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"Ad ogni modo, che cos’è esattamente il neoconservatorismo? Direi che si tratti di un termine descrittivo più che normativo…".
rnCon queste parole, Irving Kristol spiegava che cosa fosse il neoconservatorismo nella prefazione che ebbe la gentilezza di scrivere nel 2005 al mio libro Prospettiva neocon. In quell’occasione ribadì che, in sostanza, il fenomeno neoconservatore non può essere ridotto ad un movimento, ad una scuola, né tanto meno ad una corrente di pensiero all’interno di un partito politico. (Articolo apparso su "Il Foglio" del 23 settembre).
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Molto si è già scritto su Kristol e spero che molto si scriverà ancora per ricordare uno dei maggiori intellettuali statunitensi degli ultimi cinquant’anni. In questo articolo intendo evidenziare il modo in cui la sua analisi ha sensibilmente influenzato un gruppo di intellettuali cattolici identificabili con l’espressione Catholic Whig Tradition (in molti in Italia hanno tradotto questa espressione con "teocon", provocando non poco giustificato risentimento presso gli interessati). Mi rifersco a personalità come il compianto padre Richard John Neuhaus: teologo e politologo della "naked public square", il teologo teorico del "capitalismo democratico": Michael Novak, ed il politologo, nonché biografo di Giovanni Paolo II, George Weigel.
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Un elemento concettulae sviluppato da Kristol e che ha influenzato il pensiero dei Catholic whigs è la difesa delle cosiddette "istituzioni borghesi". È tipico dell’opera di Kristol ritenere che, affinché le istituzioni politiche, quelle che difendono e promuovono la democrazia, e le istituzioni economiche, in forza delle quali la libera economia di mercato può operare pacificamente, siano coerenti con il loro mandato, è necessario che siano fondate sulle "virtù borghesi": l’operosità, l’umiltà, il senso di responsabilità, la prudenza, la temperanza. Gli individui, privati di tali virtù, saranno incapaci di dar vita ad un sistema politico ed economico altrettanto efficiente e rispettoso dei diritti individuali.
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rnI Catholic whigs colsero nell’analisi di Kristol una sponda importante e ritennero necessario porre l’enfasi sulla nozione di virtù pubblica come componente essenziale dello sviluppo della civiltà occidentale, le cui fondamenta sarebbero rintracciabili nei valori della tradizione religiosa ebraico-cristiana.
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rnQui risiede un essenziale elemento di cogiuntura tra l’analisi di Kristol e quella elaborata dai Catholic wighs. Dall’elaborazione di questo nesso è possibile rintracciare i tratti di una filosofia politica che assume dalla tradizione del liberalismo classico i temi del costituzionalismo, del governo della legge, della sovranità limitata: l’idea di governo come dominio della legge. Strumenti che i nostri autori hanno tentato di mettere in relazione con i concetti classici della tradizione cattolica, quali la dignità umana, la libertà integrale ed indivisibile, la conseguente responsabilità della persona e l’ineludibile limitatezza della sua costituzione fisica e morale; il tutto nella cornice della dottrina del diritto naturale cristianamente inteso. Una filosofia della politica che si presenta come un’inedita teoria critica della società, universalmente riconoscibile come tipicamente statunitense – liberale in senso classico ed anglosassone – e, nello stesso tempo, in modo del tutto originale, proiettata verso un rapporto sempre più stretto con la storia del pensiero cattolico e con la sua moderna dottrina sociale.
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rnSulla scorta dell’analisi di Kristol, un’analisi che guarda con ragionevole ottimismo i processi di trasformazione sociale, i Catholic Whigs salutarono con entusiasmo nel 1991 la pubblicazione dell’Enciclica Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Scrive a tal riguardo Weigel: "La coraggiosa proposta avanzata dal Papa di ridare vita ad una società libera in tutte le sue parti e il risalto da egli dato alla sfera morale e culturale, in quanto campo di battaglia decisivo sia nelle democrazie già affermate che in quelle di nuova formazione, ci era sembrata decisamente giusta. Eravamo anche entusiasti della sensibilità empirica mostrata dall’enciclica nei riguardi dei dati sullo sviluppo economico, che aveva come conseguenza la rinuncia di ricercare la vecchia ‘terza via cattolica’, né socialista né capitalista".
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rnLa soddisfazione per il riconoscimento del valore morale dell’economia libera e dell’impresa economica espressa da Giovanni Paolo II, inoltre, fanno notare i Catholic whigs, andrebbe di pari passo con l’enfasi posta dal Pontefice su un sistema politico di tipo democratico ed un sistema culturale improntato alla libertà religiosa: la dimensione poliarchica ripresa e approfondita da Benedetto XVI in Caritas in veritate; le tre sfere si bilanciano a vicenda, evitando che una, prendendo il sopravvento sull’altra, condizioni eccessivamente il sistema sociale nel suo complesso.
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rnI Catholic whigs hanno fatto propria la lezione di Kristol che l’esperimento americano non potrà sopravvivere in una situazione nella quale le sue élite culturali ostentano ciò che Kristol stesso defini` "nichilismo ludico", una sorta di calcolata indifferenza morale, mista ad un profondo cinismo politico, che si sposa ad un deliberato edonismo che consuma tutta l’esistenza umana nell’esperienza terrena. In gioco, ritengono Kristol e i Catholic whigs, ci sarebbe niente meno che la stessa legittimazione morale dell’ordinamento costituzionale americano e, in modo inquietante, Kristol, in un articolo del 1995, paventava persino l’inevitabilità di una reazione a tale nichilismo ludico ed edonismo cinico che sarebbe culminata in qualche forma di "aggressivo risveglio religioso".
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rnGrazie Mr. Kristol per l’amicizia che mi ha donato, per l’insegnamento che ha saputo offrirmi e mi perdoni se, contro la sua volontà e con un po’ di insolenza, in questi anni ho continuato imperterrito a chiamarla "intellettuale". La sua ironia e la sua arguzia hanno saputo relativizzare anche questo imperdonabile affronto!

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