, non vuole che gli uomini stiano bene economicamente ma che lo siano ‘insieme’, che insieme cerchino e realizzino il bene comune.

No al denaro e al profitto che diventa idolo, sì all’economia del dono che mette al centro di tutto la persona: sì alla globalizzazione della solidarietà! Questo è il senso della cooperazione e dell’essere cooperativa: una sfida che riguarda tutto e tutti, anche “la matematica”, dice papa Francesco rivolto ai soci delle cooperative convenuti a Roma, perché in cooperativa “uno più uno fa tre”.

Le BCC non sono estranee né semplicemente spettatrici delle trasformazioni; il segreto sta nell’affrontare le ‘sfide’, nella capacità di ‘leggere’ i cambiamenti e di metabolizzarli coniugando i valori perenni con le esigenze nuove. Le BCC stanno affrontando tali sfide e la cooperazione continua ad offrire ad un mondo globalizzato i suoi strumenti capaci di offrire risposte ai problemi del momento.

La fedeltà alla dimensione territoriale e a quella locale, tuttavia non è una “nicchia” protettiva e le BCC ad attrezzarsi per guardare al mondo, ma con i piedi ben saldi sul territorio. Le BCC mettono al centro la persona che esprime mediante il voto nelle assemblee (una testa, un voto…) la sua forza democratica. L’ambito di socialità in cui si collocano le BCC è differente dal mercato (che ha finalità di lucro) e dallo Stato (che è basato sulla normativa delle leggi). L’essere cooperativa di credito non è una diminuzione della cultura cooperativa: è una maniera ‘originale’ e diversa di esserlo!

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