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L’ultimo confronto-scontro sul tentativo di evitare le elezioni anticipate è stato sul cambiamento delle regole, in particolare della legge elettorale. Cambiarla immediatamente per rendere più stabile la futura maggioranza e renderla più forte nel prendere decisioni per l’interesse comune del Paese anche se impopolari.

Inoltre alcuni assidui frequentatori dei dibattiti televisivi e alcuni dei più letti (non so se ascoltati) opinionisti, ritengono che se l’Unione fin dall’inizio della legislatura non avesse ritenuto di poter essere autosufficiente e se il Premier PRODI avesse evitato la prova di forza del voto di fiducia, vi sarebbe stata qualche probabilità in più di un accordo su un “governo per la riforma elettorale” e, forse, per alcune altre decisioni urgenti per il Paese. Altri sostengono che la scelta di chiedere elezioni con una legge da tutti (o quasi) giudicata pessima, anche da coloro che l’hanno approvata, sia stata dettata da puro “calcolo elettorale”, poiché tutti i sondaggi sembrano premiare  il Centro Destra. Lo definisco  in questo modo dato che non si è ancora ben capito come sarà composto e come si chiamerà questo schieramento che si candida a governare per i prossimi 5 anni. rn

 Veltroni ha dichiarato che il PD “si presenterà da solo sia alla Camera che al Senato” e ha invitato lo schieramento opposto a darsi una regola uguale. Berlusconi e i leader della Casa delle Libertà hanno risposto prima con un secco no, poi con posizioni più articolate.  Penso che le regole con cui il Centro Destra andrà alle elezioni dipenderanno molto dalle negoziazioni dei posti dei capolista nei collegi sicuri che si avranno tra i 4 partiti maggiori e i piccoli partiti che aderiranno allo schieramento.

Passando all’ambito dell’economia si osservano altri segni preoccupanti. Il terremoto dei sub prime, di un funzionario che ha messo in atto operazioni “a rischio” causando perdite per 4,5 – 5 miliardi di euro ad una importante banca francese eludendo qualsiasi controllo con metodi “elementari”, ricorrenti voci e notizie di stampa di sistemi di controllo sulla finanza che avrebbero “buchi” enormi, la richiesta di interventi delle “autorità per il controllo dei mercati (nuove regole)”, dimostrano tre cose molto semplici:

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  • Da questi eventi escono mal conci e calpestati, la tutela, il rispetto e la preoccupazione per l’interesse generale (o il bene comune);
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  • Che le regole sono importanti, ma che l’interesse generale può essere tutelato solo dai comportamenti delle persone;
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  • Che comportamenti virtuosi delle persone dipendono più dai loro valori che non dalle regole, scritte o non scritte, mentre i comportamenti non virtuosi dipendono più dalle regole, che si possono aggirare e interpretare per conseguire vantaggi personali o particolari, che non dai valori.
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Queste considerazioni si propongono di suscitare un dibattito, se possibile più ampio e diverso dagli schemi ormai usuali, sul rapporto tra regole e comportamenti.

rnA mio parere il vero cambiamento nel futuro si giocherà più sui valori e sui comportamenti che non sulle regole.rn

E non vorrei essere accomunato a Veltroni aggiungendo…ma anche sulle regole.

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