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Una delle associazioni che propagandano l’eutanasia si chiama "Dignitas". Se era giusto far cessare le sofferenze di Eluana con una morte "dolce", se vivere come Eluana per 17 anni "non e’ dignitoso", vuol dire (al di la’ dei bizantinismi giuridici di molti "cattodisidratatori") vuol dire che non e’ da rispettare ogni forma di vita umana.

Vuol dire che qualcuno (in questo caso il padre e senza consenso espresso) può decidere se una  vita umana è dignitosa o no e sopprimerla.
Come accadeva 2000 anni fa prima dell’affermarsi del cristianesimo. E come la vita e’ stata affermata dai primi cristiani contro la statolatria, oggi, come nel caso Moro, e’ proprio la statolatria il nemico numero 1 del diritto alla vita.
Siamo tutti confusi. E bisognosi di prudenza, di silenzio e di discernimento. Tutti abbiamo assistito a uno "strappo etico". Ma personalmente sono meno scandalizzato da chi ha cercato di strumentalizzare a propri fini il principio che precede lo stato e la Costituzione, della sacralita’ della vita.
Mi scandalizza di piu’ chi in modo dolce e "giuridicamente corretto" ha permesso che una vita umana si spegnesse per rispettare una discutibile sentenza.
Penso che la lucida interpretazione dell’Unita’ sia convincente: "il caso Englaro e’ una sorta di breccia di Porta Pia: e’ stato finalmente abbattuto il principio della sacralita’ della vita".
Consiglio, quando le polemiche si saranno dissolte, di rileggere l’ultima sentenza che ha dato il via alla eutanasia di Eluana e le precedenti che avevano respinto la richiesta di Beppino Englaro. Vi si nota un progressivo abbandono del principio della sacralita’ della vita per un nuovo diritto alla morte se la vita non e’ "dignitosa".
C’e’ da riflettere e da meditare. La dittatura del relativismo non e’ uno slogan. In fondo in questa vicenda che ci pone di fronte alla nostra coscienza e mette in conflitto ragion di Stato e ragion dell’uomo, Berlusconi si e’ comportato come Craxi, nella tragica vicenda del rapimento di Aldo Moro. Entrambi hanno cercato consenso politico per salvare una vita umana.
Entrambi hanno perso. E chi li ha contestati aveva ottime ragioni (oggi la "dignità del morire e
la necessità di rispettare una sentenza e di non sconvolgere con un decreto la divisione dei poteri sancita dalla Costituzione; ieri la impossibilita’ di trattare con i terroristi, principio che,  come tutti
sanno nel caso degli italiani sequestrati in Irak e’ stato  dimenticato).
In entrambi i casi la sacralità della Costituzione (ragion di Stato) ha prevalso sulla sacralità della vita (la ragion dell’uomo che precede e fonda ogni Costituzione).
Abbiamo rivissuto il dramma dell’Antigone.

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