La recente epidemia di influenza da virus H1N1 si è dimostrata molto più benigna delle normali epidemie che ogni anno ci deliziano. La mortalità è significativamente più bassa di quella normalmente riscontrata in casi simili ed il decorso più lieve. Come al solito gran parte dei (pochi) decessi sono da ascriversi a situazioni già gravemente compromesse da altre patologie e la piccolissima minoranza di casi in cui si sono avute morti senza apparenti concause non sono certo una novità.

Non metterebbe alcun conto parlarne allora e la vanagloria insita nel rimarcare il fatto che noi lo avevamo previsto in anticipo (vedi l’articolo "Gatti romani e suini messicani" apparso qualche mese fa sul nostro sito) è appunto vanagloria e non va incoraggiata. Ma qui le cose sono inquietanti per il modo orribile con cui i mezzi di informazione stanno trattando la cosa, mescolando rassicurazioni che suonano false con casi dettagliatissimi di singoli eventi e così seminando il panico. Dal canto loro varie organizzazioni aziendali diffondono opuscoli sul corretto modo di lavarsi le mani, incitano a limitare strette di mano, abbracci e baci nella vita privata, impongono di denunciare il collega al primo starnuto di troppo, uno stupidario irresistibile se non lasciasse balenare un puzzo solfureo.

L’ abbandono di ogni buon senso, una angoscia di morte pervasiva (non riesco a non fare il collegamento tra queste sciocchezze e le paludate baggianate sulla ricerca che ci permetterà di sconfiggere la morte, compreso il propagandistico premio Nobel al gruppo che si è occupato della fragilità dei telomeri, una cosa interessante per la biologia cellulare ma il cui collegamento con la senescenza effettiva dell’organismo è virtualmente assente) , le prove di una dittatura sulla società basata sull’ipocondria…le esigenze di profitto delle case farmaceutiche a questo punto sono l’ultimo dei problemi e rientrano nel ‘male ordinario’. Qui sembra esserci qualcosa di più.

rn

Spero di sbagliarmi.
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