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A Sighetu Marmatiei, nella capitale del Maramuresc una regione rumena ricca di boschi e di monti ai confini con l’Ucraina la Lega Missionaria Studenti ha costruito una delle sue “fabbriche di capitale sociale” (le altre sono in Perù, Cuba e Kenya). In questa cittadina che ha dato i natali a Elie Weisel, lo scrittore premio nobel per la pace che ha raccontato il dramma dell’olocausto della comunità ebrea di questa città deportata nei lager nazisti, la Lega Missionaria Studenti organizza quattro volte all’anno dei campi in cui centinaia di ragazzi italiani possono fare esperienza di servizio sociale e di formazione incontrando e creando relazioni con i ragazzi del luogo.

I ragazzi sono ospitati dalle famiglie condividendo in questo modo pienamente la vita locale. Si dividono poi in due gruppi. Il primo si dedica all’insegnamento in corsi di inglese ed italiano organizzati nelle scuole pubbliche locali con il patrocinio del comune. Il secondo svolge attività di volontariato e di animazione all’interno delle realtà più difficili della città: gli orfanatrofi, centri per la disabilità, il “camin de batrani” (la casa di riposo degli anziani), e l’ospedale psichiatrico.
Nella “fabbrica di capitale sociale” si verifica puntualmente un miracolo. L’incontro della nostra povertà di senso (nei nostri paesi ad alto reddito, poveri di tempo e di speranza, siamo sempre più pieni di naufraghi della vita che non sanno dare un senso alla loro esistenza) con la povertà di bisogno dei ragazzi di strada, dei malati e dei bisognosi di Sighet fa maturare sensibilità civica e religiosa, produce coscienza civile e trasforma i ragazzi. L’esperienza profonda del valore della gratuità e dei suoi dividendi spinge i ragazzi a riflettere su come innestare ciò che hanno vissuto all’interno delle loro vite. Più che una scuola di politica come quelle che conosciamo, fatta di didattica e di lezioni frontali, quella della fabbrica di capitale sociale di Sighet è una scuola di politica pratica dove però non mancano i momenti di riflessione e di rielaborazione da quello della mattina di preghiera e di mediazione agli incontri di condivisione attraverso i quali i partecipanti che hanno vissuto l’esperienza forte del campo mettono assieme il loro vissuto e le loro risonanze.
Politici, scienziati sociali ed economisti stanno scoprendo sempre di più che il nostro disastrato paese per funzionare, al di là delle soluzioni tecniche, ha bisogno di un pilastro invisibile che si è progressivamente sgretolato. La società funziona creando valore economico e producendo bene comune se i suoi cittadini rispettano regole, pagano le tasse, evitano comportamenti opportunistici che generano vantaggi di breve periodo per sé a scapito degli altri e seguono comportamenti virtuosi. In un contesto di asimmetrie informative, contratti incompleti e debolezza della giustizia civile la fiducia e la meritevolezza di fiducia, componenti fondamentali del capitale sociale, sono il conduttore fondamentale di cui c’è bisogno per generare energia economica. Le persone infatti non rispettano regole o seguono comportamenti socialmente utili soltanto per il timore di sanzioni anche perché, in moltissimi casi, le sanzioni non funzionano e le nostre azioni non sono monitorate. I comportamenti virtuosi ci sono solo se esistono norme morali e sociali e se i cittadini sono animati da motivazioni intrinseche e ispirazione spirituale. Tutto questo non nasce dal nulla perché le persone non nascono già civicamente formate come i funghi spuntano dal terreno quando piove. Il tutto deve essere alimentato e la fabbrica di capitale sociale è il luogo ideale dove questi valori fondamentali per il vivere comune possono maturare.
Il nostro paese è fermo da ormai dieci anni, ha perso vitalità e speranza, fiducia nel futuro. Lo testimoniano la crescita negativa del reddito pro capite, la dinamica demografica che non garantisce il tasso di riproduzione della popolazione, il pessimismo e la sfiducia. Per invertire la tendenza ed arrestare il declino sappiamo che la produttività visibile è alimentata da alcuni pilastri invisibili. Per rilanciare produttività ed operosità non basta rimuovere lacci e lacciuoli, c’è anche bisogno di ricostruire quel capitale sociale e quel senso civico che è il collante delle relazioni economiche e il pilastro invisibile del vivere sociale. Le “fabbriche di capitale” sociale servono a questo.

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