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Le elezioni europee sono finite e il 57% degli europei non è andato a votare, manifestando in modo inequivocabile che i popoli europei non apprezzano questa Europa, non si riconoscono in essa, e non considerano importanti le sue istituzioni. Lo sapevamo già, ma indubbiamente questi dati ci danno una conferma eclatante del netto rifiuto popolare di questa Europa.

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Un ceto politico responsabile non si occuperebbe di altro. Noi invece discutiamo del “trionfo” di Di Pietro e dello 0,5 in più dell’UDC. Questioni di capitale importanza, come è evidente. La cosa non è diversa nella Spagna di Zapatero o nell’Inghilterra di Gordon Brown.rn

L’Europa, come idea, come progetto, come sogno, declina, si affloscia, e si eclissa insieme alle classi dirigenti che produce.

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 Robert Schuman, uno dei fondatori della Comunità Europea, il 19 marzo del 1958, di fronte al primo parlamento europeo sostenne con forza che l’Europa è interamente permeata di civiltà cristiana, e che essa “è l’anima dell’Europa che occorre ridarle”.

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Uno studio abbastanza recente del Pew Reserch Center ci dice che alla domanda se la religione abbia rilevanza nella propria vita risponde sì soltanto il 33% degli Inglesi, il 27% degli Italiani, e addirittura l’11% dei Francesi.

Percentuali per certi versi analoghe a quelle dei votanti alle elezioni europee.

La crisi dell’idea di Europa si radica nella crisi della sua fede cristiana? Io penso di sì, e penso perciò anche che il progetto europeo troverà la forza di un nuovo slancio politico solo quando la cultura ebraico-cristiana occidentale avrà trovato nuove forme e nuovi linguaggi in cui esprimersi e manifestarsi.

Non si tratta, sia ben chiaro, di rivendicare le vecchie radici cristiane, ma di dare vita a nuovi frutti da questo albero rinsecchito e smorto.

Non si tratta di imporre simboli o di alzare altre bandiere crociate, ma di comprendere le cause di una crisi spirituale e culturale che ha origini lontane, che coinvolge tutti i secoli del conflitto tra Chiesa cattolica e modernità, e che ci apre proprio adesso a immensi processi di revisione e di conversione, a inedite sintesi creative.

Per cui non è certo l’attuale Partito Popolare con la sua assoluta maggioranza di 265 seggi al parlamento europeo, tanto vasta quanto indeterminata e in fondo imbarazzante nei suoi valori comuni così simili a quelli trionfanti in questo mondo, il possibile protagonista di un rilancio teologico-politico dell’Europa. Prima dobbiamo ritrovare l’essenza messianica del nostro cristianesimo annacquato. Prima dobbiamo cioè comprendere in modo inedito che cosa intendiamo, sul piano storico e politico, quando annunciamo l’avvento di un mondo nuovo, di una nuova umanità, di un ordine divino che viene a confutare e a distruggere gli ordinamenti omicidi di questo mondo.

Oggi anche un laico radicale come Habermas, che vorrebbe riportare tutto il sistema giuridico liberaldemocratico ad una razionalità procedurale e dialogica, ammette che l’intero pensiero politico moderno deriva dall’etica ebraica della giustizia e da quella cristiana dell’amore, e che “a tutt’oggi non disponiamo di opzioni alternative. Anche di fronte alle sfide attuali della costellazione postnazionale continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne”.

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Questo però è ovvio. Ma il problema è un altro, ed è ben più arduo da affrontare: questa tradizione ebraico-cristiana che ha alimentato e ispirato tutta la modernità, come può esprimersi oggi, in questa fase di esaurimento di un intero ciclo storico? Come può l’ispirazione messianica rinnovare il progetto democratico moderno alla fine di un mondo?

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Purtroppo il pensiero europeo non è più e al contempo non è ancora capace di pensare a questo livello di radicalità. Ma presto temo che saremo costretti a farlo.

Ivan Illich, uno dei pochi pensatori originali degli ultimi decenni, poco prima di morire diceva: “Io non credo che questo sia un mondo postcristiano. Sarebbe consolatorio. Credo che sia un mondo – è così difficile da pronunciare – apocalittico”.

rnMi chiedo: che tipo di uomo politico potrà porsi alla guida di un tempo apocalittico?rn

Che tipo di formazione o partito politico è adeguato ad un tempo finale/iniziale?

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Domande troppo future? Chi sa…
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