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I soldi si possono usare a favore della collettività, del bene comune? Si possono investire con un attenzione all’impatto sociale e ambientale? L’esperienza della finanza etica in tutto il mondo mostra come stia crescendo il numero di cittadini che scelgono strumenti finanziari capaci di indirizzare il denaro a scopi diversi dalla sola massimizzazione del profitto.

Può sembrare strano, ma le banche non servono a far fare i migliori profitti possibili agli investitori che ne comprano le azioni. Il motivo per cui in tutto il mondo si salvaguarda il sistema bancario è che le banche, oltre ad essere un servizio, sono soprattutto un acceleratore dell’economia: un mezzo potente e fondamentale per rendere disponibile, per la crescita ed il benessere dell’economia, la ricchezza privata.

Favoriscono la circolazione del denaro e buona parte della sua stessa creazione e quindi hanno il potere di far sì che il risparmio dei cittadini, pur restando un fatto privato, sia disponibile per la società e per la sua prosperità economica. Gli interventi statali del 2009 in tutto il mondo lo hanno implicitamente dimostrato che questa proprietà della finanza è un bene comune da salvaguardare.

Eppure non ne siamo consapevoli. Non cogliamo le implicazioni connesse con il dare da gestire i nostri risparmi ad un intermediario finanziario. Anzi come cittadini ci sentiamo impreparati sui temi finanziari, che lasciamo agli esperti.

Nei secoli è avvenuto una specie di contrappasso sui soldi. Un tempo la parola “salariato” era sinonimo di povertà dato che indicava una persona che dipendeva solo dai soldi (e non dalle relazioni) per vivere. Oggi non-bancabile è sinonimo di povertà. Ma ancora più significativo è il passaggio avvenuto sul tasso di interesse. Per superare la proibizione cristiana dell’usura si è ammesso il tasso di interesse solo la dove si verifica che il prestito abbia uno scopo produttivo in cui si riscontrino le seguenti qualità: laboriosità, responsabilità, efficienza e propensione al rischio

Oggi non si guarda più il cosa, il come e il perché di ciò che vien fatto con i soldi tramite la finanza. Le domande sulle banche possono quindi essere molto più profonde rispetto a quelle, pur utili, su tassi di interesse o sui servizi che offrono ed i relativi costi.

Le banche che economia accelerano? Che cosa fanno con i soldi dei risparmiatori? Che assetto proprietario hanno? Come esercitano la loro responsabilità?
Sembrano domande insolite eppure hanno a che fare con i nostri soldi e soprattutto con il mondo attorno a noi. E’ con i nostri soldi che si è determinata la crisi finanziaria. E’ con i soldi dei fondi pensione che si finisce per investire in imprese che licenziano o delocalizzano.

Farsi domande sui soldi, che ci piaccia o meno, è farsi domande sulla vita, sul mondo che vorremmo. Infatti, i soldi oggi sono sempre più importanti nella nostra vita. Difficile, e neanche auspicabile, immaginare una società senza denaro.

E’ esperienza comune, anche se abbastanza ignorata dagli studiosi dell’economia, che i soldi si possono anche regalare o usare a favore della collettività. I soldi si possono investire con un attenzione all’impatto sociale o ambientale.
Si possono scoprire o voler conoscere le storie che sono dietro ai soldi: se i soldi sono così importanti nella nostra vita, allora il valore dei soldi è qualcosa di più di una misura di ricchezza o di potere. Il valore dei soldi è nelle relazioni che creano, nel bene comune che sono in grado di favorire.

E’ possibile allora una finanza per il bene comune? Sicuramente e Banca Etica ed Etica Sgr sono stati pionieri in Italia di questo modo di interpretare la finanza. Ma una finanza per il bene comune, per quanto detto sopra, non può essere confinata ad una finanza “buona”, ma residuale, marginale. Esiste un enorme necessità, opportunità e potenzialità perché si prenda sul serio il ruolo sociale della finanza, sia recuperando il valore delle tante esperienze bancarie nate con spirito mutualistico e di mission orientata al bene comune sia introducendo norme in campo finanziario che valorizzino le scelte orientate al bene comune che possono fare i liberamente i cittadini.

La mutualità e la solidarietà hanno superato i confini locali da molte decine di anni. Accanto alla mutualità tra "pari" in contesti relazionali territorialmente limitati, tutt’ora presente e viva, è immensamente diffusa una mutualità internazionale ed intergenerazionale praticata anche in forme non cooperative. Milioni di individui indirizzano i loro consumi e le loro scelte economiche secondo scelte di solidarietà in senso ampio (come il consumo critico, il commercio equo, i consumi ecologici, la scelta di materiali ed energie rinnovabili).

Ma soprattutto è l’interconnessione globale che cambia il concetto di mutualità. Il mutuo aiuto se non inserito in una visione più ampia rispetto alle persone che si trovano ad essere fisicamente vicine tra loro ha il respiro corto e può essere inefficace proprio perché subisce dinamiche che si generano altrove come le delocalizzazioni o la determinazione dei prezzi di ciò che si produce. Questa complessità ed interconnessione è amplificata nel mondo finanziario in cui gli spostamenti sono sempre più facili e veloci e la ricerca della liquidità e del profitto allontanano sempre più la finanza dall’economia reale.

I soldi che mettiamo in banca non restano certo confinati a livello locale. Paradossalmente in realtà è proprio in finanza si potrebbe rendere efficace una mutualità moderna che sia in grado di avere effetto su tematiche globali. Indirizzare gli investimenti sarebbe relativamente più facile che fare mutualità ad esempio con lavoratori del sud del mondo con attività produttive.

L’esperienza della finanza etica in tutto il mondo mostra come i cittadini scelgano deliberatamente strumenti finanziari che rispondano a questa necessità di indirizzare il denaro a scopi diversi dalla sola massimizzazione del profitto.
Non è questa un buona definizione di finanza per il bene comune?

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