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Quello che stupisce è il silenzio assordante delle Associazioni giovanili e studentesche (salvo le residue frange folkloristiche ancora depositarie dei cascami delle ideologie ottocentesche) sulla Riforma Universitaria presentata dal governo il 28 ottobre che raccoglie anche una serie di proposte che rappresentano il meglio che, nella scorsa Legislatura, aveva espresso il Riformismo del centro sinistra.

È una riforma tagliata su misura per proteggere gli studenti dallo strapotere baronale. Eppure gli studenti non se ne sono accortirn

Molte le novità. Gli studenti valuteranno i professori che dovranno certificare la loro presenza a lezione. Gli scatti di stipendio andranno solo ai docenti migliori.

Ci sarà un codice etico per evitare conflitti di interesse. Il Rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni. Accanto al Rettore, per rendere più efficiente e aperta l’Università, ci sarà un Presidente del Consiglio di Amministrazione (come avviene oggi in Italia alla Bocconi o alla LUISS e, nel mondo, nelle migliori università).

Al centro del provvedimento c’è il tentativo di liberare il nostro sistema universitario da modelli organizzativi inefficienti, da vincoli burocratici e da abitudini corporative che finora hanno appesantito la vita dei nostri Atenei.

Il merito, il finanziamento premiale, la selezione dei migliori e l’internazionalizzazione potranno sostituire l’appiattimento retributivo, il finanziamento su base storica e egualitaria, le assunzioni per anzianità e la chiusura internazionale.

Ma occorre essere realistici. Il Partito della conservazione e del corporativismo gode di ampi consensi in Parlamento. Consensi trasversali che albergano sia nella maggioranza che nell’opposizione e che faranno di tutto per impedire che questa riforma vada in porto.

Potrebbe essere un segno dei tempi però la rottura dell’alleanza milazziana tra movimenti studenteschi e potentati baronali che in Italia dura dalla famosa “Pantera” del 1989, che si è opposta al grande disegno riformatore e autonomistico del Ministro Ruberti, fino all’”Onda” dello scorso anno, che ha messo in subbuglio le università come azione preventiva per evitare qualunque Riforma.

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Una reazione studentesca riformatrice e intelligente, generosa e aperta, è auspicabile e davvero necessaria.

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Nel Medioevo erano gli studenti a scegliere (pagandoli bene) i migliori professori e nessuno si scandalizzava se l’aristocrazia studentesca dell’epoca puntasse, come oggi le squadre di calcio, ad avere come docenti i migliori fuoriclasse.

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