Il punto giuridicamente più rilevante del testo approvato dal Senato è che il personale sanitario non potrà più provocare la morte del paziente interrompendone l’idratazione come è avvenuto nel caso Englaro, secondo una solitaria interpretazione della nostra Cassazione.

Per il resto la legge ratifica principi e norme già contenute nel codice deontologico dei medici e ampiamente condivise. Rimane invece aperto il diverso caso che sia il paziente cosciente a chiedere l’interruzione di un trattamento salvavita.

La realtà che emerge dal testo di legge esclude che il medico si renda compartecipe di una scelta del paziente che contrasti con il suo codice deontologico ed è perciò davvero difficile reclamarne l’incostituzionalità – come peraltro alcuni fanno – in quanto se la legge fosse contraria alla Costituzione, a ben vedere lo sarebbero anche codice e comportamenti di milioni di medici che sino ad oggi lo hanno osservato.

Lascia però, in particolare, l’amaro in bocca che alcuni vogliano far passare che il voto sulle Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento) sia un voto contro il pensiero di Aldo Moro, il quale quando si espresse sull’art. 32 della Costituzione non si riferiva certo al rapporto individuale medico-paziente, ma al rischio che l’autorità pubblica perpetrasse le nefaste pratiche autoritarie di sperimentazione e vaccinazione di massa che si erano da poco consumate.

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